28 luglio 2007, ore 1,30
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Ciao.
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Ciao. Sono un po' impedita stasera: la mia mano sinistra è diventata spessa
cinque centimetri... Forse dovrei andare al pronto soccorso.
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Che è successo?
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Mi ha punta una vespa; ma non avevo mai avuto una reazione del genere: la mia
mano fa spavento, e sta gonfiando anche il braccio. E mi fa pure un sacco male.
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A che ora è successo?
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Verso le sette-sette e mezza.
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Domani vai al pronto soccorso!
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Se gonfio ancora ci dovrò andare per forza. È stata comunque una giornata di
merda: m'è arrivato un foglio che dice che devo ripetere le analisi. E
naturalmente quando me lo dicono? Ad agosto, quando è tutto chiuso. Così almeno
mi hanno anche rovinato le vacanze in anticipo.
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Mi spiace. Ma cazzo, non era tutto ok con 'ste analisi?
-
Già, così avevano detto. Vedrò cosa posso fare. Tanto, Alessandro, la verità è
che da una certa età in avanti non si può mai stare tranquilli.
-
Così sembra, sì.
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È così: uno ci deve fare il callo.
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Eh sì. Perché non mi avevi mai detto che ti chiami Chiara?
-
Non mi sembrava importante.
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È importante! Adesso io sono fissato con Elettra.
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Ma fa lo stesso. Chiamami Elettra, se preferisci: tanto ho ben cinque nomi.
-
Eh?
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Sì: quelli di tutti i nonni più quello di una bisnonna.
-
Dimmeli.
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Ma no: sono assurdi, oltre che irrilevanti.
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Sono curioso.
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Se ci tieni. Chiara era mia nonna paterna. Poi mi chiamo Eugenia: Eugenio era
l'altro nonno. Carola come la mia nonna materna, Vincenza come il mio nonno
paterno Vincenzo, e per finire Bianca, come la mia bisnonna.
-
Bianca è molto bello.
-
Sì, è bello.
-
Cosa hai fatto stasera?
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Che domande: mi sono fatta pungere dalla vespa.
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Vabbè, avrai fatto qualcos'altro! Cosa stavi facendo mentre la vespa ti
pungeva?
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Ero in giro a fare foto a una casa: te l'ho detto che devo ricominciare tutto
daccapo col lavoro.
-
No. Mi hai solo detto che i tuoi soci hanno problemi.
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Ho rotto col geometra.
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Sì, quello me l'avevi detto. Ma è quello che ci provava con te e con l'altra
tizia?
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Ci prova con tutte.
-
Ma tu sei bella.
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Quella bella è l'altra: è una ex-fotomodella. Una delle sue gambe è alta quanto
me. Io non sono alta.
-
Ah. Ma quindi, Elettra, non vai più in vacanza?
-
Perché?
-
Per la storia delle analisi. Ti ha fatto cambiare idea, magari.
-
Ma cosa mi cambia? O riesco a farle prima, le analisi, o devo farle dopo agosto;
e ad agosto cosa faccio? Mi autosospendo dalla vita?
-
No, è che mi sembrava di aver capito così. Sono stordito stasera. Ma tu non
esci mai con degli amici?
-
No, non di sera; o meglio, molto raramente. Anche perché non ne ho. Non credo
più nell'amicizia. Cioè, mi spiego: vedo delle persone, metto magari a loro
disposizione la mia casa, ma ogni santa volta che credo di avere un amico vengo
delusa. Vedi il geometra. Pensa che l'avevo accompagnato io all'ospedale una
notte che s'era fatto male, e sono stata lì fino alle due e mezzo a fargli
compagnia. Francesco era furibondo. Ma potrei farti vari esempi, credimi. Sono
molto stanca.
-
Anche io?
-
Anche tu cosa?
-
Ti ho delusa.
-
Ma non ti conosco nemmeno di persona.
-
Quindi?
-
Sì, in alcune circostanze mi hai delusa. Più che altro, ultimamente, mi hai
mandata in crisi.
-
Crisi? Per colpa mia?
-
Colpa non è la parola giusta: meglio causa scatenante.
-
Ma io ti avevo solo detto quello che diceva la gente, non quello che credo io.
-
E che ti costava smentirla, la gente?
-
Ma mi ridono in faccia perché ti conosco solo tramite internet. Non me ne frega
niente, è inutile spiegargli come stanno le cose. Cavoli loro.
-
Però vedi, queste loro paure mi hanno messa in agitazione. Non quella storia
della droga, ovviamente: quella è una cazzata.
-
Quello lo dice sempre mia madre. Parla a vanvera.
-
Ma è una cazzata, per cui non mi preoccupa.
-
Comunque nemmeno io vorrei che mio figlio andasse a dormire a casa di una tizia
conosciuta su internet.
-
E dunque, come vedi, condividi quelle paure.
-
No, ma le capisco. Tu cosa faresti, scusa?
-
Il mio punto di vista è semplice: a) non è affatto necessario che tu dorma a
casa mia; b) è tecnicamente impossibile che una donna abusi di un maschio
adulto non consenziente.
-
Sì. Ma sai, se negli altri nascono le paranoie, che ci posso fare?
-
Capirei se tu fossi una ragazza, ma sapranno pure di avere un figlio maschio! O
non se ne sono accorti?
-
Forse non se ne sono accorti, visto che non porto mai una cazzo di ragazza a
casa. Comunque è perché, dopo tutte le cose che uno sente in tv, si
impressiona. Che ti devo dire? Pensano ancora che io abbia tre anni.
-
Se ne sentono tante, certo, ma non che una donna violenti un uomo.
-
Ma non quello...
-
Potrei ucciderti?
-
Ma non lo so cosa pensa mia madre! Non pensarci!
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Perché non provi a pensare tu?
-
Guarda che lo so che pensi che io sia un mammone o che mi faccia influenzare
dai miei.
-
Lo penso?
-
Tu lo pensi.
-
Non è che lo penso: lo sei!
-
Ma che cazzo ne sai?
-
Lo dimostra tutto il tuo modo di essere.
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Cioè? Fammi degli esempi.
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La tua incapacità, o non volontà, di renderti indipendente pur essendolo di
fatto, visto che lavori.
-
Ma guarda che se voglio ci vengo, a Torino: non me ne frega un cazzo.
-
Sì... l'hai già detto almeno venti volte, e non l'hai mai fatto. Ad ogni modo,
come ripeto, se il problema è quello, non è affatto necessario che tu dorma
qui.
-
Ok. Però sarebbe stato bello, in quella casa.
-
Puoi venirci di giorno, no? Non devi necessariamente dormirci.
-
Ok.
-
Sotto sotto però, ed è questo che mi dà da pensare, le paure sono anche tue,
non solo loro. Per questo mi son sentita in crisi: che razza di idea hai di me,
Alessandro? Dopo tutto questo tempo?
-
È che in realtà, a volte, mi sembra quasi impossibile che dall'altra parte
dello schermo ci sia davvero una persona in carne ed ossa che sta collegata
fino alle tre per parlarmi. È questo il fatto.
-
Pensi che io sia un software?
-
No. Ma è una cosa non comune.
-
Lo so. Ma tu, che cosa pensi a questo proposito? È questo che dovresti
chiarire a te stesso (e a me).
-
Penso che sia incredibile ricevere un affetto così incondizionato tramite
internet; e mi fa piacere.
-
Sei tu, mica io, che mi chiedi di collegarmi. Io di per me non lo uso nemmeno,
msn.
-
Ah, quindi a te non frega un cazzo?
-
Mi frega, sì. Solo che il tuo dubbio è piuttosto strano, perché per prima cosa
dovresti chiederti perché tu stai collegato fino alle tre di notte.
Dovresti porre prima a te stesso le domande che poni a me.
-
Io lo so perché. Ma tu mi dici "sei tu che mi chiedi di collegarmi",
come se fosse una cosa che fai forzatamente o per farmi contento!
-
Non dico questo.
-
Sì invece.
-
Il fatto che l'iniziativa sia tua non dovrebbe toglierti qualche dubbio? Voglio
dire: se intendessi circuirti la prenderei io l'iniziativa, suppongo.
-
Sì, infatti. Però non cambiare argomento.
-
Non lo sto cambiando affatto.
-
Quel "sei tu a chiedermi di collegarmi" è stato una bastardata.
-
No: è la pura verità. È esattamente quello che succede.
-
Eh grazie. Ma quindi lo fai solo per farmi contento? In realtà non ne hai
voglia?
-
Se non ne ho voglia non ci vengo.
-
Sì, ma lo fai solo per farmi contento...
-
A volte, Alessandro, non è questione di voglia, ma di stanchezza. Magari devo
alzarmi alle sette e mi restano tre-quattro ore di sonno...
-
Comunque, tornando al discorso di prima, mi sto rendendo conto che forse sto
diventando dipendente da questo rapporto che ho con te, e non so che fare.
-
La dipendenza è un po' un tuo tratto caratteriale. Appunto per questo ti dicevo
che dovresti renderti più indipendente.
-
Anche da te? No, non voglio.
-
Dico in generale: perché la dipendenza fa soffrire sempre e comunque, da
qualsiasi cosa si dipenda. Funziona esattamente come la droga.
-
Ma ora ci sono dentro e non riesco a ragionare.
-
Sì che ci riesci. Dalle dipendenze si esce un po' per volta, se non si riesce
ad uscirne di colpo. E poi c'è dipendenza e dipendenza.
-
Forse io sto proprio esagerando.
-
Forse, semplicemente, il fatto che io me ne sia andata via per un po' senza
dare notizie ti ha allarmato.
-
È che penso a queste cose anche di giorno, nella vita quotidiana.
-
È più normale di quanto tu creda.
-
Pensare ad una persona conosciuta su internet nella vita di tutti i giorni?
-
Sì.
-
Anche quando si sta facendo altro?
-
Sì, certo. Secondo me, Alessandro, la cura migliore sarebbe proprio che tu mi
conoscessi di persona, perché così ti renderesti conto che sono una povera
diavola qualunque, per di più attempata, e ridimensioneresti il tutto.
Smetteresti finalmente di averne paura. Perché in effetti la paura è tua, non
dei tuoi.
-
Forse sarebbe peggio. Forse tu potresti fingere per farmi cambiare idea. Sto
impazzendo, credo...
-
Fingere cosa? Di essere una vecchia signora? Be' no: lo sono, purtroppo.
-
Questo lo so. Ma tu quanti anni hai?
-
Moltissimi. Tu potresti essere abbondantemente mio figlio, e tanto basta.
-
Ma perché non vuoi dirmelo?
-
Perché mi spaventa. Vivo senza prendere troppa coscienza della mia realtà,
altrimenti ho l'impressione che non ce la farei. E poi che te ne frega, scusa?
-
Vabbè dai, ma ci conosciamo da più di un anno! Mah, non capisco... Come vuoi.
-
Non ci conosciamo. Ma in fondo è anche più che conoscersi.
-
Sì. Anche perché a te ho detto cose che non posso dire a nessun altro. Ti ho
rivelato i miei pensieri veri.
-
Non solo a me: c'è il blog.
-
Beh, il blog non conta: deve rimanere segreto. Cioè, preferisco che lo possano
leggere tutti gli estranei del mondo, ma non uno che mi conosce.
-
È normale. Ad ogni modo, se la cosa ti può consolare, anch'io sono soggetta a
dipendenza; e se riesco a relativizzare un po' è proprio solo per merito
dell'età; perché arrivati ad un certo punto della vita non ci sono più
assoluti. Tu sei spaventato dalla dipendenza perché sei molto giovane e per te
è tutto nuovo, assoluto.
-
Io voglio e non voglio dipendere da te.
-
Vuoi in quanto dipendi, non vuoi in quanto ragioni. Come nella droga.
-
Ma a volte è così bello...
-
Se drogarsi fosse brutto, chi lo farebbe? È solo che fa male. Ti ricordi le
pagine di sant'Agostino per la morte del suo migliore amico? Sono la migliore
descrizione della dipendenza affettiva che io abbia mai letto. Meravigliose.
-
Ma forse sono io che fraintendo tutto e non capisco un cazzo.
-
Fraintendere l'affetto è impossibile: se uno lo prova, vuol dire che c'è.
-
Ma ti dico che sta diventando un'ossessione!
-
Addirittura un'ossessione? Così non va bene, è troppo.
-
Però non voglio smettere, perché poi nella vita di tutti i giorni è tutto
piatto, prestabilito.
-
Non è che io sia poi quella gran trasgressione, eh! Specie perché ci parliamo
da più di un anno...
-
Ma tu non sei una trasgressione... Boh, non posso dire altro.
-
Cosa c'è di non prestabilito in me? Visto che dici che nella vita quotidiana è
tutto prestabilito. Guarda che io sono una persona abbastanza comune, solo un
po' più orsa del normale.
-
Non lo so. So solo che ci ho trovato qualcosa di speciale. Sto fraintendendo
tutto, come al solito.
-
Ma cosa stai fraintendendo?
-
Non posso dire altro. Sono un coglione. È meglio che vada a dormire.
-
Non credo proprio. Cioè, a dormire sì, ma non sei un coglione.
-
Sì. Io so perché. Ed è ridicolo, patetico.
-
Oh adesso! Non esagerare.
-
Poi tu non mi prendi più sul serio, per quella storia del borderline.
-
Del border collie, vuoi dire.
-
Uffa, dai! Che casino.
-
Non incasinarti, cerca di stare tranquillo.
-
È difficile: mi sento un idiota ora. Vorrei non essermi mai iscritto a quel
forumfree del cazzo.
-
Questo non è gentile da parte tua, lo sai?
-
Ma non dico per te: dico per me. Perché poi non sono in grado di gestire queste
cose, anche perché non so cosa siano. Tu sei troppo.
-
Sei tu che sei ancora troppo: troppo nuovo, troppo giovane; e quindi non
conosci un sacco di cose.
-
Non farmi questi discorsi, per favore.
-
È vero, che ci puoi fare? Ad ogni modo io ti sono molto affezionata, per quel
che può valere.
-
Vale. Molto. È solo che io non mi sento bene in generale. Non so più cosa
pensare, cosa sia giusto pensare, cosa fraintendo. E ci sto male.
-
Quello che uno sente lo sente e basta, giusto o meno che sia. La valutazione
del giusto e dell'ingiusto subentra dopo, ed è importante.
-
Quindi mi devo autocensurare, perché sono cose che non vanno bene.
-
Ci sono un mucchio di cose che non vanno bene, ma uno le prova lo stesso.
-
Lo so. È strano. Non so come comportarmi, è una pazzia. E magari sarebbe anche
ora di fare qualcosa nella vita vera, oltre che nella mia testa... Che tanto le
due cose non possono coincidere, non potranno mai: e quindi viviamo queste
piccole stronzate nella vita vera e facciamo finta che siano cose
profondissime. Emozioniamoci davanti alla tv! Evviva!
-
Possono esistere affetti profondi, nella vita vera, anche in mancanza di grandi
amori; se non fosse così non si riuscirebbe a vivere.
-
Ma tu sei la vita vera! Anche tu sei la vita vera.
-
Sono vera, ma, come direbbe E., per un imperdonabile scherzo del Demiurgo sono
fuori della realtà alla quale tu appartieni, in tutti i sensi.
-
È crudele.
-
Il problema non è solo tuo: sono scherzi del destino ricorrenti.
-
Mi sento un imbecille a dirti tutte queste cose.
-
Non devi assolutamente sentirti imbecille: le capisco bene, le ho provate, so
cosa vuol dire. Le ho provate in diverse varianti.
-
Sì, ma rimane il fatto che bisogna arrendersi... Ho un magone incredibile.
-
Noi umani giochiamo una partita con le carte truccate da un altro, truccate in
partenza: il meglio che possiamo fare è giocare onestamente la nostra partita.
-
Ma è troppo crudele tutto questo.
-
È la vita, semplicemente. Ma non vedere sempre il lato negativo delle cose: ci
sono aspetti molto positivi nel voler bene.
-
Ti ripeto che io fraintendo le cose. E tu devi dirmi che io sto fraintendendo:
DEVI!
-
Se devo, allora te lo dico. Ma non preferisci sentirti dire la verità, e cioè
che ti sono affezionata? Se vuoi lo nego, ma il mio affetto esiste.
-
Lo so che esiste. Ma sono io che fraintendo: vedo cose che non ci sono, e che
per di più sono sbagliate: faccio pensieri sbagliati!
-
Ma non farti delle paranoie! Le cose sono molto più semplici e banali di come
ti sembrano.
-
Io sono il maestro delle paranoie: non vivo più a causa di queste. E no, le
cose non sono affatto semplici.
-
La mia crisi è legata anche a questo: ho avuto l'impressione che la mia
superficialità nel valutare le cose non mi abbia dato una visione corretta
della situazione.
-
E com'è la situazione reale? Non lo sai.
-
Eh, appunto, non lo so, perché tendo ad essere superficiale. So che ci sei, so
che ti sono affezionata, so che ti vedrei volentieri, e per me basta così. Ma i
dubbi dei tuoi (e soprattutto i tuoi dubbi) mi hanno fatto sorgere a
loro volta il dubbio.
-
Dubbi su cosa? Su te stessa?
-
Vedi, io non sono una persona irrazionale, e in generale domino perfettamente i
miei istinti; altrimenti non potrei fare il lavoro che faccio. Per cui non mi
ero preoccupata nemmeno un po'.
-
Qual è il dubbio quindi?
-
Il fatto è che se tu dubiti di me, allora vuol dire che c'è un fondo di
verità.
-
Io non ho paura di te: ho paura di quello che provo per te.
-
No, non solo.
-
Io non dubito di te, Chiara. Ti ho solo riportato quello che mi hanno detto
altri.
-
E allora mi sono messa a fare un serio esame di coscienza, e mi sono sentita un
vecchio verme...
-
Ma perché??
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Non te lo saprei dire. Però l'ho sentito, e io credo a quello che sento. Questo
mi ha messa di pessimo umore per molti giorni. Anche per questo sono sparita.
-
Ma non ho capito: cosa ti è successo, in parole povere? Io ti ho riferito i
dubbi di gente che non ti conosce: dubbi plausibili, non i miei dubbi. Il mio
dubbio è sapere cosa provo per te realmente. E questo sì mi spaventa! Molto!
-
Io so di provare dell'affetto per te, e questo è tutto. Ma non capisco perché
mi sono sentita così squallida.
-
Neanche io. "E questo è tutto" che vuol dire?
-
Che non c'è niente di male. Eppure, ripeto, mi sono sentita squallida. Ho fatto
un sogno che non ricordo assolutamente...
-
Voglio saperlo!
-
Ma se non lo ricordo!
-
Allora magari non riguarda questa storia.
-
Invece sì, perché mi sono svegliata con un senso di disagio riferito a te.
Sicché la riguarda per forza.
-
Vedi che le cose non sono semplici come dici.
-
Be', i sogni non vogliono dire gran che... anche se Freud dice che sono
rivelatori.
-
Ma hai detto di esserti sentita come un verme, quando eri conscia! Quindi...
-
Quindi cosa? Cavolo, sarà capitato anche a te di sognare qualcosa di assurdo e
imbarazzante! A me succede spesso.
-
Sì, anche a me. A tutti, credo.
-
Di solito però me lo ricordo; questa volta no, non ricordo niente.
-
E cosa significherà?
-
Boh. Che mi si è fuso il neurone superstite?
-
Ahah. No comunque, seriamente, c'è qualcosa che non va.
-
E quando pure fosse così? Bisogna attivarsi per trovare dei rimedi.
-
Sì.
-
Forse già parlarne è un pezzo di rimedio.
-
Sì. Ma quindi non ero solo io che mi sentivo a disagio in questa storia. Però
tu non mi avevi detto niente.
-
Io ho cominciato a sentirmi a disagio solo dopo che tu mi hai esternato
i dubbi dei tuoi; prima ero tranquillissima.
-
Ma non capisco come sono collegati con tutto questo.
-
Sono collegati eccome: perché il mio essere tranquillissima dipendeva dal fatto
di non essermi posta nessun problema. Ora sono stata costretta a pormelo: mi ci
hai costretta tu.
-
Cavoli...
-
Un altro pezzo di rimedio, adesso, potrebbe essere, indovina un po'...
-
Dormire?
-
Esatto: potrebbe essere andare a dormire.
-
L'avevo immaginato.
-
Be', è quasi ora di alzarsi.
-
Stasera le cose si sono incasinate ancora di più.
-
Ma va', dai. Non s'è incasinato niente, non drammatizzare.
-
Sì, è tardissimo. Se torna mio padre dal lavoro ora mi spacca il culo.
-
Nanna, allora.
-
Ma non ne ho voglia...
-
Per forza pensano che tu sia matto. E lo penserebbero di più se sapessero con
chi passi il tempo.
-
Esatto. Ma non lo sanno. O meglio, qualche mio amico lo sa...
-
E pensa che tu sia matto.
-
Lo dicono per prendermi in giro. Ma in fondo lo pensano anche, credo. Almeno un
pochino.
-
Ne hanno di che.
-
Io lo penserei.
-
Appunto. Però son matta anch'io, sicché...
-
Ehm... non farmi completare la frase, che è meglio.
-
Quella dell'essere matti?
-
Dopo il sicché. Lascia perdere. Federico ad esempio mi dice: "ma guarda
che Elettra non esiste!". Lo fa per prendermi per il culo. Che stronzo.
-
In fondo è vero: io non sono Elettra. Sai che ho la mano alta dieci centimetri?
-
Allora vai ora al pronto soccorso. Sveglia Superfranz!
-
No, vado a nanna. Adesso non fa più male, prude! Povero Francesco, non
prenderlo in giro.
-
Ma scherzo.
-
È veramente un brav'uomo.
-
Sì, ma lui cosa ti dice, che sei sempre su internet?
-
Dorme! Che deve dire?
-
Che sei pazza.
-
Questo lo sa già.
-
Ha già avuto modo di scoprirlo?
-
Lo sa, lo sa. Lo sa fin dal principio.
-
È per questo che sta con te. Ma perché l'hai sposato?
-
Gli voglio bene, e lui ne vuole a me.
-
Ma non lo ami. Lui magari ti ama, invece.
-
Non ho amato nessuno, forse. O forse sì. Ma vedi, i miei amori sono sempre
stati assurdi, e a posteriori ridicoli. Non credo che un amore vero, guardato
col senno di poi, dovrebbe sembrare ridicolo: è per questo che ti dico che
forse non ho mai amato. Un'altra cosa che non sai ancora è che le cose si
giudicano a posteriori: mentre uno c'è dentro sbaglia sempre a giudicarle.
-
Eh, ma in qualche modo devi pur comportarti mentre ci sei dentro...
-
Sì, ma bisogna cercare di mantenere la calma, la serenità di giudizio e
l'equilibrio. E non mentire mai, specie a se stessi.
-
È vero. Ma io devo mentire a me stesso. Devo autocensurarmi, perché non
va bene così.
-
Non serve a niente mentire: serve ammettere la verità e lavorarci sopra.
-
Ma non posso dire la mia verità. La mia versione della verità.
-
A te stesso sì: devi dirla tutta.
-
E a te?
-
È facoltativo. La cosa essenziale è non ingannare se stessi.
-
Posso anche essere sincero con me stesso, ma se una cosa è riconosciuta
universalmente dalla società dei benpensanti come sbagliata...
-
A parte la società, io credo che tu stesso la consideri sbagliata. E se è così,
ci devi lavorare su, un passettino per volta.
-
Ok. Insomma, tanto comunque le cose non cambieranno di certo in meglio.
Potranno solo peggiorare.
-
Non devi mai pensare così: bisogna cercar di trasformare tutto in qualcosa di
positivo.
-
Dico riguardo a questa faccenda.
-
Sì, lo so. Nanna?
-
Sì, è meglio. Altrimenti dico altre cazzate.
-
Tanto, anche se vado a dormire, non è che sono lontana, lo sai: quando una
persona mi è cara, sono un po' sempre lì con lei.
-
È vero. Soprattutto prima di andare a dormire. Buona notte.
-
Buona notte.