1 agosto - ore 1,20
- Come vuoi
tu: se ti fa sentire meglio...
- Altrimenti
il "one man show" mi distruggerebbe.
- Anche se
andassimo a zonzo per le colline a veder castelli e simili?
- Eh, ma tu
verresti da sola con me?
- Io non ho
mica paura di te, Alex.
- Non per
questo. Cioè, ma ad esempio, se vengo a casa tua, poi devo incontrare
Francesco? Superfranz...
- Credo che la
prima volta sarebbe meglio un luogo neutro, ed è per questo che mi proponevo
come guida turistica.
- Sì ok... ma
quelle colline sono pur sempre la tua casa. E comunque, Francesco lo
incontrerei lo stesso.
- E perché
mai? Il Monferrato è enorme.
- Ma tanto poi
comunque dovremmo tornare a casa tua. E lì salta fuori Superfranz.
- Se non vuoi
no.
- E dove vado
altrimenti? Andiamo in giro per sempre? E poi voglio vederla, quella casa.
- Allora è
diverso: se vuoi vederla...
- E va bene:
mi tocca incontrarlo per forza. Ma lui non sa nulla di me? Proprio nulla?
- Lui sa che
sento delle persone di un forum da molto tempo ormai, e non lo trova affatto
normale.
- Neanche i
miei amici: infatti mi sfottono. Ma chissene frega, li metto sempre a tacere.
- Forse non è
normale. Chissà, probabilmente i matti siamo noi.
- Ho sempre
fatto questo discorso a me stesso. Da anni.
- E dovremmo
veramente smettere.
- Smettere di
sentirci??
- Sì.
- Tu vuoi
questo?
- No. Ma se si
deve...
- No no,
chissene fotte di cosa si deve fare... Io non voglio... Ma proprio NO!
- Potremmo
vedere un film? Ma non saprei dove.
- Sì, un film!
- Né quale, a
dire il vero.
- Il film è
rischioso però...
- Fatti almeno
venire un'idea: non mi va di vedere una schifezza.
- No, ma io
dico che se ad esempio si vede un drammatico, tipo... se vedevo con te Million
dollar baby, sarebbero stati cazzi amari.
- Ma io non
sono mica un tipo che s'impressiona!
- Intendo dire
che io mi faccio prendere troppo dalle cose artistiche in generale. E di
conseguenza mi scatta qualcosa dentro in relazione al film. Tipo che al cinema
a volte esco esaltatissimo.
- Qualcosa che
ti induce ad accoltellare chi hai vicino?
- Ma no! Cioè,
ad esempio con Million dollar baby, che è il più recente che ho visto... Poi a
casa mia è perfetto, giù nella piccola e nuova taverna... tutto buio, il divano
avvicinato alla tele, perché altrimenti è lontano...
- Un piccolo
cinema, insomma.
- Ma la tele è
piccola, peccato. Lo schermo grosso è sopra in sala. Però giù l'atmosfera è
bellissima. Poi se lo vedi in inverno, che c'è una piccola stufa a legna, è
fantastico. La legna che scoppietta... Il film... Il buio. Solo la luce della
tv. Il divano vicino alla stufa. Il calore della stufa. Il calore del film...
- Occhio a non
prendere fuoco, eh!
- Il calore
della persona accanto... Cioè, capisci che poi uno si fa prendere.
- ...e ti
accoltella.
- Uffa noo!
Niente di aggressivo, cazzo! L'opposto!
- D'accordo,
ma guarda che adesso al cinema non c'è tutta questa atmosfera pre-natalizia:
siamo in piena estate.
- Eh già.
Estate di merda, rovini tutto! Scherzo... Si sta benissimo. Comunque non so
davvero... Anche perché gioco fuori casa.
- Dici un
cinema qui?
- Ma tu in
casa tua non ti sei fatta uno spazio perfetto per vedere i film?
- No, perché
li guardo pochissimo.
- Comunque
l'idea del film è grandiosa. Perché poi non lo so... Mi sento a mio agio con
quelli che lo guardano con me. Mi sento partecipe di qualcosa, se l'altro lo
sento partecipe.
- Purché il
film non sia una porcheria.
- Ma ci sono
cose decenti da vedere adesso?
- Va bene
Vacanze di Natale con De Sica?
-
Puahhhhhhhhhhh. Comunque al cinema si perde l'atmosfera, che è il 90%.
- Ma perché si
perde, scusa? Anzi: non c'è niente di meglio di un cinema per vedere un film.
- Sì, ma in
questo caso no.
- Li hanno
inventati apposta! E poi non possiamo farci niente, non abbiamo altre
soluzioni.
- Semplice:
vieni a casa mia!
- Non mi
sembra una grande idea, specie dal punto di vista dei tuoi.
- Eh no. È la
cosa più impossibile che si possa fare. I miei poi non sanno niente.
- Sapranno per
lo meno che te ne stai delle ore al pc, suppongo.
- Sì. E si
preoccupano un po'. Non capiscono cosa faccia (ma lo hanno intuito).
- Non credo
che ci voglia molta immaginazione: penseranno che conosci qualcuno e comunichi
con lui/lei.
- Sì sì, sanno
del forum, ovvio. Ma quando mi beccano sveglio di notte, come ora, rimangono
perplessi. Cioè: mi padre si incazza proprio.
- E ha ragione!
- Mia madre
riesco a cacciarla via.
- Comunque non
sei mai contento: un comune cinema basta e avanza.
- Si è alzato,
cazzo.
- A nanna,
presto!
- Non l'ho
fatto neanche parlare. Gli ho detto "sto andando a dormire". E lui:
"ma son le due di notte!". "Non riuscivo a dormire", ho
detto.
- Ha
ragione!!!
- Ora è andato
via. Povero papà...
- Non vorrei
essere nei suoi panni. Mi sento una vera merda, lo sai?
- Non devi,
dai...
- Vai a nanna!
E basta.
- Sapevo che
non dovevo dirtelo.
- Cazzo! Sono
così idiota che non lo capisco da sola, per cui è bene che qualcun altro me lo
dica!
- No... Se lui
sapesse quanto sono felice, almeno una volta al giorno, non sarebbe incazzato.
- Ti
prenderebbe per cretino.
- Forse... Ma
sempre meglio che avere uno scheletro scazzato in casa. Che poi con gli amici
fa il coglione, ma a casa si spegne. E non dice un cazzo.
- Ma se
sapesse che parli con una sua coetanea, ti porterebbe dallo psichiatra! Altro
che felice.
- Questo non
lo deve sapere, ovvio.
- Ma è
totalmente assurdo, che lui lo sappia o no!
- Lo so!
Bianca, lo so! Forse sono pazzo.
- Eh, troppo a
posto non sarò nemmeno io, evidentemente.
- Ma ora
questo ti turba?
- Moltissimo.
- No, dai.
- Mi sento un
verme.
- Non devi! Ti
giuro, io sto bene.
- Eh, certo:
la dose quotidiana. Non stai bene. Ti senti bene: che è ben diverso.
- Con te sto
bene. Non è una droga. È solo che non posso incontrarti normalmente, e allora
la ricerca di un contatto con te è sempre spasmodica. Ma è per ovvi motivi! Non
posso incontrarti mai...
- E ti
conviene.
- Sì?
- Già, almeno
ti tieni la tua illusione.
- Ancora con
'sta storia?
- È la verità.
- Mi
raccomando eh, se mai ci dovessimo incontrare, fingi e non essere te stessa eh,
mi raccomando!
- Ho ben poco
da fingere.
- Io invece ho
tanto da fingere.
- Male. Non
bisogna fingere.
- Ma tu sei
tu.
- Eh. E con
questo?
- E con
questo, la cosa mi inibisce, per tutto quello che ti dico... Che è vero, ma poi
faccia a faccia lo negherei, forse.
- Meglio così:
è quel che mi aspetto.
- E se invece
te lo dicessi in faccia? Non te lo aspetteresti mai.
- Non lo
faresti mai, anche solo per educazione.
- Educazione?
- Sì, verso
una signora di una certa età.
- Ma non sarei
maleducato a dirti quello che sento!
- Non lo
sentiresti più.
- Non è
detto... Guarda che lo so che sei più grande: sono preparato per lo shock.
- Sarebbe una
bella fortuna: troveresti un modo diverso di rapportarti con me. Almeno spero.
- In che
senso? Se non provassi più quello che penso?
- Sono io
quella che rischia. Non tu. Io so che ho dell'affetto per te, e questo è
stabile; mentre tu credi di provare altro, e questo è instabile.
- E tu sei
sicura al 90% che sia solo affetto, quindi...
- Perciò, se
tu ti accorgerai che non è come credi, in te non resterà un bel niente.
- Ripeto: e tu
sei sicura al 90% che sia solo affetto, quindi...
- Bell'affare
che ci avrò fatto!
- Ma non ti
abbandonerò mica...
- Sì, lo
farai. Come hanno fatto tutti. Com'è normale che sia.
- Non sarebbe
normale: sarebbe da stronzi. Sarebbe averti usato come cavia per il mio
esperimento sull'amore.
- Nei
sentimenti non conta quel che è giusto: conta solo quello che si sente. È per
questo che sono una cazzata.
- Tu senti
affetto, giusto? Quindi no problem, da parte tua.
- Infatti il
problema è da parte tua.
- E perché
allora dici di essere confusa? E del sogno del disagio... Che mi dici di
quello?
- Senti,
d'altronde è giusto che sia così: devi crescere. Devi allontanarti. E diventare
adulto.
- Devo
allontanarmi da te?
- Certo che
sì, prima o poi: se no non cresci mai.
- Non potremo
rimanere in contatto lo stesso?
- Lo spero. Ma
dipenderà tutto da quanto saremo stati saggi.
- Però tu ora
dici che sei sicura di provare solo affetto. Prima non dicevi così. Dicevi che
non sapevi cosa sono per te.
- Io so che
devo provare solo affetto. E tanto basta.
- Aahhhh ecco,
sai che "devi"!
- È più che
sufficiente.
- Cazzo...
Tutti questi doveri. Questi sì che ci fanno impazzire. È questo che ci rende
pazzi: tutti questi doveri non scritti.
- Non credo.
Ora però vai a dormire. E se mai, guarda se c'è un film che ti interessa.
- Ok...
- Sono
depressa. Mi sento un verme. Buona notte.
- No, ti
prego. Non ti lascio andare così ora...
- Massì, dai.
Passerà.
- No no. No,
Bianca.
- Ma guarda
che sto bene. Non preoccuparti.
- Smettila.
Ascolta. Io vengo a trovarti (non so come, non so con chi!). Non farò nulla.
Farò esattamente quello che ti aspetti.
- Nemmeno
guardare il film?
- Sì ok. Farò
quello che è giusto. Farò tutte le belle cose, eseguirò tutti i bei doveri. Mi
sentirò in imbarazzo, perché sono in dovere di farlo.
- No, anzi,
cerca di essere a tuo agio.
- Non posso!
Perché è lì che viene fuori la verità. E tu non la vuoi sapere fino in fondo.
- Non la
sappiamo, la verità.
- Neanche io
la so...
- Esatto.
- E non so se
in una giornata si possa scoprire. Si può rovinare tutto però, in una giornata,
a causa della timidezza... A causa dei doveri del cazzo... E lo so benissimo
che sei sposata. E che sei adulta. E che questo discorso non esiste. Ma dentro
di me c'è una zona inesplorata che mi parla... Sì certo, potrei fingere. Potrei
fare il ventenne del cazzo e sentirmi a disagio.
- Hai
vent'anni. Anzi, nemmeno.
- Senti,
allora dobbiamo chiudere?
- Per la
differenza di età?
- Visto che ho
solo diciannove anni.
- Chiudere
cosa?
- Perché
allora parli con me e ti vengono dei dubbi? Non dovresti avere dubbi. Di nessun
genere... Io ho solo diciannove anni. Cosa può essere uno di diciannove anni?
Io non so niente... Giusto?
- Il senso
materno andato a male è peggio di una malattia, Alessandro. Dobbiamo capire
cosa rappresentiamo l'uno per l'altra.
- Già. Ma
tutti i tuoi dubbi dovrebbero farti riflettere.
- Nel mio caso
non penso che ci voglia troppa fantasia.
- Sì ok, mi
vedi come un figlio. Dai, perfetto così allora. Notte.
- Mica tanto
perfetto, perché non sei mio figlio: è questo il piccolo, trascurabile
dettaglio che rovina tutto. Ma insomma, buona notte.
- Ma allora è
definitivo... Sono un figlio! Questo non era chiaro fino a ieri! Ora sì?
- Un
simil-figlio.
- E io ti devo
vedere come una madre?
- Se fossimo
sani di mente, sì.
- Ma non lo
siamo... E tutti gli altri ci prendono per scemi.
- Perché lo
siamo. Siamo due pazzi disadattati.
- Ed è per
questo che non stiamo bene con gli altri. Ma io ti voglio bene... E questo è
reale...
- Lo spero
tanto. Perché poi è l'unica cosa che resta, se c'è.
- Vorrei solo
abbracciarti per vedere l'effetto che fa. È patetico.
- Credo che
sia proprio quello che mi manca, quel tipo di abbraccio.
- Ma prima
devo avere confidenza.
- Gli uomini
abbracciano in un modo sporco, che non mi piace.
- Ed io?
- Non credo.
- Perché sono
un bambino?
- Spero
proprio che non mi abbracceresti in quel modo.
- Non so in
che modo ti abbraccerei. O in che modo abbraccio qualcuno in generale.
Solitamente non abbraccio mai nessuno, se non per scherzare.
- Non come
loro, credo. Loro abbracciano solo per mettere le mani addosso, per nessun
altro motivo. Non trasmettono neppure un grammo di affetto. Sento solo un gran
freddo. E pretendono sesso, quando tutto quello che mi viene voglia di dar loro
è un ceffone.
- Con Franz
non è così.
- Mah. Anche
lui non riesce a separare le due cose. Non ricordo (a breve) un suo gesto
d'affetto che fosse dovuto ad affetto. E già che ci siamo, ti dirò che ho un
pessimo rapporto con il sesso. Dopo averlo vissuto con un ragazzo che credevo
mi amasse, e che pareva fare tutto per amore, e poi dopo sei anni è saltato
fuori a dirmi che era stufo...
- So tutto...
- Perché aveva
giocato a Nove settimane e mezzo...
- Me lo hai
detto... Bianca, io proprio non voglio farti del male.
- Ecco, il mio
rapporto col sesso è pessimo da allora.
- E voglio
impegnarmi per non smentirmi da solo. Bianca...
- Sì.
- Ci vorrebbe
un contatto fisico che escludesse qualsiasi cosa legata al sesso.
- Sì, te l'ho
detto.
- Sì, e hai
ragione... Ma il sesso si insinua... Ed è squallido.
- No, non lo è
per niente, se è legato ai sentimenti. Ma non lo è quasi mai.
- Sì, ma se ti
abbraccio...
- E poi sono
ingiusta. Forse per Franz è così: sono io che mi sono chiusa.
- Per colpa
dell'altro.
- Per lo
shock. Per la perdita del bambino, etc.
- Ho capito.
Franz ti ama, magari.
- Ad ogni modo
c'è troppo sesso nel modo di concepire i rapporti fisici, in generale.
- Esatto. È
una lotta... Ma forse, se uno ama, non vuole per forza fare sesso.
- Si dovrebbe
fare l'amore, non fare sesso.
- Ma come fai
a capirlo, se uno vuole sesso o amore?
- C'è una
differenza enorme.
- Sì, ma come
fai a capirlo da come ti abbraccio etc.?
- Si capisce
benissimo.
- Magari lo
vorrei, ma per non deluderti non lo farei. Non farei niente di avventato con
te.
- Senti.
Quando a letto si fanno delle specie di performance da palestra (quando non da
circo), be', quello non è fare l'amore. Si distingue più che bene.
- Quindi
dovresti sapere se con Franz fai sesso o amore.
- È sesso.
Perché lui ormai mi dà per scontata, e perché lui è fatto così. E anzi,
s'incazza perché io sono riluttante a fare esperimenti, dei quali in verità non
potrebbe fregarmi di meno.
- Capisco. Ma
ora non so. Sono bloccato. Perché tu dici di sapere se uno trasmette qualcosa o
no. E quindi non mi verrebbe da fare e dire nulla, per non sbagliare.
- Meglio,
visto che appunto è proprio quello che non dobbiamo fare.
- No?
Doveri...
- Quanto a un
abbraccio affettuoso, è diverso.
- Ok... Allora
è chiaro... Non so cosa pensare.
- Non devi
pensare adesso, ma dormire.
- Si. È
tardissimo. Solo che mi sento un coglione come tanti, e mi sento un animale,
quando invece non credo di esserlo.
- Siamo
animali, Alessandro.
- Ma vorrei
trovare un modo per farti capire se sono sincero o no... Un modo per provarlo
anche a me stesso...
- A dire il
vero credo che tu non mi trasmetteresti nulla di sporco.
- Io lo spero
tanto, perché sarebbe una bella delusione anche per me. Mi sentirei una
merda... Già è una lotta continua con me stesso, per gli istinti etc. etc. E mi
sforzo di domarli.
- Senza
esagerare, però: hai diciannove anni.
- Ma a volte è
inutile, perché ci sono. Sì ma poi, quando finalmente li soddisfi, ti senti una
completa merda. Ma proprio tutte le volte. E questo però non impedisce che la
volta dopo tu possa commettere di nuovo l'errore. E lo ripeti... E ti risenti
una merda.
- Ma non è un
errore: è una cosa normale.
- Però mi
sento una merda. Perché è solo un placare qualcosa, un istinto.
- No, se
succede con la persona giusta; o almeno se si riesce a metterlo in relazione con
la persona giusta.
- Io dico,
quando fai da solo... Ti senti una merda, ecco. Questa è la cosa più
imbarazzante che potessi dire.
- Come ti
dicevo, queste cose, se le metti in relazione anche solo mentale con la persona
giusta, non ti fanno sentire una merda. Altrimenti sì.
- Solo che io
non l'ho mai conosciuta, la persona giusta. Non so di cosa si sta parlando,
quindi... Devo scoprirlo. Per questo ti dicevo che se fai da solo ti senti una
merda. Perché non lo metti in relazione a nessuno se non a te stesso, e il
piacere, e basta.
- Per quel che
ne so, si pensa comunque a qualcuno.
- Sì, pensi al
suo corpo e basta. Ora vado, che mi gira la testa.
- Sì,
poverino.
- È solo che
sono confuso... E mi sento uno stronzo, perché forse hai ragione tu... Ma io
non voglio essere così.
- Non
tormentarti: vai a nanna e pensa a un film da vedere.
- Ok. Sono
distrutto... Però mi sento meglio con te. Ma peggio con me.
- Bacio della
buona notte.
- Notte.
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