giovedì 31 gennaio 2013

E' bello come fai ciao


31 ottobre 2007

- Come stai?
- Bene, non ho più la febbre. Ieri mi sono allenato e sto bene.
- Adesso sarà ora che tu prenda le altre pastiglie.
- Una al giorno a stomaco vuoto?
- Sì, così c'era scritto. Al mattino se possibile.
- Ok, ma se tipo mi sveglio tardi e poi sto per mangiare...
- La prendi lo stesso magari più tardi, a stomaco vuoto, così ti derattizzi... ammesso che un topo possa derattizzarsi.
- Ma comunque al mattino faccio colazione, quindi...
- Ok, scegli un momento in cui non mangi.
- Pomeriggio.
- Il quesito se un topo possa essere derattizzato dovrebbe entrare a pieno titolo tra i dilemmi filosofici, credo.
- Sì, nel prossimo semestre ci sarà un corso monografico su questo.
- Bene, era ora.
- Corso tenuto da me, ovvio. Bianca, non mettere le mani così.
- Perché, ti dà noia, topastro?
- No, perché è bello e mi fa venire voglia di abbracciarti. Mia mamma oggi mi ha detto che sembro un barbone.
- Ma se non ne hai, di barba.
- Un po' viene, ma siccome è schifosa viene male, non è bella.
- È una barba da biondo, viene come può. Tua madre non è abituata al nuovo look del topo, tutto lì. Ma fa parte della metamorfosi.
- Metamorfosi in cosa?
- Questo è da vedersi, che ne sappiamo? Una tarma? Una farfalla? Uno scarafaggio? Un calabrone? Sei stanco, vai a nanna.
- E tu?
- Eh, ci andrò anch'io, suppongo.
- Ma quando l'altra sera mi sono svegliato per spegnere il pc che faccia avevo?
- La faccia di un sonnambulo: dormivi in piedi… però connettevi quel tanto che bastava.
- Come al solito, quel tanto che basta e niente più.
- Non sei sempre così fuso, dai.
- Andiamo a nanna? Insieme nella tana.
- Ok, vada per la tana.
- Anche tu però.
- Sì, ci vado, se no domani non mi sveglio.
- Ok. Buonanotte Dafne.
- Buona notte topo.
- Voglio dormire con te.
- Sarei fuori contesto, tanto per cambiare.
- No, perché saremmo solo io e te.
- E dove mai potremmo farlo concretamente? Fuori contesto vuol dire anche questo. Certo, sarebbe bello dormire - dico proprio solo dormire - insieme, però questa come tante altre è una cosa fuori contesto. Io poi, vedi, sono sempre stata fuori contesto, sempre inadatta, sempre un pesce fuor d'acqua, e arriva un momento in cui non se ne può più. Cioè, va anche bene se c'è una motivazione davvero valida per farlo, se no uno si sente proprio un idiota alla fine. Ad ogni modo sì, sarebbe bello.
- Quando vengo a casa tua possiamo dormire un po' e mettere la sveglia...
- Se vieni con un po' di tempo a tua disposizione sì. Ad ogni modo, è molto bello anche andare al cinema.
- Sì. Quell'ultima fila all'angolo sembrava fatta apposta per noi.
- A parte la famigliola alla mia sinistra.
- Già. Ma chissene.
- Però sì, quel cinema era perfetto nel suo piccolo.
- Sì Dafne.
- Nanna, dai.
- Voglio darti un bacio.
- Aspetta... una foto dal balcone di casa mia.
- Ok.
Bianca sta inviando C:\Documents and Settings\Bianca\Desktop\Foto\balcone.jpg.
Trasferimento del file "balcone.jpg" completato.
- Come sono colorati gli alberi... qui non ci sono colori così. Ma è il balcone della camera dove ho dormito?
- No, è quello che dà sul retro; il tuo dà sui pini, se ricordi.
- Non riconoscerei un pino da un albero di fico.
- Che topo pirla... Smetti di specchiarti, vanitoso!
- Ok.
- Francesca sta inviando C:\Documents and Settings\Bianca\Desktop\Foto\topo.jpg.
Trasferimento del file "topo.jpg" completato.
- Che scema quella foto... l'hai rubata!
- Eri impossibile da fotografare quel giorno, non potevo che rubarla.
- Mi vergognavo.
- Eri molto timido, sì, è vero... ma era bello.
- Sì.
- Mi piacciono le persone timide. A nanna ora.
- Sì. Anche tu: devi svegliarti presssssto!
- Notte, tarma. Eh sì, tarma, e non voglio sentire discussioni: dalla metamorfosi è venuta fuori una tarma, mi spiace. Ma se ci dormi su e rifai il bozzolo, magari migliori.
- Ok.
- Alla prossima metamorfosi allora.
- No.
- Ma mica è colpa mia se sei un bozzolo e viene fuori quel che viene... sei fluido, in evoluzione, metamorfico, e quindi ne viene fuori ogni volta un animaletto diverso.
- ...
- Ti piaceva di più il topo? Alessandro topo?
- ...
- No? E come si chiama?
- Si chiama topo e basta.
- Che nome generico!
- Talpo.
- Va bene, talpo, come vuoi. Ora la tana ti aspetta.
- Sì. Anche te.
- Ma lo so!
- Infiliamoci nella tana. Fila nella tana, è un ordine!
- Massì, andiamoci insieme e stop.
- Sì. Buona notte. Mi fai uno squillo quando sei nel letto?
- Ok. Però guarda che prima vado in bagno, mica m'infilo nel letto così.
- Sì. Io aspetto nel letto. Ho già lavato i denti, io.
- Ok.
- Io aspetto.
- A nanna, però.
- Sì, nella tana aspetto.
- A dopo, topo.
- È bello come fai ciao.

mercoledì 30 gennaio 2013

Grida di fronte alla campagna

25 settembre - 15 ottobre 2007

Allarga le braccia e grida di fronte alla campagna: "nooooooooooooo".
Il gemito non finisce mai, sembra il lamento di un uccello preistorico. Lo guardo senza dire niente, senza capire.
Crolla di nuovo sull'erba vicino a me, posa la testa sul mio grembo, geme ancora. Lo accarezzo.
Mi adagia dolcemente sul prato. Si distende sopra di me, copre di baci tutto il mio volto, mi bacia la bocca in quel suo modo leggero e sensuale. Ho qualche brivido, fa un po' freddo ormai e l'erba è bagnata.
Allontana il viso dal mio e mi guarda negli occhi. Ha un'espressione di inesprimibile dolore, la pelle gli si è fatta livida e contratta, profonde rughe gli solcano la fronte; io ci scherzo, gli dico ehi, sei così giovane e già così rugoso, gliele distendo con le dita.
China il volto sulla mia spalla, lo sento singhiozzare piano. Gli chiedo cosa c'è.
"Bianca, non me ne frega niente del sesso. Io ti voglio bene."
"Lo so" gli dico, e lo stringo a me.

"Che succede adesso? Che sta succedendo Bianca? Non sento più niente, sono confuso…"

Sto cercando di sopravvivere. Il lavoro è un buon antidoto.
"Svolta di là" mi dice Elena, "la casa rimane sulla sinistra".
Svolto, seguo le sue indicazioni.
Non è possibile.
Faccio per curvare a destra, di sicuro si scende verso Marentino.
"No, dove vai? Su di là, a sinistra".
"Su di là?"
"Sì, quella stradina là, quella che fiancheggia quel prato".
QUEL prato.
"Davvero Elena, tu non hai idea di cosa significa quel posto per me…"
"Eh ok, va bene, ora sbrighiamoci, il cliente ci aspetta".

E' ancora là, con la braccia aperte, crocifisso contro il cielo, che grida "nooooooooooooo" alla campagna.

Ho il cuore stritolato in una morsa, devo scendere, sorridere, fare le foto.
E mi rendo conto di essere ogni giorno di più il trastullo di un sadico.

Nirvana


13 ottobre 2007

Si toglie la felpa e la maglietta, si toglie tutto, rimane lì disteso a guardarmi mentre le note di Nevermind saturano l'aria. Non c'è timidezza, non il minimo segno di pudore.

Ogni minuto invecchio di un giorno, l'unico risvolto positivo della cosa è che di questo passo morirò presto. E' blasfemo dirlo: la mia vita ha tutto quello che è necessario e sufficiente per essere felice, sono uno scandalo ai miei stessi occhi. La logica conseguenza che ne traggo è che non merito di vivere. Il cerchio si chiude. Non intendo sopravvivere a me stessa.

Trovo il tempo di fare una riflessione, com'è possibile che una creatura così impacciata esibisca il suo desiderio con tanta naturalezza? Poi mi rispondo che va bene così.
"Possiamo farlo?" ripete più volte. All'inizio è una domanda, poi assume un tono affermativo, suadente, rassicurante. "Possiamo farlo, facciamolo...", è una supplica adesso. Nessuno mai, nessuno mai così. In tutta la mia vecchia vita mai, nessuno con quegli occhi, nessuno con quella voce.

Cinque secoli fa, se la memoria non mi tradisce. Ma è probabile che mi tradisca, arriverà un'altra pugnalata nella schiena da un momento all'altro. Chiunque può tradire se cinque giorni dopo il messaggio è questo. È inutile rifare il numero, non è un'interferenza, dice proprio così: spiacente, lei ha frainteso.

Lui è lì disteso in attesa e mi guarda con un fuoco strano negli occhi, scuro e dolce; penso che è bello il suo corpo. "Facciamolo". Circonda il mio collo con un braccio, sussurra quella parola al mio orecchio, la parola si spegne nel mormorio indistinto di un cucciolo.
Io non ne ho, di parole da dirgli. Io penso. Cosa penso?
Sono sicura che si renda conto che questo momento è sacro. Non sarei in grado di farlo altrimenti. Non potrei violare tutte le mie regole. Io non ho desideri fisici, non ne ho mai avuti, figuriamoci adesso. Ma lui è sacro, il suo giovane corpo è sacro, il suo desiderio è sacro, lo amo per questo e non posso dirglielo, non potrò mai dirlo a nessuno, per questo lo scrivo.

Questo silenzio non è un black-out della rete. Non ha altro da dirmi che il silenzio e non sapeva come dirmelo. Ecco perché tace. Spengo il cellulare.
Ripensandoci, credo che fosse un addio.

Da sotto l'onda, sommersa, mi sento annaspare per restare a galla; annego, mi stringo a lui come un naufrago, lo ascolto ripetere sì al mio orecchio e il tono della sua voce è di caldo abbandono, il ritmo tranquillo e sicuro, trovo il tempo per un ultimo stupore, non è più un ragazzo è un uomo ormai, una gioia senza senso mi scardina dall'interno, e mentre lo sento fremere con un profondo sospiro e adagiarsi su di me come il riflusso della marea ho ancora la forza di pensare che è stato bello al di là dell'umano, non ero più nel mio corpo, non sentivo niente di niente. Diranno di me che cercavo un amante giovane, gli idioti. Non capiranno mai, e come potrebbero? La gente che cerca il piacere non ha capito niente, la perfezione è il nirvana, è questo nulla. Ho bucato il continuum e adesso sono chissà dove, non voglio tornare mai più nella vita.

"Esco."
"Dove vai?"
"In giro con degli amici."
"Ci sentiamo dopo?"
"Credo che farò tardi."
Un silenzio.
"Non eri tu che dicevi che dovevo trovarmi una ragazza della mia età?"

Erano tutti morti, tutti.
Una perfetta lastra di silenzio.
Di tanto in tanto ci mettevo sopra dei fiori colorati
di plastica.

Chiara, anzi Bianca

28 luglio 2007, ore 1,30

- Ciao.
- Ciao. Sono un po' impedita stasera: la mia mano sinistra è diventata spessa cinque centimetri... Forse dovrei andare al pronto soccorso.
- Che è successo?
- Mi ha punta una vespa; ma non avevo mai avuto una reazione del genere: la mia mano fa spavento, e sta gonfiando anche il braccio. E mi fa pure un sacco male.
- A che ora è successo?
- Verso le sette-sette e mezza.
- Domani vai al pronto soccorso!
- Se gonfio ancora ci dovrò andare per forza. È stata comunque una giornata di merda: m'è arrivato un foglio che dice che devo ripetere le analisi. E naturalmente quando me lo dicono? Ad agosto, quando è tutto chiuso. Così almeno mi hanno anche rovinato le vacanze in anticipo.
- Mi spiace. Ma cazzo, non era tutto ok con 'ste analisi?
- Già, così avevano detto. Vedrò cosa posso fare. Tanto, Alessandro, la verità è che da una certa età in avanti non si può mai stare tranquilli.
- Così sembra, sì.
- È così: uno ci deve fare il callo.
- Eh sì. Perché non mi avevi mai detto che ti chiami Chiara?
- Non mi sembrava importante.
- È importante! Adesso io sono fissato con Elettra.
- Ma fa lo stesso. Chiamami Elettra, se preferisci: tanto ho ben cinque nomi.
- Eh?
- Sì: quelli di tutti i nonni più quello di una bisnonna.
- Dimmeli.
- Ma no: sono assurdi, oltre che irrilevanti.
- Sono curioso.
- Se ci tieni. Chiara era mia nonna paterna. Poi mi chiamo Eugenia: Eugenio era l'altro nonno. Carola come la mia nonna materna, Vincenza come il mio nonno paterno Vincenzo, e per finire Bianca, come la mia bisnonna.
- Bianca è molto bello.
- Sì, è bello.
- Cosa hai fatto stasera?
- Che domande: mi sono fatta pungere dalla vespa.
- Vabbè, avrai fatto qualcos'altro! Cosa stavi facendo mentre la vespa ti pungeva?
- Ero in giro a fare foto a una casa: te l'ho detto che devo ricominciare tutto daccapo col lavoro.
- No. Mi hai solo detto che i tuoi soci hanno problemi.
- Ho rotto col geometra.
- Sì, quello me l'avevi detto. Ma è quello che ci provava con te e con l'altra tizia?
- Ci prova con tutte.
- Ma tu sei bella.
- Quella bella è l'altra: è una ex-fotomodella. Una delle sue gambe è alta quanto me. Io non sono alta.
- Ah. Ma quindi, Elettra, non vai più in vacanza?
- Perché?
- Per la storia delle analisi. Ti ha fatto cambiare idea, magari.
- Ma cosa mi cambia? O riesco a farle prima, le analisi, o devo farle dopo agosto; e ad agosto cosa faccio? Mi autosospendo dalla vita?
- No, è che mi sembrava di aver capito così. Sono stordito stasera. Ma tu non esci mai con degli amici?
- No, non di sera; o meglio, molto raramente. Anche perché non ne ho. Non credo più nell'amicizia. Cioè, mi spiego: vedo delle persone, metto magari a loro disposizione la mia casa, ma ogni santa volta che credo di avere un amico vengo delusa. Vedi il geometra. Pensa che l'avevo accompagnato io all'ospedale una notte che s'era fatto male, e sono stata lì fino alle due e mezzo a fargli compagnia. Francesco era furibondo. Ma potrei farti vari esempi, credimi. Sono molto stanca.
- Anche io?
- Anche tu cosa?
- Ti ho delusa.
- Ma non ti conosco nemmeno di persona.
- Quindi?
- Sì, in alcune circostanze mi hai delusa. Più che altro, ultimamente, mi hai mandata in crisi.
- Crisi? Per colpa mia?
- Colpa non è la parola giusta: meglio causa scatenante.
- Ma io ti avevo solo detto quello che diceva la gente, non quello che credo io.
- E che ti costava smentirla, la gente?
- Ma mi ridono in faccia perché ti conosco solo tramite internet. Non me ne frega niente, è inutile spiegargli come stanno le cose. Cavoli loro.
- Però vedi, queste loro paure mi hanno messa in agitazione. Non quella storia della droga, ovviamente: quella è una cazzata.
- Quello lo dice sempre mia madre. Parla a vanvera.
- Ma è una cazzata, per cui non mi preoccupa.
- Comunque nemmeno io vorrei che mio figlio andasse a dormire a casa di una tizia conosciuta su internet.
- E dunque, come vedi, condividi quelle paure.
- No, ma le capisco. Tu cosa faresti, scusa?
- Il mio punto di vista è semplice: a) non è affatto necessario che tu dorma a casa mia; b) è tecnicamente impossibile che una donna abusi di un maschio adulto non consenziente.
- Sì. Ma sai, se negli altri nascono le paranoie, che ci posso fare?
- Capirei se tu fossi una ragazza, ma sapranno pure di avere un figlio maschio! O non se ne sono accorti?
- Forse non se ne sono accorti, visto che non porto mai una cazzo di ragazza a casa. Comunque è perché, dopo tutte le cose che uno sente in tv, si impressiona. Che ti devo dire? Pensano ancora che io abbia tre anni.
- Se ne sentono tante, certo, ma non che una donna violenti un uomo.
- Ma non quello...
- Potrei ucciderti?
- Ma non lo so cosa pensa mia madre! Non pensarci!
- Perché non provi a pensare tu?
- Guarda che lo so che pensi che io sia un mammone o che mi faccia influenzare dai miei.
- Lo penso?
- Tu lo pensi.
- Non è che lo penso: lo sei!
- Ma che cazzo ne sai?
- Lo dimostra tutto il tuo modo di essere.
- Cioè? Fammi degli esempi.
- La tua incapacità, o non volontà, di renderti indipendente pur essendolo di fatto, visto che lavori.
- Ma guarda che se voglio ci vengo, a Torino: non me ne frega un cazzo.
- Sì... l'hai già detto almeno venti volte, e non l'hai mai fatto. Ad ogni modo, come ripeto, se il problema è quello, non è affatto necessario che tu dorma qui.
- Ok. Però sarebbe stato bello, in quella casa.
- Puoi venirci di giorno, no? Non devi necessariamente dormirci.
- Ok.
- Sotto sotto però, ed è questo che mi dà da pensare, le paure sono anche tue, non solo loro. Per questo mi son sentita in crisi: che razza di idea hai di me, Alessandro? Dopo tutto questo tempo?
- È che in realtà, a volte, mi sembra quasi impossibile che dall'altra parte dello schermo ci sia davvero una persona in carne ed ossa che sta collegata fino alle tre per parlarmi. È questo il fatto.
- Pensi che io sia un software?
- No. Ma è una cosa non comune.
- Lo so. Ma tu, che cosa pensi a questo proposito? È questo che dovresti chiarire a te stesso (e a me).
- Penso che sia incredibile ricevere un affetto così incondizionato tramite internet; e mi fa piacere.
- Sei tu, mica io, che mi chiedi di collegarmi. Io di per me non lo uso nemmeno, msn.
- Ah, quindi a te non frega un cazzo?
- Mi frega, sì. Solo che il tuo dubbio è piuttosto strano, perché per prima cosa dovresti chiederti perché tu stai collegato fino alle tre di notte. Dovresti porre prima a te stesso le domande che poni a me.
- Io lo so perché. Ma tu mi dici "sei tu che mi chiedi di collegarmi", come se fosse una cosa che fai forzatamente o per farmi contento!
- Non dico questo.
- Sì invece.
- Il fatto che l'iniziativa sia tua non dovrebbe toglierti qualche dubbio? Voglio dire: se intendessi circuirti la prenderei io l'iniziativa, suppongo.
- Sì, infatti. Però non cambiare argomento.
- Non lo sto cambiando affatto.
- Quel "sei tu a chiedermi di collegarmi" è stato una bastardata.
- No: è la pura verità. È esattamente quello che succede.
- Eh grazie. Ma quindi lo fai solo per farmi contento? In realtà non ne hai voglia?
- Se non ne ho voglia non ci vengo.
- Sì, ma lo fai solo per farmi contento...
- A volte, Alessandro, non è questione di voglia, ma di stanchezza. Magari devo alzarmi alle sette e mi restano tre-quattro ore di sonno...
- Comunque, tornando al discorso di prima, mi sto rendendo conto che forse sto diventando dipendente da questo rapporto che ho con te, e non so che fare.
- La dipendenza è un po' un tuo tratto caratteriale. Appunto per questo ti dicevo che dovresti renderti più indipendente.
- Anche da te? No, non voglio.
- Dico in generale: perché la dipendenza fa soffrire sempre e comunque, da qualsiasi cosa si dipenda. Funziona esattamente come la droga.
- Ma ora ci sono dentro e non riesco a ragionare.
- Sì che ci riesci. Dalle dipendenze si esce un po' per volta, se non si riesce ad uscirne di colpo. E poi c'è dipendenza e dipendenza.
- Forse io sto proprio esagerando.
- Forse, semplicemente, il fatto che io me ne sia andata via per un po' senza dare notizie ti ha allarmato.
- È che penso a queste cose anche di giorno, nella vita quotidiana.
- È più normale di quanto tu creda.
- Pensare ad una persona conosciuta su internet nella vita di tutti i giorni?
- Sì.
- Anche quando si sta facendo altro?
- Sì, certo. Secondo me, Alessandro, la cura migliore sarebbe proprio che tu mi conoscessi di persona, perché così ti renderesti conto che sono una povera diavola qualunque, per di più attempata, e ridimensioneresti il tutto. Smetteresti finalmente di averne paura. Perché in effetti la paura è tua, non dei tuoi.
- Forse sarebbe peggio. Forse tu potresti fingere per farmi cambiare idea. Sto impazzendo, credo...
- Fingere cosa? Di essere una vecchia signora? Be' no: lo sono, purtroppo.
- Questo lo so. Ma tu quanti anni hai?
- Moltissimi. Tu potresti essere abbondantemente mio figlio, e tanto basta.
- Ma perché non vuoi dirmelo?
- Perché mi spaventa. Vivo senza prendere troppa coscienza della mia realtà, altrimenti ho l'impressione che non ce la farei. E poi che te ne frega, scusa?
- Vabbè dai, ma ci conosciamo da più di un anno! Mah, non capisco... Come vuoi.
- Non ci conosciamo. Ma in fondo è anche più che conoscersi.
- Sì. Anche perché a te ho detto cose che non posso dire a nessun altro. Ti ho rivelato i miei pensieri veri.
- Non solo a me: c'è il blog.
- Beh, il blog non conta: deve rimanere segreto. Cioè, preferisco che lo possano leggere tutti gli estranei del mondo, ma non uno che mi conosce.
- È normale. Ad ogni modo, se la cosa ti può consolare, anch'io sono soggetta a dipendenza; e se riesco a relativizzare un po' è proprio solo per merito dell'età; perché arrivati ad un certo punto della vita non ci sono più assoluti. Tu sei spaventato dalla dipendenza perché sei molto giovane e per te è tutto nuovo, assoluto.
- Io voglio e non voglio dipendere da te.
- Vuoi in quanto dipendi, non vuoi in quanto ragioni. Come nella droga.
- Ma a volte è così bello...
- Se drogarsi fosse brutto, chi lo farebbe? È solo che fa male. Ti ricordi le pagine di sant'Agostino per la morte del suo migliore amico? Sono la migliore descrizione della dipendenza affettiva che io abbia mai letto. Meravigliose.
- Ma forse sono io che fraintendo tutto e non capisco un cazzo.
- Fraintendere l'affetto è impossibile: se uno lo prova, vuol dire che c'è.
- Ma ti dico che sta diventando un'ossessione!
- Addirittura un'ossessione? Così non va bene, è troppo.
- Però non voglio smettere, perché poi nella vita di tutti i giorni è tutto piatto, prestabilito.
- Non è che io sia poi quella gran trasgressione, eh! Specie perché ci parliamo da più di un anno...
- Ma tu non sei una trasgressione... Boh, non posso dire altro.
- Cosa c'è di non prestabilito in me? Visto che dici che nella vita quotidiana è tutto prestabilito. Guarda che io sono una persona abbastanza comune, solo un po' più orsa del normale.
- Non lo so. So solo che ci ho trovato qualcosa di speciale. Sto fraintendendo tutto, come al solito.
- Ma cosa stai fraintendendo?
- Non posso dire altro. Sono un coglione. È meglio che vada a dormire.
- Non credo proprio. Cioè, a dormire sì, ma non sei un coglione.
- Sì. Io so perché. Ed è ridicolo, patetico.
- Oh adesso! Non esagerare.
- Poi tu non mi prendi più sul serio, per quella storia del borderline.
- Del border collie, vuoi dire.
- Uffa, dai! Che casino.
- Non incasinarti, cerca di stare tranquillo.
- È difficile: mi sento un idiota ora. Vorrei non essermi mai iscritto a quel forumfree del cazzo.
- Questo non è gentile da parte tua, lo sai?
- Ma non dico per te: dico per me. Perché poi non sono in grado di gestire queste cose, anche perché non so cosa siano. Tu sei troppo.
- Sei tu che sei ancora troppo: troppo nuovo, troppo giovane; e quindi non conosci un sacco di cose.
- Non farmi questi discorsi, per favore.
- È vero, che ci puoi fare? Ad ogni modo io ti sono molto affezionata, per quel che può valere.
- Vale. Molto. È solo che io non mi sento bene in generale. Non so più cosa pensare, cosa sia giusto pensare, cosa fraintendo. E ci sto male.
- Quello che uno sente lo sente e basta, giusto o meno che sia. La valutazione del giusto e dell'ingiusto subentra dopo, ed è importante.
- Quindi mi devo autocensurare, perché sono cose che non vanno bene.
- Ci sono un mucchio di cose che non vanno bene, ma uno le prova lo stesso.
- Lo so. È strano. Non so come comportarmi, è una pazzia. E magari sarebbe anche ora di fare qualcosa nella vita vera, oltre che nella mia testa... Che tanto le due cose non possono coincidere, non potranno mai: e quindi viviamo queste piccole stronzate nella vita vera e facciamo finta che siano cose profondissime. Emozioniamoci davanti alla tv! Evviva!
- Possono esistere affetti profondi, nella vita vera, anche in mancanza di grandi amori; se non fosse così non si riuscirebbe a vivere.
- Ma tu sei la vita vera! Anche tu sei la vita vera.
- Sono vera, ma, come direbbe E., per un imperdonabile scherzo del Demiurgo sono fuori della realtà alla quale tu appartieni, in tutti i sensi.
- È crudele.
- Il problema non è solo tuo: sono scherzi del destino ricorrenti.
- Mi sento un imbecille a dirti tutte queste cose.
- Non devi assolutamente sentirti imbecille: le capisco bene, le ho provate, so cosa vuol dire. Le ho provate in diverse varianti.
- Sì, ma rimane il fatto che bisogna arrendersi... Ho un magone incredibile.
- Noi umani giochiamo una partita con le carte truccate da un altro, truccate in partenza: il meglio che possiamo fare è giocare onestamente la nostra partita.
- Ma è troppo crudele tutto questo.
- È la vita, semplicemente. Ma non vedere sempre il lato negativo delle cose: ci sono aspetti molto positivi nel voler bene.
- Ti ripeto che io fraintendo le cose. E tu devi dirmi che io sto fraintendendo: DEVI!
- Se devo, allora te lo dico. Ma non preferisci sentirti dire la verità, e cioè che ti sono affezionata? Se vuoi lo nego, ma il mio affetto esiste.
- Lo so che esiste. Ma sono io che fraintendo: vedo cose che non ci sono, e che per di più sono sbagliate: faccio pensieri sbagliati!
- Ma non farti delle paranoie! Le cose sono molto più semplici e banali di come ti sembrano.
- Io sono il maestro delle paranoie: non vivo più a causa di queste. E no, le cose non sono affatto semplici.
- La mia crisi è legata anche a questo: ho avuto l'impressione che la mia superficialità nel valutare le cose non mi abbia dato una visione corretta della situazione.
- E com'è la situazione reale? Non lo sai.
- Eh, appunto, non lo so, perché tendo ad essere superficiale. So che ci sei, so che ti sono affezionata, so che ti vedrei volentieri, e per me basta così. Ma i dubbi dei tuoi (e soprattutto i tuoi dubbi) mi hanno fatto sorgere a loro volta il dubbio.
- Dubbi su cosa? Su te stessa?
- Vedi, io non sono una persona irrazionale, e in generale domino perfettamente i miei istinti; altrimenti non potrei fare il lavoro che faccio. Per cui non mi ero preoccupata nemmeno un po'.
- Qual è il dubbio quindi?
- Il fatto è che se tu dubiti di me, allora vuol dire che c'è un fondo di verità.
- Io non ho paura di te: ho paura di quello che provo per te.
- No, non solo.
- Io non dubito di te, Chiara. Ti ho solo riportato quello che mi hanno detto altri.
- E allora mi sono messa a fare un serio esame di coscienza, e mi sono sentita un vecchio verme...
- Ma perché??
- Non te lo saprei dire. Però l'ho sentito, e io credo a quello che sento. Questo mi ha messa di pessimo umore per molti giorni. Anche per questo sono sparita.
- Ma non ho capito: cosa ti è successo, in parole povere? Io ti ho riferito i dubbi di gente che non ti conosce: dubbi plausibili, non i miei dubbi. Il mio dubbio è sapere cosa provo per te realmente. E questo sì mi spaventa! Molto!
- Io so di provare dell'affetto per te, e questo è tutto. Ma non capisco perché mi sono sentita così squallida.
- Neanche io. "E questo è tutto" che vuol dire?
- Che non c'è niente di male. Eppure, ripeto, mi sono sentita squallida. Ho fatto un sogno che non ricordo assolutamente...
- Voglio saperlo!
- Ma se non lo ricordo!
- Allora magari non riguarda questa storia.
- Invece sì, perché mi sono svegliata con un senso di disagio riferito a te. Sicché la riguarda per forza.
- Vedi che le cose non sono semplici come dici.
- Be', i sogni non vogliono dire gran che... anche se Freud dice che sono rivelatori.
- Ma hai detto di esserti sentita come un verme, quando eri conscia! Quindi...
- Quindi cosa? Cavolo, sarà capitato anche a te di sognare qualcosa di assurdo e imbarazzante! A me succede spesso.
- Sì, anche a me. A tutti, credo.
- Di solito però me lo ricordo; questa volta no, non ricordo niente.
- E cosa significherà?
- Boh. Che mi si è fuso il neurone superstite?
- Ahah. No comunque, seriamente, c'è qualcosa che non va.
- E quando pure fosse così? Bisogna attivarsi per trovare dei rimedi.
- Sì.
- Forse già parlarne è un pezzo di rimedio.
- Sì. Ma quindi non ero solo io che mi sentivo a disagio in questa storia. Però tu non mi avevi detto niente.
- Io ho cominciato a sentirmi a disagio solo dopo che tu mi hai esternato i dubbi dei tuoi; prima ero tranquillissima.
- Ma non capisco come sono collegati con tutto questo.
- Sono collegati eccome: perché il mio essere tranquillissima dipendeva dal fatto di non essermi posta nessun problema. Ora sono stata costretta a pormelo: mi ci hai costretta tu.
- Cavoli...
- Un altro pezzo di rimedio, adesso, potrebbe essere, indovina un po'...
- Dormire?
- Esatto: potrebbe essere andare a dormire.
- L'avevo immaginato.
- Be', è quasi ora di alzarsi.
- Stasera le cose si sono incasinate ancora di più.
- Ma va', dai. Non s'è incasinato niente, non drammatizzare.
- Sì, è tardissimo. Se torna mio padre dal lavoro ora mi spacca il culo.
- Nanna, allora.
- Ma non ne ho voglia...
- Per forza pensano che tu sia matto. E lo penserebbero di più se sapessero con chi passi il tempo.
- Esatto. Ma non lo sanno. O meglio, qualche mio amico lo sa...
- E pensa che tu sia matto.
- Lo dicono per prendermi in giro. Ma in fondo lo pensano anche, credo. Almeno un pochino.
- Ne hanno di che.
- Io lo penserei.
- Appunto. Però son matta anch'io, sicché...
- Ehm... non farmi completare la frase, che è meglio.
- Quella dell'essere matti?
- Dopo il sicché. Lascia perdere. Federico ad esempio mi dice: "ma guarda che Elettra non esiste!". Lo fa per prendermi per il culo. Che stronzo.
- In fondo è vero: io non sono Elettra. Sai che ho la mano alta dieci centimetri?
- Allora vai ora al pronto soccorso. Sveglia Superfranz!
- No, vado a nanna. Adesso non fa più male, prude! Povero Francesco, non prenderlo in giro.
- Ma scherzo.
- È veramente un brav'uomo.
- Sì, ma lui cosa ti dice, che sei sempre su internet?
- Dorme! Che deve dire?
- Che sei pazza.
- Questo lo sa già.
- Ha già avuto modo di scoprirlo?
- Lo sa, lo sa. Lo sa fin dal principio.
- È per questo che sta con te. Ma perché l'hai sposato?
- Gli voglio bene, e lui ne vuole a me.
- Ma non lo ami. Lui magari ti ama, invece.
- Non ho amato nessuno, forse. O forse sì. Ma vedi, i miei amori sono sempre stati assurdi, e a posteriori ridicoli. Non credo che un amore vero, guardato col senno di poi, dovrebbe sembrare ridicolo: è per questo che ti dico che forse non ho mai amato. Un'altra cosa che non sai ancora è che le cose si giudicano a posteriori: mentre uno c'è dentro sbaglia sempre a giudicarle.
- Eh, ma in qualche modo devi pur comportarti mentre ci sei dentro...
- Sì, ma bisogna cercare di mantenere la calma, la serenità di giudizio e l'equilibrio. E non mentire mai, specie a se stessi.
- È vero. Ma io devo mentire a me stesso. Devo autocensurarmi, perché non va bene così.
- Non serve a niente mentire: serve ammettere la verità e lavorarci sopra.
- Ma non posso dire la mia verità. La mia versione della verità.
- A te stesso sì: devi dirla tutta.
- E a te?
- È facoltativo. La cosa essenziale è non ingannare se stessi.
- Posso anche essere sincero con me stesso, ma se una cosa è riconosciuta universalmente dalla società dei benpensanti come sbagliata...
- A parte la società, io credo che tu stesso la consideri sbagliata. E se è così, ci devi lavorare su, un passettino per volta.
- Ok. Insomma, tanto comunque le cose non cambieranno di certo in meglio. Potranno solo peggiorare.
- Non devi mai pensare così: bisogna cercar di trasformare tutto in qualcosa di positivo.
- Dico riguardo a questa faccenda.
- Sì, lo so. Nanna?
- Sì, è meglio. Altrimenti dico altre cazzate.
- Tanto, anche se vado a dormire, non è che sono lontana, lo sai: quando una persona mi è cara, sono un po' sempre lì con lei.
- È vero. Soprattutto prima di andare a dormire. Buona notte.
- Buona notte.

lunedì 28 gennaio 2013

Specialist


21 ottobre 2007

You make me lose my buttons oh yeah you make me spit
I dont like my clothes anymore
Were spending time and money yeah youre colder than yourself
Now were moving now were taking control
You make me lose my buttons oh yeah you make me spit
I dont like my clothes anymore

Questo bacio dura da sei minuti, ha scelto la canzone più lunga degli Interpol.

You take me to New Orleans yeah you put me to the test
I know what my heart is for
You reach out for a blanket I say girl youve got something
I love how you wear it
Now were spending time and money yeah youre colder than yourself
Now were moving now were taking control
Love will get you down!

Va e viene, non finisce mai. Sussurra, sospira la canzone fra mie labbra, me la canta tutta in bocca.

My love's a laboratory
I set all my pets free
So baby you should sleep with me
I make trips to the bathroom
and my friends dont have true grit
I am speckled like a leopard
Put a lid on Shirley Temple
Yeah you make sleek kills
Yeah you travel you travel
You park me in your buick
You sing songs into my lips
Well i am speckled like a leopard
Just like a leopard
Trust will get you down
I love the way
You put me in the big house
I love the way
You put me in the big house
If I get there early will it be the right time?

Solo ora capisco che il sesso è questo: dovevo impararlo, alla mia età, da un ragazzo vergine.

...

I'm a specialist in hope and I'm registered to vote
Why don't you come into my barrio
We'll see if we can float
I'm a specialist in hope and I'm registered to vote
Why don't you come into my barrio
We'll see if you can float

E già mi chiedo come farò a sopravvivere.

Oh this time
There'll be no life of crime
Don't rain on me tonight...



Anniversario

28 agosto 2008

- Svegliati.
Apro gli occhi. Questa volta non è buio, c'è una specie di chiarore notturno, ma non vedo nulla: ho una benda scura sugli occhi e non posso togliermela perché ho le mani legate dietro la schiena. Riesco a sentire che c'è dell'erba sotto di me, una brezza tiepida mi accarezza i capelli.
Credo che lui sia in piedi davanti a me.
- Che giorno è oggi? - chiede con tono neutro, impersonale.
- Credo che sia il 28 agosto.
- Bingo!
Ora c'è scherno nella sua voce.
- E dove siamo?
Sento che cammina nervosamente.
- In un prato?
- Minchia che intuizione!
Scoppia a ridere con una strana cattiveria.
- Quale prato?
- Questo non lo so.
- Stupida!
- Scusami, proprio non ricordo. Forse se mi togli la benda.
 Improvvisamente si ferma di fronte a me.
- Che cosa hai fatto?
- Io? Ma quando?
- Stupida, stupida!!!
- Ehi senti, calmati, non è colpa mia se non ricordo, ok? Perché non ti siedi e mi spieghi le cose con tranquillità?
Si siede sull'erba accanto a me e senza logica, senza motivo, appoggia la fronte sulle mie ginocchia. Vorrei accarezzargli i capelli ma non posso, ho le mani legate.
- Non avresti dovuto.
- Lo so.
- Ferma così.
- Come?
- Ferma così, dico. L'inquadratura è perfetta: via gli occhi, via il naso, zoom sulla bocca.
- Ma che dici?
Sospira profondamente.
- Qui, proprio qui.
- Cosa?
- Siamo caduti.
- E perché siamo caduti?
- Lo sai.
- C'era una buca? Qualcuno ci ha spinti?
Si alza all'improvviso e mi respinge infuriato.
- Stupida!!!
La sua voce è rotta dalla rabbia, o forse dal pianto, non capisco.
- Ehi senti...
- No, non sento! Io non ti ascolto più. Qualsiasi cosa tu abbia da dirmi, io non ti ascolterò mai più. Io non potrò mai perdonarti questo giorno, mai!
Sento i suoi passi di corsa allontanarsi sull'erba.
- Aspetta, non puoi lasciarmi così, ho le mani legate, non vedo niente...
Mi alzo e cerco di fare qualche passo.  All'improvviso qualcosa sopraggiunge di corsa, mi travolge.
Cado di schiena, batto la testa. Buio.