23
settembre
Ciao Bianca, ti scrivo perché
ne sento davvero il bisogno.
Sentirti giù di morale mi fa stare male di conseguenza e sto riflettendo.
Penso a quello che c'è tra di noi e mi sento bene, penso a quanto tu mi vuoi bene e mi stai accanto nei momenti brutti. Soprattutto a quando mi aiuti nei momenti e nelle situazioni di cui non posso parlare con nessuno, solo con te posso.
Penso a quanto sto bene e in pace con me stesso quando mi abbracci.
Bada bene, non intendo solo quando mi abbracci quando ci incontriamo di persona, intendo tutti gli abbracci che mi regali, reali e virtuali. Quando ti telefono e magari sono un po' triste e tu mi tiri sempre su e hai sempre una bella parola da spendere per farmi stare meglio, beh questo per me equivale ad un abbraccio, un abbraccio vero e proprio.
Penso a quello che c'è tra di noi e mi sento bene, penso a quanto tu mi vuoi bene e mi stai accanto nei momenti brutti. Soprattutto a quando mi aiuti nei momenti e nelle situazioni di cui non posso parlare con nessuno, solo con te posso.
Penso a quanto sto bene e in pace con me stesso quando mi abbracci.
Bada bene, non intendo solo quando mi abbracci quando ci incontriamo di persona, intendo tutti gli abbracci che mi regali, reali e virtuali. Quando ti telefono e magari sono un po' triste e tu mi tiri sempre su e hai sempre una bella parola da spendere per farmi stare meglio, beh questo per me equivale ad un abbraccio, un abbraccio vero e proprio.
Poi penso che però tutto questo ci fa stare anche male, perché certe
assurde questioni non riescono a trovare una risposta, forse non ce l'hanno una
risposta.
Ma se io sto bene con te, quando mi abbracci, mi accarezzi, mi racconti tante cose interessanti, che male c'è?
Sì, lo so, c'è la questione del sesso, ma su quella ci stiamo lavorando. L'ultima volta che ci siamo incontrati (a parte un episodio) siamo stati bene, non trovi? Io che mugugnavo le mie stupide canzoncine improvvisate e suonavo la batteria sulla tua gamba: ecco, per me quello era bellissimo, stavo veramente da dio, perché sentivo davvero che tu mi volevi bene e quindi mi veniva spontaneo fare quelle cose che di solito non faccio mai, che solitamente sono imbarazzanti, ma con te no, appunto perché con te non sono mai in imbarazzo.
Sarei un pazzo se volessi escluderti dalla mia vita, e infatti non lo voglio.
Un po' ci sto male, perché non capisco assolutamente perché proprio con te mi sono sentito fin da subito così totalmente a mio agio, cullato nella tranquillità. Ma poi mi chiedo che senso ha porsi queste domande: di fatto siamo due esseri umani; il nostro corpo, le nostre età possono crearci qualche problema per il comune modo di vedere le cose della vita della gente normale, ma noi, solo noi, sappiamo quello che ci succede quando stiamo vicini, in silenzio, in un prato.
Non lo so se è una cosa normale, anormale, da pazzi, da sani. Non mi interessa saperlo, sinceramente, perché alla fine cos'è la pazzia?
E' quando vedi bianca una cosa che tutti vedono nera?
E' fare cose strane?
E cos'è una cosa strana? Una cosa semplicemente diversa è una cosa strana?
Non dobbiamo sentirci in colpa o stupidi se siamo fatti semplicemente in un modo diverso dagli altri.
Lo so, il tempo ci allontana inevitabilmente ed è questa la cosa che davvero lacera dentro. Il fatto di non poter avere un'altra chance insieme, in un'altra dimensione, un luogo in cui non ci sono corpi e non ci sono età; solo io e te, e un prato magari. E' così difficile accettare questa tremenda sentenza, a volte difficilissimo. Ma io vedo qualcosa in mezzo a tutto questo, vedo del gran bene, vedo che nonostante tutto possiamo ricavarne delle cose positive.
Ti ho scritto perché ho dentro tante di quelle cose... Alcune le capisco, altre meno, ma sono così forti da strattonarmi da un estremo all'altro senza mezze misure.
Ti ho scritto per cercare di dare un senso a quello che provo ora, alla voglia di piangere e di ridere, alla voglia di comunicarti me stesso.
Ti ho scritto tutto questo, ma in realtà vorrei solo spuntare dall'erba, darti un bacio, e poi tornare a nascondere la faccia sul tuo ventre, mentre tu mi accarezzi.
Ma se io sto bene con te, quando mi abbracci, mi accarezzi, mi racconti tante cose interessanti, che male c'è?
Sì, lo so, c'è la questione del sesso, ma su quella ci stiamo lavorando. L'ultima volta che ci siamo incontrati (a parte un episodio) siamo stati bene, non trovi? Io che mugugnavo le mie stupide canzoncine improvvisate e suonavo la batteria sulla tua gamba: ecco, per me quello era bellissimo, stavo veramente da dio, perché sentivo davvero che tu mi volevi bene e quindi mi veniva spontaneo fare quelle cose che di solito non faccio mai, che solitamente sono imbarazzanti, ma con te no, appunto perché con te non sono mai in imbarazzo.
Sarei un pazzo se volessi escluderti dalla mia vita, e infatti non lo voglio.
Un po' ci sto male, perché non capisco assolutamente perché proprio con te mi sono sentito fin da subito così totalmente a mio agio, cullato nella tranquillità. Ma poi mi chiedo che senso ha porsi queste domande: di fatto siamo due esseri umani; il nostro corpo, le nostre età possono crearci qualche problema per il comune modo di vedere le cose della vita della gente normale, ma noi, solo noi, sappiamo quello che ci succede quando stiamo vicini, in silenzio, in un prato.
Non lo so se è una cosa normale, anormale, da pazzi, da sani. Non mi interessa saperlo, sinceramente, perché alla fine cos'è la pazzia?
E' quando vedi bianca una cosa che tutti vedono nera?
E' fare cose strane?
E cos'è una cosa strana? Una cosa semplicemente diversa è una cosa strana?
Non dobbiamo sentirci in colpa o stupidi se siamo fatti semplicemente in un modo diverso dagli altri.
Lo so, il tempo ci allontana inevitabilmente ed è questa la cosa che davvero lacera dentro. Il fatto di non poter avere un'altra chance insieme, in un'altra dimensione, un luogo in cui non ci sono corpi e non ci sono età; solo io e te, e un prato magari. E' così difficile accettare questa tremenda sentenza, a volte difficilissimo. Ma io vedo qualcosa in mezzo a tutto questo, vedo del gran bene, vedo che nonostante tutto possiamo ricavarne delle cose positive.
Ti ho scritto perché ho dentro tante di quelle cose... Alcune le capisco, altre meno, ma sono così forti da strattonarmi da un estremo all'altro senza mezze misure.
Ti ho scritto per cercare di dare un senso a quello che provo ora, alla voglia di piangere e di ridere, alla voglia di comunicarti me stesso.
Ti ho scritto tutto questo, ma in realtà vorrei solo spuntare dall'erba, darti un bacio, e poi tornare a nascondere la faccia sul tuo ventre, mentre tu mi accarezzi.
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