domenica 27 gennaio 2013

Amare e bene velle

1 agosto - ore 1,20
- Ma se vengo a Torino, vengono anche altri tipo Marta etc.? Così disperdiamo un po' l'attenzione. E la tensione, soprattutto!
- Come vuoi tu: se ti fa sentire meglio...
- Altrimenti il "one man show" mi distruggerebbe.
- Anche se andassimo a zonzo per le colline a veder castelli e simili?
- Eh, ma tu verresti da sola con me?
- Io non ho mica paura di te, Alex.
- Non per questo. Cioè, ma ad esempio, se vengo a casa tua, poi devo incontrare Francesco? Superfranz...
- Credo che la prima volta sarebbe meglio un luogo neutro, ed è per questo che mi proponevo come guida turistica.
- Sì ok... ma quelle colline sono pur sempre la tua casa. E comunque, Francesco lo incontrerei lo stesso.
- E perché mai? Il Monferrato è enorme.
- Ma tanto poi comunque dovremmo tornare a casa tua. E lì salta fuori Superfranz.
- Se non vuoi no.
- E dove vado altrimenti? Andiamo in giro per sempre? E poi voglio vederla, quella casa.
- Allora è diverso: se vuoi vederla...
- E va bene: mi tocca incontrarlo per forza. Ma lui non sa nulla di me? Proprio nulla?
- Lui sa che sento delle persone di un forum da molto tempo ormai, e non lo trova affatto normale.
- Neanche i miei amici: infatti mi sfottono. Ma chissene frega, li metto sempre a tacere.
- Forse non è normale. Chissà, probabilmente i matti siamo noi.
- Ho sempre fatto questo discorso a me stesso. Da anni.
- E dovremmo veramente smettere.
- Smettere di sentirci??
- Sì.
- Tu vuoi questo?
- No. Ma se si deve...
- No no, chissene fotte di cosa si deve fare... Io non voglio... Ma proprio NO!
- Potremmo vedere un film? Ma non saprei dove.
- Sì, un film!
- Né quale, a dire il vero.
- Il film è rischioso però...
- Fatti almeno venire un'idea: non mi va di vedere una schifezza.
- No, ma io dico che se ad esempio si vede un drammatico, tipo... se vedevo con te Million dollar baby, sarebbero stati cazzi amari.
- Ma io non sono mica un tipo che s'impressiona!
- Intendo dire che io mi faccio prendere troppo dalle cose artistiche in generale. E di conseguenza mi scatta qualcosa dentro in relazione al film. Tipo che al cinema a volte esco esaltatissimo.
- Qualcosa che ti induce ad accoltellare chi hai vicino?
- Ma no! Cioè, ad esempio con Million dollar baby, che è il più recente che ho visto... Poi a casa mia è perfetto, giù nella piccola e nuova taverna... tutto buio, il divano avvicinato alla tele, perché altrimenti è lontano...
- Un piccolo cinema, insomma.
- Ma la tele è piccola, peccato. Lo schermo grosso è sopra in sala. Però giù l'atmosfera è bellissima. Poi se lo vedi in inverno, che c'è una piccola stufa a legna, è fantastico. La legna che scoppietta... Il film... Il buio. Solo la luce della tv. Il divano vicino alla stufa. Il calore della stufa. Il calore del film...
- Occhio a non prendere fuoco, eh!
- Il calore della persona accanto... Cioè, capisci che poi uno si fa prendere.
- ...e ti accoltella.
- Uffa noo! Niente di aggressivo, cazzo! L'opposto!
- D'accordo, ma guarda che adesso al cinema non c'è tutta questa atmosfera pre-natalizia: siamo in piena estate.
- Eh già. Estate di merda, rovini tutto! Scherzo... Si sta benissimo. Comunque non so davvero... Anche perché gioco fuori casa.
- Dici un cinema qui?
- Ma tu in casa tua non ti sei fatta uno spazio perfetto per vedere i film?
- No, perché li guardo pochissimo.
- Comunque l'idea del film è grandiosa. Perché poi non lo so... Mi sento a mio agio con quelli che lo guardano con me. Mi sento partecipe di qualcosa, se l'altro lo sento partecipe.
- Purché il film non sia una porcheria.
- Ma ci sono cose decenti da vedere adesso?
- Va bene Vacanze di Natale con De Sica?
- Puahhhhhhhhhhh. Comunque al cinema si perde l'atmosfera, che è il 90%.
- Ma perché si perde, scusa? Anzi: non c'è niente di meglio di un cinema per vedere un film.
- Sì, ma in questo caso no.
- Li hanno inventati apposta! E poi non possiamo farci niente, non abbiamo altre soluzioni.
- Semplice: vieni a casa mia!
- Non mi sembra una grande idea, specie dal punto di vista dei tuoi.
- Eh no. È la cosa più impossibile che si possa fare. I miei poi non sanno niente.
- Sapranno per lo meno che te ne stai delle ore al pc, suppongo.
- Sì. E si preoccupano un po'. Non capiscono cosa faccia (ma lo hanno intuito).
- Non credo che ci voglia molta immaginazione: penseranno che conosci qualcuno e comunichi con lui/lei.
- Sì sì, sanno del forum, ovvio. Ma quando mi beccano sveglio di notte, come ora, rimangono perplessi. Cioè: mi padre si incazza proprio.
- E ha ragione!
- Mia madre riesco a cacciarla via.
- Comunque non sei mai contento: un comune cinema basta e avanza.
- Si è alzato, cazzo.
- A nanna, presto!
- Non l'ho fatto neanche parlare. Gli ho detto "sto andando a dormire". E lui: "ma son le due di notte!". "Non riuscivo a dormire", ho detto.
- Ha ragione!!!
- Ora è andato via. Povero papà...
- Non vorrei essere nei suoi panni. Mi sento una vera merda, lo sai?
- Non devi, dai...
- Vai a nanna! E basta.
- Sapevo che non dovevo dirtelo.
- Cazzo! Sono così idiota che non lo capisco da sola, per cui è bene che qualcun altro me lo dica!
- No... Se lui sapesse quanto sono felice, almeno una volta al giorno, non sarebbe incazzato.
- Ti prenderebbe per cretino.
- Forse... Ma sempre meglio che avere uno scheletro scazzato in casa. Che poi con gli amici fa il coglione, ma a casa si spegne. E non dice un cazzo.
- Ma se sapesse che parli con una sua coetanea, ti porterebbe dallo psichiatra! Altro che felice.
- Questo non lo deve sapere, ovvio.
- Ma è totalmente assurdo, che lui lo sappia o no!
- Lo so! Bianca, lo so! Forse sono pazzo.
- Eh, troppo a posto non sarò nemmeno io, evidentemente.
- Ma ora questo ti turba?
- Moltissimo.
- No, dai.
- Mi sento un verme.
- Non devi! Ti giuro, io sto bene.
- Eh, certo: la dose quotidiana. Non stai bene. Ti senti bene: che è ben diverso.
- Con te sto bene. Non è una droga. È solo che non posso incontrarti normalmente, e allora la ricerca di un contatto con te è sempre spasmodica. Ma è per ovvi motivi! Non posso incontrarti mai...
- E ti conviene.
- Sì?
- Già, almeno ti tieni la tua illusione.
- Ancora con 'sta storia?
- È la verità.
- Mi raccomando eh, se mai ci dovessimo incontrare, fingi e non essere te stessa eh, mi raccomando!
- Ho ben poco da fingere.
- Io invece ho tanto da fingere.
- Male. Non bisogna fingere.
- Ma tu sei tu.
- Eh. E con questo?
- E con questo, la cosa mi inibisce, per tutto quello che ti dico... Che è vero, ma poi faccia a faccia lo negherei, forse.
- Meglio così: è quel che mi aspetto.
- E se invece te lo dicessi in faccia? Non te lo aspetteresti mai.
- Non lo faresti mai, anche solo per educazione.
- Educazione?
- Sì, verso una signora di una certa età.
- Ma non sarei maleducato a dirti quello che sento!
- Non lo sentiresti più.
- Non è detto... Guarda che lo so che sei più grande: sono preparato per lo shock.
- Sarebbe una bella fortuna: troveresti un modo diverso di rapportarti con me. Almeno spero.
- In che senso? Se non provassi più quello che penso?
- Sono io quella che rischia. Non tu. Io so che ho dell'affetto per te, e questo è stabile; mentre tu credi di provare altro, e questo è instabile.
- E tu sei sicura al 90% che sia solo affetto, quindi...
- Perciò, se tu ti accorgerai che non è come credi, in te non resterà un bel niente.
- Ripeto: e tu sei sicura al 90% che sia solo affetto, quindi...
- Bell'affare che ci avrò fatto!
- Ma non ti abbandonerò mica...
- Sì, lo farai. Come hanno fatto tutti. Com'è normale che sia.
- Non sarebbe normale: sarebbe da stronzi. Sarebbe averti usato come cavia per il mio esperimento sull'amore.
- Nei sentimenti non conta quel che è giusto: conta solo quello che si sente. È per questo che sono una cazzata.
- Tu senti affetto, giusto? Quindi no problem, da parte tua.
- Infatti il problema è da parte tua.
- E perché allora dici di essere confusa? E del sogno del disagio... Che mi dici di quello?
- Senti, d'altronde è giusto che sia così: devi crescere. Devi allontanarti. E diventare adulto.
- Devo allontanarmi da te?
- Certo che sì, prima o poi: se no non cresci mai.
- Non potremo rimanere in contatto lo stesso?
- Lo spero. Ma dipenderà tutto da quanto saremo stati saggi.
- Però tu ora dici che sei sicura di provare solo affetto. Prima non dicevi così. Dicevi che non sapevi cosa sono per te.
- Io so che devo provare solo affetto. E tanto basta.
- Aahhhh ecco, sai che "devi"!
- È più che sufficiente.
- Cazzo... Tutti questi doveri. Questi sì che ci fanno impazzire. È questo che ci rende pazzi: tutti questi doveri non scritti.
- Non credo. Ora però vai a dormire. E se mai, guarda se c'è un film che ti interessa.
- Ok...
- Sono depressa. Mi sento un verme. Buona notte.
- No, ti prego. Non ti lascio andare così ora...
- Massì, dai. Passerà.
- No no. No, Bianca.
- Ma guarda che sto bene. Non preoccuparti.
- Smettila. Ascolta. Io vengo a trovarti (non so come, non so con chi!). Non farò nulla. Farò esattamente quello che ti aspetti.
- Nemmeno guardare il film?
- Sì ok. Farò quello che è giusto. Farò tutte le belle cose, eseguirò tutti i bei doveri. Mi sentirò in imbarazzo, perché sono in dovere di farlo.
- No, anzi, cerca di essere a tuo agio.
- Non posso! Perché è lì che viene fuori la verità. E tu non la vuoi sapere fino in fondo.
- Non la sappiamo, la verità.
- Neanche io la so...
- Esatto.
- E non so se in una giornata si possa scoprire. Si può rovinare tutto però, in una giornata, a causa della timidezza... A causa dei doveri del cazzo... E lo so benissimo che sei sposata. E che sei adulta. E che questo discorso non esiste. Ma dentro di me c'è una zona inesplorata che mi parla... Sì certo, potrei fingere. Potrei fare il ventenne del cazzo e sentirmi a disagio.
- Hai vent'anni. Anzi, nemmeno.
- Senti, allora dobbiamo chiudere?
- Per la differenza di età?
- Visto che ho solo diciannove anni.
- Chiudere cosa?
- Perché allora parli con me e ti vengono dei dubbi? Non dovresti avere dubbi. Di nessun genere... Io ho solo diciannove anni. Cosa può essere uno di diciannove anni? Io non so niente... Giusto?
- Il senso materno andato a male è peggio di una malattia, Alessandro. Dobbiamo capire cosa rappresentiamo l'uno per l'altra.
- Già. Ma tutti i tuoi dubbi dovrebbero farti riflettere.
- Nel mio caso non penso che ci voglia troppa fantasia.
- Sì ok, mi vedi come un figlio. Dai, perfetto così allora. Notte.
- Mica tanto perfetto, perché non sei mio figlio: è questo il piccolo, trascurabile dettaglio che rovina tutto. Ma insomma, buona notte.
- Ma allora è definitivo... Sono un figlio! Questo non era chiaro fino a ieri! Ora sì?
- Un simil-figlio.
- E io ti devo vedere come una madre?
- Se fossimo sani di mente, sì.
- Ma non lo siamo... E tutti gli altri ci prendono per scemi.
- Perché lo siamo. Siamo due pazzi disadattati.
- Ed è per questo che non stiamo bene con gli altri. Ma io ti voglio bene... E questo è reale...
- Lo spero tanto. Perché poi è l'unica cosa che resta, se c'è.
- Vorrei solo abbracciarti per vedere l'effetto che fa. È patetico.
- Credo che sia proprio quello che mi manca, quel tipo di abbraccio.
- Ma prima devo avere confidenza.
- Gli uomini abbracciano in un modo sporco, che non mi piace.
- Ed io?
- Non credo.
- Perché sono un bambino?
- Spero proprio che non mi abbracceresti in quel modo.
- Non so in che modo ti abbraccerei. O in che modo abbraccio qualcuno in generale. Solitamente non abbraccio mai nessuno, se non per scherzare.
- Non come loro, credo. Loro abbracciano solo per mettere le mani addosso, per nessun altro motivo. Non trasmettono neppure un grammo di affetto. Sento solo un gran freddo. E pretendono sesso, quando tutto quello che mi viene voglia di dar loro è un ceffone.
- Con Franz non è così.
- Mah. Anche lui non riesce a separare le due cose. Non ricordo (a breve) un suo gesto d'affetto che fosse dovuto ad affetto. E già che ci siamo, ti dirò che ho un pessimo rapporto con il sesso. Dopo averlo vissuto con un ragazzo che credevo mi amasse, e che pareva fare tutto per amore, e poi dopo sei anni è saltato fuori a dirmi che era stufo...
- So tutto...
- Perché aveva giocato a Nove settimane e mezzo...
- Me lo hai detto... Bianca, io proprio non voglio farti del male.
- Ecco, il mio rapporto col sesso è pessimo da allora.
- E voglio impegnarmi per non smentirmi da solo. Bianca...
- Sì.
- Ci vorrebbe un contatto fisico che escludesse qualsiasi cosa legata al sesso.
- Sì, te l'ho detto.
- Sì, e hai ragione... Ma il sesso si insinua... Ed è squallido.
- No, non lo è per niente, se è legato ai sentimenti. Ma non lo è quasi mai.
- Sì, ma se ti abbraccio...
- E poi sono ingiusta. Forse per Franz è così: sono io che mi sono chiusa.
- Per colpa dell'altro.
- Per lo shock. Per la perdita del bambino, etc.
- Ho capito. Franz ti ama, magari.
- Ad ogni modo c'è troppo sesso nel modo di concepire i rapporti fisici, in generale.
- Esatto. È una lotta... Ma forse, se uno ama, non vuole per forza fare sesso.
- Si dovrebbe fare l'amore, non fare sesso.
- Ma come fai a capirlo, se uno vuole sesso o amore?
- C'è una differenza enorme.
- Sì, ma come fai a capirlo da come ti abbraccio etc.?
- Si capisce benissimo.
- Magari lo vorrei, ma per non deluderti non lo farei. Non farei niente di avventato con te.
- Senti. Quando a letto si fanno delle specie di performance da palestra (quando non da circo), be', quello non è fare l'amore. Si distingue più che bene.
- Quindi dovresti sapere se con Franz fai sesso o amore.
- È sesso. Perché lui ormai mi dà per scontata, e perché lui è fatto così. E anzi, s'incazza perché io sono riluttante a fare esperimenti, dei quali in verità non potrebbe fregarmi di meno.
- Capisco. Ma ora non so. Sono bloccato. Perché tu dici di sapere se uno trasmette qualcosa o no. E quindi non mi verrebbe da fare e dire nulla, per non sbagliare.
- Meglio, visto che appunto è proprio quello che non dobbiamo fare.
- No? Doveri...
- Quanto a un abbraccio affettuoso, è diverso.
- Ok... Allora è chiaro... Non so cosa pensare.
- Non devi pensare adesso, ma dormire.
- Si. È tardissimo. Solo che mi sento un coglione come tanti, e mi sento un animale, quando invece non credo di esserlo.
- Siamo animali, Alessandro.
- Ma vorrei trovare un modo per farti capire se sono sincero o no... Un modo per provarlo anche a me stesso...
- A dire il vero credo che tu non mi trasmetteresti nulla di sporco.
- Io lo spero tanto, perché sarebbe una bella delusione anche per me. Mi sentirei una merda... Già è una lotta continua con me stesso, per gli istinti etc. etc. E mi sforzo di domarli.
- Senza esagerare, però: hai diciannove anni.
- Ma a volte è inutile, perché ci sono. Sì ma poi, quando finalmente li soddisfi, ti senti una completa merda. Ma proprio tutte le volte. E questo però non impedisce che la volta dopo tu possa commettere di nuovo l'errore. E lo ripeti... E ti risenti una merda.
- Ma non è un errore: è una cosa normale.
- Però mi sento una merda. Perché è solo un placare qualcosa, un istinto.
- No, se succede con la persona giusta; o almeno se si riesce a metterlo in relazione con la persona giusta.
- Io dico, quando fai da solo... Ti senti una merda, ecco. Questa è la cosa più imbarazzante che potessi dire.
- Come ti dicevo, queste cose, se le metti in relazione anche solo mentale con la persona giusta, non ti fanno sentire una merda. Altrimenti sì.
- Solo che io non l'ho mai conosciuta, la persona giusta. Non so di cosa si sta parlando, quindi... Devo scoprirlo. Per questo ti dicevo che se fai da solo ti senti una merda. Perché non lo metti in relazione a nessuno se non a te stesso, e il piacere, e basta.
- Per quel che ne so, si pensa comunque a qualcuno.
- Sì, pensi al suo corpo e basta. Ora vado, che mi gira la testa.
- Sì, poverino.
- È solo che sono confuso... E mi sento uno stronzo, perché forse hai ragione tu... Ma io non voglio essere così.
- Non tormentarti: vai a nanna e pensa a un film da vedere.
- Ok. Sono distrutto... Però mi sento meglio con te. Ma peggio con me.
- Bacio della buona notte.
- Notte.

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