sabato 26 gennaio 2013

Il tassello mancante


12 settembre - ore 23.55
 
- Perché hai staccato di colpo prima?
- dovevi uscire, no?
- ora puoi dirmi quelle cose?
- Quali?
- quelle che mi stavi dicendo. le cose che non sopporteresti.
- Non è il caso: ora come ora ci sono cose più importanti di cui parlare, e più costruttive.
- Bianca, a che punto siamo arrivati... io non riesco a stare così.
- no, ascolta, sul serio: non servo a niente se mi comporto così; e la cosa mi irrita moltissimo.
- ok, ma infatti: eliminiamo le cose che non possiamo fare.
- io dico anche il parlare di cose che non servono.
- ma... era parlare di cose nostre, di cose che sentiamo... era interessante.
- trovi?
- Sì. a me piaceva, sul serio.
- Per me sarebbe più importante in questo momento sapere cosa pensi di fare di te stesso.
- eh sì, vorrei parlarti anche di questo. perché è difficile.
- Alessandro, lo so che è difficile, ma tante cose sono difficili, e vanno pur fatte. ora vedi, se tutto quello che ottengo è di distrarti da questo, invece di aiutarti, io me ne vado.
- non mi distrai. mi hai aiutato a prendere bene in considerazione alcune vie che fino a poco tempo fa nemmeno consideravo.
- ...e a scartarle tutte?
- no. quello lo facevo di mio. e ancora oggi faccio fatica a non farlo, ma sono visibilmente migliorato.
- e quindi?...
- e quindi mi hai aiutato.
- concretamente, Alessandro?
- mi iscriverò. è solo che ho ancora qualche dubbio. non sulla materia in sé, ma su cosa potrò fare, dove mi porterà.
- quello lo so. vale un po' per tutto. a meno che tu non faccia come dice Giorgio e ti iscriva ad economia.
- già.
- faresti il commercialista, e fine del discorso.
- che palle.
- direi di sì, ma lascio giudicare a te.
- il fatto è che non sopporto di me stesso il non essere mai soddisfatto. credo valga per tanti.
- è una tua costante in tutto.
- è questo il vero problema di fondo.
- è questo anche il motivo per cui ti sei attaccato a me: non ti risolvo un cazzo, anzi, ma finché sei con me non pensi.
- è che ti voglio bene. e stavo bene con te.
- questo è un discorso diverso. ma di fatto io ti servo per non guardare all'interno di te stesso, per non vedere le tue zone d'ombra.
- ma non è vero! tu non è che mi "servi". io non è che ti "uso". Io sentivo cose che non avevo mai sentito, belle sensazioni, a volte inquietanti ma belle... e quindi mi vedevo dentro eccome.
- vedevi quel lato di te: e quello ti piace, ok, ti sta bene che ci sia. ma gli altri non li guardavi neppure.
- ma quali? quelli negativi già li conosco.
- non bene, secondo me.
- ma io non ho subito alcun trauma: non mi è mai mancato nulla...
- la tua insoddisfazione deve pur avere una causa: alla psicologa il compito di capire quale.
- ma non risolverà niente: io voglio trovare un modo per dire a chiunque come mi sento, come cazzo mi sento, quello che penso e che vorrei.
- prima di tutto sarebbe il caso di capire perché ti senti così, da cosa deriva il tuo malessere; e poi nessuno potrà impedirti di dirlo, comunicarlo etc.
- non deriva da un cazzo. deriva dal fatto che sono un pirla.
- che sciocchezza. e se così fosse, perché agli altri dovrebbe interessare?
- perché magari può uscirne qualcosa di bello in cui altri si riconoscono, senza sapere manco di cosa si stia parlando in realtà.
- Perché dovrebbero riconoscersi nel malessere di un pirla? ad ogni modo ok, fallo.
- anche se serve a poco, può essere uno sfogo. ma poi tanto rimani come sei.
- e quindi?
- Voglio farlo lo stesso, non so in che modo.
- ok, fallo!
- ma anche tu stai male, comunque.
- Io non ci tengo a raccontarlo agli altri. tutt'al più porterò a termine quel cavolo di diario, visto che ho incominciato.
- e lì lo racconti.
- Poi comunque basta.
- ma io ti aiuterò...
- volentieri, se vuoi.
- Sì.
- ma prima pensa a te stesso.
- ok. ma poi tu avevi proposto una cosa anche tra me e te... io avrei sempre voluto proportela per primo, ma mi vergognavo.
- È un po' più problematico realizzarla a distanza, ma vedremo.
- ma cosa riguarda?
- una specie di romanzo, molto atipico.
- ma riguardo a cose nostre? private?!
- Non lo so. tu cosa avevi in mente?
- una cosa tipo: la nostra storia, che è interessante, ma non mi va certo di dirla al mondo... fatta in questo modo: un capitolo in cui c'è la storia vera e propria e un capitolo in cui è tipo un sogno, una cosa inconscia. capitoli così che si alternano, e alla fine si collegano.
- tipo Joyce?
- ehm... non so. Vuoi dire l'Ulisse? Tipo scrivere senza punteggiatura?
- Sono 24 capitoli, uno per ognuna delle ore del giorno; 24 come i libri dell'Odissea. Sono scritti ciascuno con uno stile diverso e l'ultimo è quello senza punteggiatura, "stream of consciousness".
- flusso di coscienza.
- sì. ma gli altri hanno tutti uno stile diverso, e alcuni sono spassosi, tipo quello "stile catechismo".
- potremmo leggere l'Ulisse insieme.
- è stupendo. difficile, ma stupendo.
- io ho letto solo l'ultimo capitolo a scuola, ma non ricordo più nulla.
- molly Bloom a letto, dopo che ha fatto sesso con l'amante.
- eh... è bello?
- è appunto l'ultimo capitolo.
- ah. ecco vedi, non ricordo nulla. Forse l'ho iniziato sull'antologia, ma poi non l'ho finito. boh. comunque si può fare, anche perché se devo scrivere cose su di me mi viene più voglia di farlo. Scrivere storie inventate è difficile. però appunto, poi che senso avrebbe?
- bisognerebbe essere un altro tipo di scrittore: "mimetico", dice Aristotele.
- cioè?
- cioè, secondo lui ci sono due tipi di artisti: quelli che imitano la realtà e quelli che esprimono sempre e solo la loro interiorità. sono completamente diversi, e lui preferisce di gran lunga i primi, perché più vari e completi, mentre Platone no. e come potrebbe? lui concepisce l'artista come una specie di filo di rame...
- che conduce o meno.
- sì, attraverso il quale passa la comunicazione, che però non è sua, anche se lui lo crede, ma è di Dio o chi per Lui.
- ah.
- questo rende gli artisti per Platone simili ai profeti, ai pazzi e agli innamorati. sono le forme della "thèia manìa" (divina follia).
- interessante. ma alla fine questo ipotetico romanzo sarebbe destinato a stare in un cassetto, nascosto.
- no, perché?
- perché parlerebbe di me e di te, di cose realmente successe.
- ma non ne parlerebbe in termini riconoscibili.
- La gente che conosci tu capirebbe, e anche la gente che conosco io.
- be', allora non raccontiamo, oppure cambiamo la storia, e lasciamo le parti oniriche.
- se cambiamo la storia si perde tutto.
- anche nel diario di E. molte cose sono cambiate rispetto a come sono successe. Ad esempio, alla fine il bambino nasce...
- Sì, ma tu mi devi inviare il libro completo, perché così a spezzoni non si capisce nulla.
- devo fare la revisione capitolo per capitolo, visto che non possiamo farla insieme; e poi te li spedisco man mano che li correggo.
- non possiamo farla quando ci vediamo?
- ci mettiamo un secolo! ma vabbè, proviamoci.
- ok. comunque guarda che è una bella idea: un capitolo la storia, quello dopo le pulsioni dei protagonisti, assurde... poi ancora la storia, poi di nuovo il sogno, fino a quando le cose non si confondono, e alla fine non c'è più un capitolo "storia" e uno "sogno": c'è solo un casino allucinato.
- come la nostra storia?
- come la nostra storia, già. potrebbe venire bene. però io di certo non saprei mai scrivere neanche tra un secolo pagine come quelle della chiesa... capito quale?
- Sì. tu scrivi bene.
- ecco, ci sono rimasto di merda.
- tu scrivi bene, ti ripeto.
- sì? Lo dici per non ferirmi.
- no, lo dico perché lo penso.
- ah. Mi fa piacere allora.
- poi hai molto gusto; e quindi dovresti anche riuscire a capire, per esempio, cosa stride nel mio rimaneggiamento del diario.
- lo spero.
- un critico che lo ha letto ha detto in sintesi che l'ho rovinato: che era una buona idea, ma l'ho soffocata con una resa non all'altezza.
- ah.
- e col tempo mi sono resa conto che aveva ragione. per questo devo rifarlo.
- lo aggiusteremo. ma poi io voglio scrivere quello con te!
- le due cose non si escludono. solo che il diario devo finirlo al massimo entro dicembre, per stare nei tempi che m'ha detto l'editore (sempre che poi lo pubblichi, eh!).
- Sì, ma io cosa devo fare? leggere e dirti se per me è credibile o meno?
- dovremmo leggerlo insieme, come facevo con i miei ex allievi; e loro mi dicevano: "guardi che qui non ci siamo... uno di sedici anni mica si esprime così!" e poi che ne so io di come si sta sotto eroina?
- manco io.
- ma un mio allievo purtroppo sì. e mi dava indicazioni... poi c'è un personaggio che non hai mai incontrato, una donna totalmente depravata, difficilissima da rendere.
- realmente esistita?
- sì, è ispirata ad una ballerina che ho conosciuto. Ho dato il suo aspetto fisico a Michelle, il personaggio. nanna?
- domani a che ora ti svegli?
- sarei dovuta entrare alle otto, ma come ti ho detto mi hanno cambiato l'orario senza dirmelo, e quindi entro alle 9,20.
- ok.
- sai che stasera, dopo una settimana, è tornato il gatto?
- Bene!
- Francesco era felicissimo, poveretto. chissà dov'è stato, quello scimunito.
- Gedeone!
- sì. è magro... l'ho sgridato moltissimo: si sentiva in colpa, teneva le orecchie basse. Alla fine però s'è incazzato e ha cominciato a mugolare con tono minaccioso, come per dire: "ma la pianti di spaccare le palle?"
- Ahah. ma come lo hai sgridato?
- l'ho sgridato come un bambino, né più né meno, tenendolo in braccio; e lui stava tutto floscio come uno straccio.
- poverino.
- stronzo! altro che poverino. siamo stati in pena una settimana.
- eh vabbè... si sarà perso da quache parte.
- quell'altro poveretto che s'è perso ad aprile, invece, non ce l'ha fatta.
- me l'hai detto che non è più tornato.
- temo che sia peggio: è tornato e proprio davanti alla soglia di casa l'hanno messo sotto. abbiamo trovato un gatto morto davanti a casa, uguale a lui.
- ah, cavoli.
- e se ci pensi è una cosa straziante.
- Sì. era quasi arrivato...
- e inoltre la cosa più inquietante, Alessandro, è che io quella storia l'avevo già scritta anni fa.
- Il racconto per bambini! per il teatro!
- Già: quello del cane. vedi, c'è stato un periodo pazzesco della mia vita, di cui non ti ho mai parlato, in cui - per fortuna temporaneamente - sono stata dotata del dono della profezia: prevedevo le cose, le scrivevo, e si sono quasi tutte avverate. mancava giusto questa, e poche altre. mi è successo tutto nel giro di un unico anno: poi per fortuna è passato.
- assurdo.
- sì. non è un episodio così isolato però: anche da bambina ho vissuto fatti strani. e poi a diciannove anni, quando ho letto "Umiliati e offesi" di Dostoevskij, sono stata da cani perché ho sentito in modo inequivocabile che io ero uno di quei personaggi e che mi sarebbero successe le stesse cose. naturalmente mi hanno presa per cretina, e invece era proprio così. perché quando capita che le cose le sento così tanto, ho sempre ragione. sempre.
- su di me cosa senti in modo forte?
- che sei il tassello mancante di una predizione fattami moltissimo tempo fa da una chiromante. ci avevo riso su.
- cioè? dimmela.
- sarebbe complicato spiegartela. manca ancora una cosa, però, per poter dire che la predizione era vera.
- e ovviamente io non la devo sapere, altrimenti ne sarei influenzato.
- sì.
- è una cosa brutta?
- no, in sé no.
- però, sì: nei tuoi confronti sì.
- può essere bella o brutta a seconda di come riesce e di come la si vive.
- ora sono curioso.
- la prima cosa non dipende da noi, la seconda sì.
- ma la prima cosa si è già avverata?
- la prima cosa sarebbe "come riesce"; la seconda "come la si vive". per ora non è successa né l'una né l'altra cosa.
- ah. allora la premonizione che c'entra?
- predizione.
- predizione, sì.
- era una vera e propria predizione, con tanto di lettura della mano.
- ma che diceva?
- c'era (c'è?) sulla linea della vita della mia mano un segno trasversale molto marcato verso la fine: secondo lei significava un'esperienza decisamente traumatica, ma non negativa (così diceva lei).
- invece ormai tu la vedi come una cosa negativa...
- Una cosa che si sarebbe verificata tardi, ma proprio molto tardi: troppo tardi per viverla, in pratica. e io ne avevo riso, perché avevo ventisei anni, e già mi immaginavo in carrozzella innamorata di un infermiere, e la cosa mi suscitava solo ilarità. e poi non ci credevo. vabbè, e poi corollari di altro genere, ma ti ripeto, non ci ho mai creduto. solo che adesso m'è tornata in mente.
- io credo che alcune cose dovremo chiuderle in una zona interna di noi in cui riviverle senza compromessi. Quello che ci è successo e ci succede è un'ingiustizia assurda.
- è quello che avevo detto alla chiromante: "ma che cavolo me ne faccio di una storia così importante se capita troppo tardi per viverla?"
- qualcuno si diverte, spero, a vedere tutto ciò.
- ma no, il senso probabilmente c'è, solo che è ben nascosto.
- dici che abbiamo frainteso il vero senso del nostro incontro?
- non possiamo ancora saperlo. ora vado a nanna.
- Sì, sì, anche io.
- mi scavo una bella tana...
- già: la tana!
- una tana sotto le coperte.
- Sì. per un po' anche io sono stato nella tana con te...
- sì... ma non era proprio una tana: la tana è sotto le coperte, non sopra.
- io volevo stare sotto!
- ma dove?
- tipo al bed and breakfast.
- sì, lì si poteva scavare una discreta tana.
- ma tu stavi sopra, e allora mi sono adattato.
- ero vestita: dovevo andare a scuola... quindi non ho scavato.
- lo so. vabbè però... bei momenti. cazzo. cristo.
- era solo l'altroieri, Alessandro: ne parli come se fosse un secolo fa.
- è che mi manca.
- anche a me sembra un secolo, a dire il vero. l'altra volta no.
- cioè, mi sembra sia stato un sogno, più che altro.
- realistico, come sogno.
- eh sì. ma poi si faceva sempre tardi... il tempo andava velocissimo, cazzo: nel giro di dieci minuti erano già le cinque. mi sembrava sempre di non aver detto abbastanza. vabbè, ora devi andare a dormire, e anche io ci vado.
- sì.
- Bianca, ti voglio bene. Non dubitarlo. Trasferirsi o non trasferirsi... cristo.
- è meglio di no.
- trasferirsi intendi?
- voler bene.
- è meglio che non ti voglia bene?
- non così.
- così come? e tu invece?
- io non voglio sentire niente.
- non vuoi?
- no.
- ma di fatto?
- di fatto sono congelata. devo esserlo. tu sei in una posizione di enorme vantaggio rispetto a me, e quindi sono io che devo prendere le distanze.
- ma io mica ti ipnotizzo.
- parlo del vantaggio che ti dà l'età, il carattere, il fatto di essere maschio ed altro ancora.
- ok. però potevi dirmelo che stavi così.
- perché, non si capiva?
- non lo so. al bed and breakfast hai guardato l'ora e all'improvviso eri già in bagno, e subito dopo via. banalmente vuol dire che era tardi, in realtà che eri a disagio. Ma io sono un illuso, si sa, no?
- in che senso illuso?
- illuso che non fossi "congelata". che stessi bene con me.
- ma stavo bene, in quel momento. Solo che dopo sono tornata alla realtà, e l'ho vista tutta.
- Ed è per questo che non dobbiamo più fare sesso, me ne rendo conto, purtroppo: perché ci porta fuori dalla realtà. cioè, poi vivere la realtà quotidiana diventa impossibile.
- io non credo affatto che a te la renda impossibile.
- il fatto di non poter stare con te, come vorrei, non mi fa di certo stare bene. poi boh, vedi tu.
- ma non ti preclude niente.
- non è colpa mia se io non sono sposato e ho diciannove anni. sta di fatto che ci sto male.
- vedi, il fatto è che io mi devo congelare: perché non mi scongelo di mio, ma proprio solo in relazione a te: e lì sta l'aspetto pericoloso e malsano della cosa.
- ma è perchè ti ispiro belle sensazioni.
- no, è semplicemente perché tu sei tu, non c'è una ragione sensata. E questo mi spaventa, come tutte le cose totalmente irrazionali. È lo stesso identico casino in cui mi aveva messa Gabriele...
- Eh no, cazzo, no!
- Con lui ero caldissima e con tutti gli altri un pesce morto; quindi è ovvio che perdere lui per me sia stato, oltre che terribile in sé e per il bambino, anche un vero e proprio trauma a livello sessuale: voleva dire in pratica chiudere con il sesso a ventotto anni, oppure farlo semplicemente per non dire di no agli uomini. E infatti è sempre stato così,  finora. Adesso non voglio proprio finire nella stessa trappola.
- Ma tutto questo non ha senso! A maggior ragione perché io sono completamente inesperto.
- Non c'entra un fico l'esperienza, Alessandro. Non è un fatto di "tecnica", né un fatto puramente fisico.
- pensavo potesse essere una grande cosa.
- Proprio per niente, visto che devo perderti in ogni caso. Hai idea di come mi sentirei dopo?
- ma tu non mi perdi.
- sì invece.
- pensavo di fare del bene, ma alla fine non è così.
- Questo argomento è triste e importante...
- sì, molto.
- perché significa in poche parole che, mentre io non condiziono la tua vita e il tuo futuro, tu invece sì, pur non volendolo. ma non prenderlo come un rimprovero.
- troveremo un modo per rendere il tutto una cosa positiva.
- è un problema mio e solo mio: tu non devi fartene carico.
- anche mio! Perché se tu stai male anche io sto male. voglio aiutarti.
- sì, lo so, Alessandro.
- tutta questa forza potente che si crea si potrà in qualche modo dirigere in un verso positivo, no?
- lo spero tanto.
- sì, sì: ci riusciremo. e così tu starai bene.
- ok.
- questo è un "ok" senza convinzione, lo so. Ma ti ricrederai.
- a proposito, Alessandro... so che non ti sembrerà corretto, ma ho detto a Marta che sei venuto a trovarmi un'altra volta, solo che eri di fretta e dovevi parlarmi di cose importanti.
- ma perchè glielo hai detto?
- perché non era verosimile: non capiva perché tu rimandassi di continuo.
- ma ora si incazzerà con me.
- no.
- eh, speriamo.
- scusami, in ogni caso. poi era stupita e un po' scossa perché ieri sera eri tesissimo, a quanto mi ha detto. dovresti parlare un po' di più con lei, credo.
- ma che c'entra... lei si spaventa. ieri si è spaventata.
- appunto.
- che dovrei dirle? il fatto è che mi vedeva in webcam...
- piuttosto che spaventarla dille qualsiasi cosa.
- eh ok. non l'ho fatto apposta. è stato un momento un po' così... stavo ascoltando il tuo cd.
- i folletti di vetro?
- dio che bella Cantico dei drogati. cazzo. mi fa stare male.
- anche la Ballata degli impiccati è stupenda.
- già in macchina con te non parlavo più perché stavo un po' male.
- infatti ho tolto il cd.
- eh sì. io pensavo "il primo ascolto non mi fa mai nessun effetto". invece non è stato così, cazzo.
- certo che se non glielo dici, a Marta... che ne sa che è l'effetto di un cd?
- eh, perché fa venire a galla cose strane.
- potevi dirglielo: "ehi, sto ascoltando De André".
- giel'ho detto, perché lei mi chiedeva. quel pezzo spacca tutto. poi l'attacco di batteria, prima del ritornello diciamo, è così all'antica che spacca tutto. è una cosa proprio particolare, come tutto il brano, ma ci sta troppo bene: è come un'atmosfera a sé... che però può essere anche attuale. Entri in un mondo inconscio.
- sì, è così. anche a me fa quell'effetto. Ora buona notte davvero.
- Nanna, sì. fila nella tana!
- tu con l'orso.
- sì!
- ok. notte.
- notte!

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