25 settembre - 15 ottobre 2007
Allarga
le braccia e grida di fronte alla campagna: "nooooooooooooo".
Il
gemito non finisce mai, sembra il lamento di un uccello preistorico. Lo guardo
senza dire niente, senza capire.
Crolla
di nuovo sull'erba vicino a me, posa la testa sul mio grembo, geme ancora. Lo
accarezzo.
Mi
adagia dolcemente sul prato. Si distende sopra di me, copre di baci tutto il
mio volto, mi bacia la bocca in quel suo modo leggero e sensuale. Ho qualche
brivido, fa un po' freddo ormai e l'erba è bagnata.
Allontana
il viso dal mio e mi guarda negli occhi. Ha un'espressione di inesprimibile
dolore, la pelle gli si è fatta livida e contratta, profonde rughe gli solcano
la fronte; io ci scherzo, gli dico ehi, sei così giovane e già così rugoso,
gliele distendo con le dita.
China
il volto sulla mia spalla, lo sento singhiozzare piano. Gli chiedo cosa c'è.
"Bianca,
non me ne frega niente del sesso. Io ti voglio bene."
"Lo
so" gli dico, e lo stringo a me.
"Che
succede adesso? Che sta succedendo Bianca? Non sento più niente, sono
confuso…"
Sto
cercando di sopravvivere. Il lavoro è un buon antidoto.
"Svolta
di là" mi dice Elena, "la casa rimane sulla sinistra".
Svolto,
seguo le sue indicazioni.
Non
è possibile.
Faccio
per curvare a destra, di sicuro si scende verso Marentino.
"No,
dove vai? Su di là, a sinistra".
"Su
di là?"
"Sì,
quella stradina là, quella che fiancheggia quel prato".
QUEL
prato.
"Davvero
Elena, tu non hai idea di cosa significa quel posto per me…"
"Eh
ok, va bene, ora sbrighiamoci, il cliente ci aspetta".
E' ancora là, con la braccia aperte, crocifisso contro il cielo, che grida
"nooooooooooooo" alla campagna.
Ho il cuore stritolato in una morsa, devo scendere, sorridere, fare le foto.
E
mi rendo conto di essere ogni giorno di più il trastullo di un sadico.
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