12 settembre - ore 22
- Ciao
Marta.
- ciao.
- non
ti hanno detto più niente dalla scuola?
- no.
- so
dai ragazzi che metà cattedra è ancora da assegnare.
- esatto:
latino e greco in V.
- è
appunto per questo che ti chiedevo.
- non
mi han detto nulla.
- che
stronzi. tanto per cambiare...
- staranno
cercando fra quelli abilitati o almeno laureati, immagino.
- può
darsi. ma conoscendo i miei
polli, e il nepotismo imperante, ne dubito.
- qualcuno
non mi vuole, insomma.
- è
possibile, conoscendoli; lo stesso era successo a me. il mio primo incarico l'avevo avuto lì: un anno
faticosissimo, con ben tre maturità. ho lavorato decisamente bene, con
ottimi risultati; e alla fine, indovina un po'? la preside ha imboscato la mia cattedra per assegnarla a una
sua amica. è da sempre che le
cose vanno così lì dentro.
- beh
sopravviverò. che devo fare?
- non
ne dubito, ma è anche una questione di principio.
- sì
sì; però mi manca solo di disperarmi per loro.
- oh
no, non ne vale la pena!
- quindi,
se non mi vogliono, vadano a cagare.
- sì.
- poi
è possibile che semplicemente stiano cercando fra quelli più grandi.
- mah,
sì.
- se
non è così, sono quasi costretti a richiamarmi: chi trovano se no? Gianni
rifiuterebbe.
- Gianni
deve fare altro, no?
- studiare,
come me. solo che lui, secondo
me, ci tiene di meno all'insegnamento.
- sì,
è possibile.
- beh
in ogni caso non ho voglia di (ri)farmi il sangue amaro per 'sta storia. ne ho avuto a sufficienza fino a
giugno, e poi ora ho gli esami.
- bene.
- non
che abbia un particolare entusiasmo, però va bene così. insomma... sono
stata più felice in altri momenti della mia vita.
- almeno
vai avanti per la tua strada, Marta.
- ah
sì.
- è
già molto, sai?
- ci
si accontenta.
- io
non sempre ce l'ho fatta. e non
parliamo poi di altre persone che sai.
- uno
ad un certo punto la strada la deve pur trovare! eccheccazzo. O almeno devi trascinarti per quella che hai,
come sto facendo io.
- non
se è del tutto sbagliata: allora è bene cambiare. ma la tua è giusta.
- mah,
spero.
- nel
caso di Alex per esempio era proprio sbagliata; solo che adesso non ne ha
un'altra. non sta facendo nessuna
scelta.
- appunto.
- torno
a pregarti, se ne hai voglia e possibilità, di seguirlo un po' tu, perché io
non ce la sto proprio più facendo con lui.
- di
nuovo?
- no,
sempre peggio.
- Ma
guarda, io lo farei anche, se non fosse che (a parte in rari casi) parla a
monosillabi con me.
- deve
troncare con me: troncare proprio.
- non
lo vuole fare.
- no,
ma così è da pazzi. cioè, io ci
esco pazza, più che altro.
- l'ho
pensato anch'io che è da pazzi, ma è una causa persa. e comunque, ripeto, vuole che lo consigli tu.
- non
è vero, sono balle. ascolta, il
fatto è che una cosa dice e un'altra fa.
è per questo che ci esco pazza. per
questo e per altro. ora non fa
che piangere... piange sempre.
- lo
so.
- l'altra
sera al telefono ha pianto per un'ora.
- l'ho
visto ieri in webcam mentre scriveva: un vero delirio.
- non
riuscivo a farlo smettere, nemmeno a farlo ragionare. Ma vedi, se io gli dò dei
consigli, lui non li segue!
- i
motivi per cui piange? che
motivazioni ti dà?
- piange
perché ha un casino dentro; e mi sta dissestando del tutto.
- beh
in parte ci sta riuscendo anche con me.
- è
terribile avere a che fare con lui, purtroppo.
- già. io non so come aiutarlo comunque, oltre
a quello che faccio e gli dico.
- io
ho perso la speranza.
- andiamo
bene.
- ti
faccio l'esempio di stasera: poco fa era disperato per vari motivi tra cui il
fatto che vorrebbe sentirsi "assolto" (da me) per il fatto che gli
piacciono fisicamente delle ragazze, cosa che lui non ritiene compatibile con
l'altezza dei suoi sentimenti. Gli ho chiuso la conversazione in faccia.
- ma
è folle tutto questo!!!
- Io
non ce la faccio proprio a gestirlo.
- lo
capisco.
- insomma,
deve imparare ad assumersi la responsabilità delle sue azioni e delle sue
scelte: non può delegarla tutta a me.
- sì,
è ora. ma lo rimproveri perché è
a casa a fare niente?
- che
lo rimprovero a fare? gli ho dato
degli indirizzi, ma non li segue.
- fagli
presente che se la sua vita fa schifo è perché non fa nulla per migliorarla.
- lo
sa benissimo.
- e
allora ha poco da lamentarsi.
- poi
è disperato perché dice che mi sente diversa (e lo sono).
- lo
siete tutti e due da quando ci siamo visti.
- il
guaio è, Marta (non dovrei dirtelo però, e mi devi giurare di non dirglielo), che subito dopo essere partito ha ripreso il treno ed è tornato qui.
- ah.
- e
le cose si sono messe malissimo, perché in breve è stato fin troppo chiaro che
niente può funzionare come si deve. la
situazione poi è letteralmente esplosa quando gli ho detto che per poterlo
seguire dovrebbe essere come un figlio per me e bisognerebbe escludere tutte le
prospettive di altro genere.
- questa
è follia pura.
- e
che a quelle condizioni sarei stata felicissima di vederlo anche tutti i
giorni, e sarei stata davvero contenta se si fosse trasferito qui. già: ma a quel punto lui ha trovato un
mare di scuse e ha declinato la mia offerta. questo
mi ha dato un dolore immenso, e lui sa di avermi delusa a morte, perché in
pratica è come dire che se non c'è di mezzo il sesso la cosa non gl'interessa.
- fanculo. io avrei troncato prima. questa è follia.
- prima
di cosa? prima di rendermi conto?
Ma non potevo mica saperlo, prima.
- allora,
subito dopo.
- e
l'ho fatto.
- appunto.
- è
per questo che è disperato. e poi
si fa schifo da solo etc. etc. tutte
cose in cui non intendo aiutarlo.
- non
vedo come possa aiutarlo io. cioè,
è evidente che non gli interessa il mio parere o il mio aiuto.
- perché,
il mio sì?
- beh,
il tuo aiuto no magari. vuole
stare con te e basta.
- ascolta,
in tutta sincerità: Alessandro è
una bella persona, animato da sentimenti sinceri, anche; però (ed è per questo
che ha una paura fottuta) ha delle zone d'ombra spaventose che lui stesso non
conosce. ha bisogno di me perché
si sente confortato come da una mamma: vorrebbe sempre essere tenuto in braccio
e consolato.
- ma
non è vero, lo sai, e te l'ha detto.
- Il
fatto è che in realtà ha paura, paura di se stesso e di quello che potrebbe
essere, per esempio della sua sensualità, che lo spaventa a morte. insomma, io lo capisco...
- io
no.
- perché
quando sei fatto così ti spaventi e non sai di che diavolo potresti essere
capace.
- boh,
io ci rinuncio.
- lui
sente o pensa che certe sue tendenze negative con me sarebbero come esorcizzate;
e forse per lui è così: ma non si rende conto che per me tutto questo è
devastante. Non può liberarsi della sua negatività attraverso di me: tutto
quello che succede è che contamina anche me e mi fa star male, prova ne sia il
fatto che non lo libero da un bel niente! è
fermo al punto di prima, con le stesse esitazioni, gli stessi dubbi e le stesse
tensioni negative.
- che
cosa posso dire o fare io secondo te?
- non
lo so, Marta. però ho sentito che
dovevo dirti qualcosa perché la situazione è grave, e tacere finora non ha
fatto che peggiorare le cose. tutto
quello che sento adesso è un bisogno disperato di difendermi, mentre lui
insiste a dire che vuole "aiutarmi".
- senti,
è sincero ma sbaglia. capisci le
mie difficoltà proprio pratiche nello stargli dietro?
- sì.
- a
parte la mia disposizione nel farlo, il 99% delle volte lo contatto io, se no
zero.
- ti
dirò, ha un po' la coda di paglia con te.
- perché?
- per
via di quello che ti ho detto, che è tornato qui: non gli piace fingere né
mentire.
- a
maggior ragione, dimmi se posso stare dietro a uno che mi dice palle. comunque non mi contatta quasi mai. di cosa ha paura?
- di
essere preso per pazzo, ovvio.
- vabbè. quando ci parliamo parlo solo io,
tranne rari casi: lui parla a monosillabi e faccine. nel migliore dei casi mi chiede dove sei. se gli chiedo cosa ha fatto la sera mi
dice "sono uscito". se
gli chiedo se ha scelto o guardato qualcosa per l'università mi dice no oppure
boh. ogni tanto, come ieri sera,
ha uno sfogo isterico, e ti assicuro che io lo ascolto. lui è anche contento dopo; più sereno, insomma.
- filosofia
è già nel dimenticatoio?
- sinceramente,
lo spero. comunque non lo so.
- ma
che altro preferiresti?
- non
lo so. in più, non mi dice
nemmeno tutto. ora tu dimmi cosa
devo fare.
- tutto
cosa?
- per
esempio non mi ha detto che è tornato qui.
- ma
non può, non può proprio. non
dirgli che lo sai, ti prego!
- no,
non glielo dico. ma che non può è
una stronzata. io mi sento una
cretina.
- Marta, potrebbe forse dirti che vuole starsene in braccio a una donna come se
avesse due anni? cosa penseresti
di lui?
- penso
che è inutile che io gli stia dietro. ma
questo già prima. e che la mia è
fatica sprecata.
- io
invece credo questo: che passerà un gran brutto momento e sarà preso da una
specie di panico senza la pseudo-mamma pronta a perdonarlo, abbracciarlo etc. e a quel punto, quando si renderà ben
conto di come sta, avrà bisogno di aiuto, e non del mio.
- forse
non sono stata molto chiara: a lui di me e del mio aiuto non gliene frega molto.
sono una specie di appendice a
te, credo, o poco più.
- per
adesso, Marta: perché pensa ancora di poter contare sul mio; e non ha ancora
capito che non ce la faccio più, e che se anche ce la facessi non vorrei più,
perché così non cresce mai e non arriva mai a guardare in faccia le sue zone
d'ombra. e invece deve.
- potrei
a quel punto essermi stancata io, magari già da un po'.
- lo
capisco perfettamente.
- cioè,
quando gli dico che spero che torni una volta a Torino, so perfettamente che
anche lui lo spera, ma è per vedere te; e dopo un po', sai...
- no,
ascolta, non è così. lui ci
tiene, ma è confuso e disperato. io
sono una specie di droga: mi assume come un narcotico. quando è in crisi d'astinenza sta da cani.
- ma
non è certo un modo sano di intendere un rapporto.
- ovvio. quando sta bene, allora ragiona più
lucidamente e salta fuori che gli piacerebbe vederti e andare alla Mole, e
magari anche studiare; ma vedi, finché sta così male e continua a pensare che
sia per me (mentre non è vero: sta male di suo), non riesce a ragionare.
- sono
d'accordo.
- e
non si rapporta bene con nessuno.
- in
tutta sincerità, uno psicologo lo aiuterebbe.
ma lui non vuole e anche tu sei contro.
- ci
sta andando, non lo sapevi?
- ah
sì? beh te l'ho detto che non mi
dice un cazzo: questa è la prova.
- la
sua ex professoressa di italiano è una psicologa. suo padre l'ha costretto e lui c'è andato.
- meno
male.
- C'è
andato la settimana scorsa; naturalmente è scoppiato in lacrime mentre le
parlava.
- già,
questo me lo avevi detto, ma non pensavo che ci stesse andando in modo
sistematico.
- mi
ha detto che ci tornerà.
- speriamo.
- per
adesso non gli è servito.
- Eh
grazie, una volta sola...
- certi
suoi problemi, Marta, non so proprio chi e come possa risolverli. mica tutto è risolvibile. tipo: se uno scopre di essere un
pedofilo (non è il suo caso, ovvio), come la risolve?
- beh,
non lo so. non sono una
psicologa.
- Vedi, non tutto si risolve.
- senti...
- sì.
- Anch'io
sto andando da una psicologa. è
ovvio che non ha la bacchetta magica...
- e
ti aiuta?
- non
mi risolve i problemi irrisolvibili, ovviamente, ma mi ci fa convivere.
- mah.
a me non era servito. ne ho visto più d'uno e non è servito
a niente, tant'è vero che Alessandro ha avuto subito buon gioco con me.
- a
me sta servendo abbastanza, anche se, ti dirò, dal periodaccio sono uscita
cominciando a insegnare.
- infatti:
insegnare è terapeutico.
- molto.
- se
prende la piega giusta.
- se
te lo fanno fare, più che altro.
- comunque
bisogna anche che la classe ti aiuti un po', se no son cazzi.
- questo
sì. però Alessandro davvero
sembra che non voglia fare nulla per uscirne.
- io
gli voglio un gran bene, ed è per questo che devo tirarmi indietro.
- sarà. io, anche volendo, non saprei proprio
da dove cazzo cominciare con lui.
- non
puoi cominciare niente, se non lo conosci e se non sai alcune cose di lui; ma
prima o poi finirà per dirtele, credo.
- mah, dubito.
- Sì, lo farà, se mi tolgo dai piedi io.
e io credimi, non ce la faccio più. Mi contatta solo per chiedermi di
perdonarlo qualunque cosa faccia, e se non lo faccio piange, si dispera e dice
che prende il treno.
- ma
cazzo! che situazione di merda.
- sì.
- mah,
vabbè. Quando sarò la sua ultima sponda vedrò il da farsi. mi sa però che non finirò mai la mia
psicoterapia...
- perché?
- perché
fa del male anche a me, Alessandro. e
tutta la situazione.
- lui
non riesce a capire che fa del male pur
volendo (sinceramente) fare del bene.
- Mi
sento una cretina. ma guarda, il
male che provo io per lui di fatto non è quello che lui fa a me. a parte tutto, io non sopporto che un
ragazzo così intelligente si stia comportando così. cioè, il pantano in cui è immerso, la non volontà di
uscirne, io non li concepisco. sarà
perché sono io stupidamente normale o banale.
- sì,
è molto intelligente, ma ha dei vuoti paurosi dentro. ha delle pulsioni strane e molto violente e non riesce a
guardarsi dentro. ogni tanto mi
dice: "non potrei mai farti del male neppure in un raptus totalmente
animale. almeno credo". cioè cazzo, io non è che lo credo: ne
sono certa! capisci cosa
intendo?
- certo. se vogliamo anche solo parlare
dell'eventualità di fare del male, non è proprio sintomo di stabilità, ecco.
- appunto. è questo che intendo dire quando ti
dico che lui sta male, perché ha paura di quello che ha dentro e non vuole
vederlo.
- ci
va uno psicologo che te ne spieghi i motivi: ne sono convinta. almeno dopo lo sai.
- non
so se basti, ma è già qualcosa.
- almeno
razionalizza. poi questo è
successo a me, magari con lui non funziona.
- con
me non ha funzionato, te l'ho detto: ne ero già conscia, ma non mi è servito
esserlo.
- è
soggettivo, evidentemente.
- anche
la sua divaricazione sesso-sentimenti nasce da un profondo terrore che lui si
porta dentro; ed è autentico terrore.
- sempre
delle sue pulsioni immagino.
- sì. non sa bene dove potrebbero portarlo,
neppure esattamente in quale direzione.
- dovrebbe
avere un po' più di fiducia in sé, e sapere che deciderà lui dove lo portano.
- non
esclude nulla, neppure di poter
essere gay.
- beh
ma questo è normale, lo pensiamo tutti, più o meno seriamente.
-
Non direi proprio.
- ma
sì, secondo me sì. poi se uno
capisce di non esserlo, ok.
- sarebbe
il meno, in fondo. Ma non è gay, direi. È molto attratto dalla fisicità in sé,
e con una soglia di percezione pericolosamente alta.
-
Il che non esclude l'omosessualità, volendo.
in che senso alta?
- Nel
senso che un rapporto normale lo annoia.
ha bisogno di stimoli forti, e questo sì, è veramente pericoloso.
- io
direi che intanto potrebbe cominciare con qualcosa di normale, sempre meglio
del niente di adesso. lo so che
sono banale.
- non
gli riesce bene, finché ha in testa una cosa anormale con me.
- eh
è questo il punto, lo so.
- È
uno stimolo forte appunto perché anormale.
- che
ti devo dire? vedi se ti riesce
di staccarti, intanto, credo sia l'unico inizio possibile. poi sai, rimane sempre il fatto che io
mi sento una cretina... cioè, non
ho grandi possibilità di azione in questa situazione. proprio no. in
effetti mi chiedo perché non ci abbia ancora rinunciato... la mia autostima ne risentirebbe
positivamente.
- grazie
in ogni caso.
- di
nulla, figurati.
- vado
a nanna.
- ora
mi rimetto a studiare. c'è Alex
in linea.
- lo
so.
- non
ti ha contattato???
- ora
sì.
- ah
ecco. dai, io vado: buona notte.
- ma
vado anch'io: domani ho lezione. notte!
- notte.
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