mercoledì 30 gennaio 2013

Nirvana


13 ottobre 2007

Si toglie la felpa e la maglietta, si toglie tutto, rimane lì disteso a guardarmi mentre le note di Nevermind saturano l'aria. Non c'è timidezza, non il minimo segno di pudore.

Ogni minuto invecchio di un giorno, l'unico risvolto positivo della cosa è che di questo passo morirò presto. E' blasfemo dirlo: la mia vita ha tutto quello che è necessario e sufficiente per essere felice, sono uno scandalo ai miei stessi occhi. La logica conseguenza che ne traggo è che non merito di vivere. Il cerchio si chiude. Non intendo sopravvivere a me stessa.

Trovo il tempo di fare una riflessione, com'è possibile che una creatura così impacciata esibisca il suo desiderio con tanta naturalezza? Poi mi rispondo che va bene così.
"Possiamo farlo?" ripete più volte. All'inizio è una domanda, poi assume un tono affermativo, suadente, rassicurante. "Possiamo farlo, facciamolo...", è una supplica adesso. Nessuno mai, nessuno mai così. In tutta la mia vecchia vita mai, nessuno con quegli occhi, nessuno con quella voce.

Cinque secoli fa, se la memoria non mi tradisce. Ma è probabile che mi tradisca, arriverà un'altra pugnalata nella schiena da un momento all'altro. Chiunque può tradire se cinque giorni dopo il messaggio è questo. È inutile rifare il numero, non è un'interferenza, dice proprio così: spiacente, lei ha frainteso.

Lui è lì disteso in attesa e mi guarda con un fuoco strano negli occhi, scuro e dolce; penso che è bello il suo corpo. "Facciamolo". Circonda il mio collo con un braccio, sussurra quella parola al mio orecchio, la parola si spegne nel mormorio indistinto di un cucciolo.
Io non ne ho, di parole da dirgli. Io penso. Cosa penso?
Sono sicura che si renda conto che questo momento è sacro. Non sarei in grado di farlo altrimenti. Non potrei violare tutte le mie regole. Io non ho desideri fisici, non ne ho mai avuti, figuriamoci adesso. Ma lui è sacro, il suo giovane corpo è sacro, il suo desiderio è sacro, lo amo per questo e non posso dirglielo, non potrò mai dirlo a nessuno, per questo lo scrivo.

Questo silenzio non è un black-out della rete. Non ha altro da dirmi che il silenzio e non sapeva come dirmelo. Ecco perché tace. Spengo il cellulare.
Ripensandoci, credo che fosse un addio.

Da sotto l'onda, sommersa, mi sento annaspare per restare a galla; annego, mi stringo a lui come un naufrago, lo ascolto ripetere sì al mio orecchio e il tono della sua voce è di caldo abbandono, il ritmo tranquillo e sicuro, trovo il tempo per un ultimo stupore, non è più un ragazzo è un uomo ormai, una gioia senza senso mi scardina dall'interno, e mentre lo sento fremere con un profondo sospiro e adagiarsi su di me come il riflusso della marea ho ancora la forza di pensare che è stato bello al di là dell'umano, non ero più nel mio corpo, non sentivo niente di niente. Diranno di me che cercavo un amante giovane, gli idioti. Non capiranno mai, e come potrebbero? La gente che cerca il piacere non ha capito niente, la perfezione è il nirvana, è questo nulla. Ho bucato il continuum e adesso sono chissà dove, non voglio tornare mai più nella vita.

"Esco."
"Dove vai?"
"In giro con degli amici."
"Ci sentiamo dopo?"
"Credo che farò tardi."
Un silenzio.
"Non eri tu che dicevi che dovevo trovarmi una ragazza della mia età?"

Erano tutti morti, tutti.
Una perfetta lastra di silenzio.
Di tanto in tanto ci mettevo sopra dei fiori colorati
di plastica.

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