13 ottobre 2007
Si
toglie la felpa e la maglietta, si toglie tutto, rimane lì disteso a guardarmi
mentre le note di Nevermind saturano l'aria. Non c'è timidezza, non il minimo
segno di pudore.
Ogni
minuto invecchio di un giorno, l'unico risvolto positivo della cosa è che di
questo passo morirò presto. E' blasfemo dirlo: la mia vita ha tutto quello che
è necessario e sufficiente per essere felice, sono uno scandalo ai miei stessi
occhi. La logica conseguenza che ne traggo è che non merito di vivere. Il cerchio
si chiude. Non intendo sopravvivere a me stessa.
Trovo
il tempo di fare una riflessione, com'è possibile che una creatura così
impacciata esibisca il suo desiderio con tanta naturalezza? Poi mi rispondo che
va bene così.
"Possiamo
farlo?" ripete più volte. All'inizio è una domanda, poi assume un tono
affermativo, suadente, rassicurante. "Possiamo farlo, facciamolo...",
è una supplica adesso. Nessuno mai, nessuno mai così. In tutta la mia vecchia
vita mai, nessuno con quegli occhi, nessuno con quella voce.
Cinque
secoli fa, se la memoria non mi tradisce. Ma è probabile che mi tradisca,
arriverà un'altra pugnalata nella schiena da un momento all'altro. Chiunque può
tradire se cinque giorni dopo il messaggio è questo. È inutile rifare il
numero, non è un'interferenza, dice proprio così: spiacente, lei ha frainteso.
Lui
è lì disteso in attesa e mi guarda con un fuoco strano negli occhi, scuro e
dolce; penso che è bello il suo corpo. "Facciamolo". Circonda il mio
collo con un braccio, sussurra quella parola al mio orecchio, la parola si
spegne nel mormorio indistinto di un cucciolo.
Io
non ne ho, di parole da dirgli. Io penso. Cosa penso?
Sono
sicura che si renda conto che questo momento è sacro. Non sarei in grado di
farlo altrimenti. Non potrei violare tutte le mie regole. Io non ho desideri
fisici, non ne ho mai avuti, figuriamoci adesso. Ma lui è sacro, il suo giovane
corpo è sacro, il suo desiderio è sacro, lo amo per questo e non posso
dirglielo, non potrò mai dirlo a nessuno, per questo lo scrivo.
Questo
silenzio non è un black-out della rete. Non ha altro da dirmi che il silenzio e
non sapeva come dirmelo. Ecco perché tace. Spengo il cellulare.
Ripensandoci,
credo che fosse un addio.
Da
sotto l'onda, sommersa, mi sento annaspare per restare a galla; annego, mi
stringo a lui come un naufrago, lo ascolto ripetere sì al mio orecchio e il
tono della sua voce è di caldo abbandono, il ritmo tranquillo e sicuro, trovo
il tempo per un ultimo stupore, non è più un ragazzo è un uomo ormai, una gioia
senza senso mi scardina dall'interno, e mentre lo sento fremere con un profondo
sospiro e adagiarsi su di me come il riflusso della marea ho ancora la forza di
pensare che è stato bello al di là dell'umano, non ero più nel mio corpo, non
sentivo niente di niente. Diranno di me che cercavo un amante giovane, gli
idioti. Non capiranno mai, e come potrebbero? La gente che cerca il piacere non
ha capito niente, la perfezione è il nirvana, è questo nulla. Ho bucato il
continuum e adesso sono chissà dove, non voglio tornare mai più nella vita.
"Esco."
"Dove
vai?"
"In
giro con degli amici."
"Ci
sentiamo dopo?"
"Credo
che farò tardi."
Un
silenzio.
"Non
eri tu che dicevi che dovevo trovarmi una ragazza della mia età?"
Erano
tutti morti, tutti.
Una
perfetta lastra di silenzio.
Di
tanto in tanto ci mettevo sopra dei fiori colorati
di
plastica.
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