domenica 27 gennaio 2013

E' folle tutto questo!


12 settembre - ore 22
- Ciao Marta.
- ciao.
- non ti hanno detto più niente dalla scuola?
- no.              
- so dai ragazzi che metà cattedra è ancora da assegnare.
- esatto: latino e greco in V.
- è appunto per questo che ti chiedevo.
- non mi han detto nulla.
- che stronzi. tanto per cambiare...
- staranno cercando fra quelli abilitati o almeno laureati, immagino.
- può darsi. ma conoscendo i miei polli, e il nepotismo imperante, ne dubito.
- qualcuno non mi vuole, insomma.
- è possibile, conoscendoli; lo stesso era successo a me. il mio primo incarico l'avevo avuto lì: un anno faticosissimo, con ben tre maturità. ho lavorato decisamente bene, con ottimi risultati; e alla fine, indovina un po'? la preside ha imboscato la mia cattedra per assegnarla a una sua amica. è da sempre che le cose vanno così lì dentro.
- beh sopravviverò. che devo fare?
- non ne dubito, ma è anche una questione di principio.
- sì sì; però mi manca solo di disperarmi per loro.
- oh no, non ne vale la pena!
- quindi, se non mi vogliono, vadano a cagare.
- sì.
- poi è possibile che semplicemente stiano cercando fra quelli più grandi.
- mah, sì.
- se non è così, sono quasi costretti a richiamarmi: chi trovano se no? Gianni rifiuterebbe.
- Gianni deve fare altro, no?
- studiare, come me. solo che lui, secondo me, ci tiene di meno all'insegnamento.
- sì, è possibile.
- beh in ogni caso non ho voglia di (ri)farmi il sangue amaro per 'sta storia. ne ho avuto a sufficienza fino a giugno, e poi ora ho gli esami.
- bene.
- non che abbia un particolare entusiasmo, però va bene così. insomma... sono stata più felice in altri momenti della mia vita.
- almeno vai avanti per la tua strada, Marta.
- ah sì.
- è già molto, sai?
- ci si accontenta.
- io non sempre ce l'ho fatta. e non parliamo poi di altre persone che sai.
- uno ad un certo punto la strada la deve pur trovare! eccheccazzo. O almeno devi trascinarti per quella che hai, come sto facendo io.
- non se è del tutto sbagliata: allora è bene cambiare. ma la tua è giusta.
- mah, spero.
- nel caso di Alex per esempio era proprio sbagliata; solo che adesso non ne ha un'altra. non sta facendo nessuna scelta.
- appunto.
- torno a pregarti, se ne hai voglia e possibilità, di seguirlo un po' tu, perché io non ce la sto proprio più facendo con lui.
- di nuovo?
- no, sempre peggio.
- Ma guarda, io lo farei anche, se non fosse che (a parte in rari casi) parla a monosillabi con me.
- deve troncare con me: troncare proprio.
- non lo vuole fare.
- no, ma così è da pazzi. cioè, io ci esco pazza, più che altro.
- l'ho pensato anch'io che è da pazzi, ma è una causa persa. e comunque, ripeto, vuole che lo consigli tu.
- non è vero, sono balle. ascolta, il fatto è che una cosa dice e un'altra fa. è per questo che ci esco pazza. per questo e per altro. ora non fa che piangere... piange sempre.
- lo so.
- l'altra sera al telefono ha pianto per un'ora.
- l'ho visto ieri in webcam mentre scriveva: un vero delirio.
- non riuscivo a farlo smettere, nemmeno a farlo ragionare. Ma vedi, se io gli dò dei consigli, lui non li segue!
- i motivi per cui piange? che motivazioni ti dà?
- piange perché ha un casino dentro; e mi sta dissestando del tutto.
- beh in parte ci sta riuscendo anche con me.
- è terribile avere a che fare con lui, purtroppo.
- già. io non so come aiutarlo comunque, oltre a quello che faccio e gli dico.
- io ho perso la speranza.
- andiamo bene.
- ti faccio l'esempio di stasera: poco fa era disperato per vari motivi tra cui il fatto che vorrebbe sentirsi "assolto" (da me) per il fatto che gli piacciono fisicamente delle ragazze, cosa che lui non ritiene compatibile con l'altezza dei suoi sentimenti. Gli ho chiuso la conversazione in faccia.
- ma è folle tutto questo!!!
- Io non ce la faccio proprio a gestirlo.
- lo capisco.
- insomma, deve imparare ad assumersi la responsabilità delle sue azioni e delle sue scelte: non può delegarla tutta a me.
- sì, è ora. ma lo rimproveri perché è a casa a fare niente?
- che lo rimprovero a fare? gli ho dato degli indirizzi, ma non li segue.
- fagli presente che se la sua vita fa schifo è perché non fa nulla per migliorarla.
- lo sa benissimo.
- e allora ha poco da lamentarsi.
- poi è disperato perché dice che mi sente diversa (e lo sono).
- lo siete tutti e due da quando ci siamo visti.
- il guaio è, Marta (non dovrei dirtelo però, e mi devi giurare di non dirglielo), che subito dopo essere partito ha ripreso il treno ed è tornato qui.
- ah.
- e le cose si sono messe malissimo, perché in breve è stato fin troppo chiaro che niente può funzionare come si deve. la situazione poi è letteralmente esplosa quando gli ho detto che per poterlo seguire dovrebbe essere come un figlio per me e bisognerebbe escludere tutte le prospettive di altro genere.
- questa è follia pura.
- e che a quelle condizioni sarei stata felicissima di vederlo anche tutti i giorni, e sarei stata davvero contenta se si fosse trasferito qui. già: ma a quel punto lui ha trovato un mare di scuse e ha declinato la mia offerta. questo mi ha dato un dolore immenso, e lui sa di avermi delusa a morte, perché in pratica è come dire che se non c'è di mezzo il sesso la cosa non gl'interessa.
- fanculo. io avrei troncato prima. questa è follia.
- prima di cosa? prima di rendermi conto? Ma non potevo mica saperlo, prima.
- allora, subito dopo.
- e l'ho fatto.
- appunto.
- è per questo che è disperato. e poi si fa schifo da solo etc. etc. tutte cose in cui non intendo aiutarlo.
- non vedo come possa aiutarlo io. cioè, è evidente che non gli interessa il mio parere o il mio aiuto.
- perché, il mio sì?
- beh, il tuo aiuto no magari. vuole stare con te e basta.
- ascolta, in tutta sincerità: Alessandro è una bella persona, animato da sentimenti sinceri, anche; però (ed è per questo che ha una paura fottuta) ha delle zone d'ombra spaventose che lui stesso non conosce. ha bisogno di me perché si sente confortato come da una mamma: vorrebbe sempre essere tenuto in braccio e consolato.
- ma non è vero, lo sai, e te l'ha detto.
- Il fatto è che in realtà ha paura, paura di se stesso e di quello che potrebbe essere, per esempio della sua sensualità, che lo spaventa a morte. insomma, io lo capisco...
- io no.
- perché quando sei fatto così ti spaventi e non sai di che diavolo potresti essere capace.
- boh, io ci rinuncio.
- lui sente o pensa che certe sue tendenze negative con me sarebbero come esorcizzate; e forse per lui è così: ma non si rende conto che per me tutto questo è devastante. Non può liberarsi della sua negatività attraverso di me: tutto quello che succede è che contamina anche me e mi fa star male, prova ne sia il fatto che non lo libero da un bel niente! è fermo al punto di prima, con le stesse esitazioni, gli stessi dubbi e le stesse tensioni negative.
- che cosa posso dire o fare io secondo te?
- non lo so, Marta. però ho sentito che dovevo dirti qualcosa perché la situazione è grave, e tacere finora non ha fatto che peggiorare le cose. tutto quello che sento adesso è un bisogno disperato di difendermi, mentre lui insiste a dire che vuole "aiutarmi".
- senti, è sincero ma sbaglia. capisci le mie difficoltà proprio pratiche nello stargli dietro?
- sì.
- a parte la mia disposizione nel farlo, il 99% delle volte lo contatto io, se no zero.
- ti dirò, ha un po' la coda di paglia con te.
- perché?
- per via di quello che ti ho detto, che è tornato qui: non gli piace fingere né mentire.
- a maggior ragione, dimmi se posso stare dietro a uno che mi dice palle. comunque non mi contatta quasi mai. di cosa ha paura?
- di essere preso per pazzo, ovvio.
- vabbè. quando ci parliamo parlo solo io, tranne rari casi: lui parla a monosillabi e faccine. nel migliore dei casi mi chiede dove sei. se gli chiedo cosa ha fatto la sera mi dice "sono uscito". se gli chiedo se ha scelto o guardato qualcosa per l'università mi dice no oppure boh. ogni tanto, come ieri sera, ha uno sfogo isterico, e ti assicuro che io lo ascolto. lui è anche contento dopo; più sereno, insomma.
- filosofia è già nel dimenticatoio?
- sinceramente, lo spero. comunque non lo so.
- ma che altro preferiresti?
- non lo so. in più, non mi dice nemmeno tutto. ora tu dimmi cosa devo fare.
- tutto cosa?
- per esempio non mi ha detto che è tornato qui.
- ma non può, non può proprio. non dirgli che lo sai, ti prego!
- no, non glielo dico. ma che non può è una stronzata. io mi sento una cretina.
- Marta, potrebbe forse dirti che vuole starsene in braccio a una donna come se avesse due anni? cosa penseresti di lui?
- penso che è inutile che io gli stia dietro. ma questo già prima. e che la mia è fatica sprecata.
- io invece credo questo: che passerà un gran brutto momento e sarà preso da una specie di panico senza la pseudo-mamma pronta a perdonarlo, abbracciarlo etc. e a quel punto, quando si renderà ben conto di come sta, avrà bisogno di aiuto, e non del mio.
- forse non sono stata molto chiara: a lui di me e del mio aiuto non gliene frega molto. sono una specie di appendice a te, credo, o poco più.
- per adesso, Marta: perché pensa ancora di poter contare sul mio; e non ha ancora capito che non ce la faccio più, e che se anche ce la facessi non vorrei più, perché così non cresce mai e non arriva mai a guardare in faccia le sue zone d'ombra. e invece deve.
- potrei a quel punto essermi stancata io, magari già da un po'.
- lo capisco perfettamente.
- cioè, quando gli dico che spero che torni una volta a Torino, so perfettamente che anche lui lo spera, ma è per vedere te; e dopo un po', sai...
- no, ascolta, non è così. lui ci tiene, ma è confuso e disperato. io sono una specie di droga: mi assume come un narcotico. quando è in crisi d'astinenza sta da cani.
- ma non è certo un modo sano di intendere un rapporto.
- ovvio. quando sta bene, allora ragiona più lucidamente e salta fuori che gli piacerebbe vederti e andare alla Mole, e magari anche studiare; ma vedi, finché sta così male e continua a pensare che sia per me (mentre non è vero: sta male di suo), non riesce a ragionare.
- sono d'accordo.
- e non si rapporta bene con nessuno.
- in tutta sincerità, uno psicologo lo aiuterebbe. ma lui non vuole e anche tu sei contro.
- ci sta andando, non lo sapevi?
- ah sì? beh te l'ho detto che non mi dice un cazzo: questa è la prova.
- la sua ex professoressa di italiano è una psicologa. suo padre l'ha costretto e lui c'è andato.
- meno male.
- C'è andato la settimana scorsa; naturalmente è scoppiato in lacrime mentre le parlava.
- già, questo me lo avevi detto, ma non pensavo che ci stesse andando in modo sistematico.
- mi ha detto che ci tornerà.
- speriamo.
- per adesso non gli è servito.
- Eh grazie, una volta sola...
- certi suoi problemi, Marta, non so proprio chi e come possa risolverli. mica tutto è risolvibile. tipo: se uno scopre di essere un pedofilo (non è il suo caso, ovvio), come la risolve?
- beh, non lo so. non sono una psicologa.
- Vedi, non tutto si risolve.
- senti...
- sì.
- Anch'io sto andando da una psicologa. è ovvio che non ha la bacchetta magica...
- e ti aiuta?
- non mi risolve i problemi irrisolvibili, ovviamente, ma mi ci fa convivere.
- mah. a me non era servito. ne ho visto più d'uno e non è servito a niente, tant'è vero che Alessandro ha avuto subito buon gioco con me.
- a me sta servendo abbastanza, anche se, ti dirò, dal periodaccio sono uscita cominciando a insegnare.
- infatti: insegnare è terapeutico.
- molto.
- se prende la piega giusta.
- se te lo fanno fare, più che altro.
- comunque bisogna anche che la classe ti aiuti un po', se no son cazzi.
- questo sì. però Alessandro davvero sembra che non voglia fare nulla per uscirne.
- io gli voglio un gran bene, ed è per questo che devo tirarmi indietro.
- sarà. io, anche volendo, non saprei proprio da dove cazzo cominciare con lui.
- non puoi cominciare niente, se non lo conosci e se non sai alcune cose di lui; ma prima o poi finirà per dirtele, credo.
- mah, dubito.
- , lo farà, se mi tolgo dai piedi io. e io credimi, non ce la faccio più. Mi contatta solo per chiedermi di perdonarlo qualunque cosa faccia, e se non lo faccio piange, si dispera e dice che prende il treno.
- ma cazzo! che situazione di merda.
- sì.
- mah, vabbè. Quando sarò la sua ultima sponda vedrò il da farsi. mi sa però che non finirò mai la mia psicoterapia...
- perché?
- perché fa del male anche a me, Alessandro. e tutta la situazione.
- lui non riesce a capire che fa del male pur volendo (sinceramente) fare del bene.
- Mi sento una cretina. ma guarda, il male che provo io per lui di fatto non è quello che lui fa a me. a parte tutto, io non sopporto che un ragazzo così intelligente si stia comportando così. cioè, il pantano in cui è immerso, la non volontà di uscirne, io non li concepisco. sarà perché sono io stupidamente normale o banale.
- sì, è molto intelligente, ma ha dei vuoti paurosi dentro. ha delle pulsioni strane e molto violente e non riesce a guardarsi dentro. ogni tanto mi dice: "non potrei mai farti del male neppure in un raptus totalmente animale. almeno credo". cioè cazzo, io non è che lo credo: ne sono certa! capisci cosa intendo?
- certo. se vogliamo anche solo parlare dell'eventualità di fare del male, non è proprio sintomo di stabilità, ecco.
- appunto. è questo che intendo dire quando ti dico che lui sta male, perché ha paura di quello che ha dentro e non vuole vederlo.
- ci va uno psicologo che te ne spieghi i motivi: ne sono convinta. almeno dopo lo sai.
- non so se basti, ma è già qualcosa.
- almeno razionalizza. poi questo è successo a me, magari con lui non funziona.
- con me non ha funzionato, te l'ho detto: ne ero già conscia, ma non mi è servito esserlo.
- è soggettivo, evidentemente.
- anche la sua divaricazione sesso-sentimenti nasce da un profondo terrore che lui si porta dentro; ed è autentico terrore.
- sempre delle sue pulsioni immagino.
- sì. non sa bene dove potrebbero portarlo, neppure esattamente in quale direzione.
- dovrebbe avere un po' più di fiducia in sé, e sapere che deciderà lui dove lo portano.
- non esclude nulla, neppure di poter essere gay.
- beh ma questo è normale, lo pensiamo tutti, più o meno seriamente.
- Non direi proprio.
- ma sì, secondo me sì. poi se uno capisce di non esserlo, ok.
- sarebbe il meno, in fondo. Ma non è gay, direi. È molto attratto dalla fisicità in sé, e con una soglia di percezione pericolosamente alta.
- Il che non esclude l'omosessualità, volendo. in che senso alta?
- Nel senso che un rapporto normale lo annoia. ha bisogno di stimoli forti, e questo sì, è veramente pericoloso.
- io direi che intanto potrebbe cominciare con qualcosa di normale, sempre meglio del niente di adesso. lo so che sono banale.
- non gli riesce bene, finché ha in testa una cosa anormale con me.
- eh è questo il punto, lo so.
- È uno stimolo forte appunto perché anormale.
- che ti devo dire? vedi se ti riesce di staccarti, intanto, credo sia l'unico inizio possibile. poi sai, rimane sempre il fatto che io mi sento una cretina... cioè, non ho grandi possibilità di azione in questa situazione. proprio no. in effetti mi chiedo perché non ci abbia ancora rinunciato... la mia autostima ne risentirebbe positivamente.
- grazie in ogni caso.
- di nulla, figurati.
- vado a nanna.
- ora mi rimetto a studiare. c'è Alex in linea.
- lo so.
- non ti ha contattato???
- ora sì.
- ah ecco. dai, io vado: buona notte.
- ma vado anch'io: domani ho lezione. notte!
- notte.

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