venerdì 1 febbraio 2013

Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi...


31 luglio 2007, ore 23,45

- Ciao Chiara!
- ciao. Sei contento? domani finisci di lavorare, almeno per un po'.
- sì! meno male. ho pensato per un secondo al primo giorno che dovrò ricominciare e mi vengono i brividi! ma chissene.
- ti dirò, anch'io sono lontanissima dalla scuola con la testa, ormai; e da domani ricomincio a girare per case. almeno ci provo.
- bene. occhio agli insetti, eh.
- eh sì. la mano mi fa ancora male.
- Sì?
- poi oggi mi sono anche fatta male a un dito, e per finire mi è caduto il tavolo sul piede di spigolo.
- ma che sfiga!
- non direi sfiga: piuttosto imbranataggine.
- ti capisco bene. come ha fatto a cadere?
- lo stavamo trasportando al piano di sopra. il piano superiore di questa casa è occupato da una mansarda, la più bella che io abbia mai visto, credo; ti sto scrivendo da lì.
- wow.
- ci sono i fuochi d'artificio adesso. pensa che questa mansarda ha ben tre balconi.
- ma è enorme!
- è una cosa molto rara per una mansarda. Sono panoramicissimi, si vedono il Monviso e Superga.
- voglio venirci anch'io!
- vieni!
- quella casa sembra uno spettacolo già dalle foto.
- Sì, è venuta bene. è un po' la realizzazione di un sogno. ogni tanto la guardo e mi sembra impossibile esserci riuscita.
- sono contento per te.
- l'ho fatto soprattutto in memoria di mio padre, per non sprecare i suoi soldi, o meglio quello che ne restava dopo innumerevoli furti, truffe e divisioni ereditarie. Per tornare alla mansarda, in pratica è un appartamento a sé stante, con la sua cucina, la sua camera da letto e il suo bagno.
- ma dai?
- sono in camera da letto adesso. l'ho voluta come un appartamento indipendente, anche per mia zia, non si sa mai. ma insomma, a conti fatti questa casa è molto ospitale, ed è il suo bello.
- sembra proprio di sì...
- ci possono stare un sacco di persone. due domeniche fa ce n'erano venticinque a pranzo. altrove sarei impazzita, mentre qui è stato tutto semplicissimo. abbiamo sfruttato il porticato, hai presente quello di mattoni davanti alla piscina che hai visto in foto?
- Sì.
- ecco, abbiamo mangiato lì, con la piscina davanti e quel magnifico paesaggio, e tutti erano contentissimi. e io, te lo giuro, non ho fatto nessuna fatica.
- wonderwoman!
- al contrario, Alex: sono un'imbranata terribile; mia madre e mio padre, loro sì grandi organizzatori di feste, si vergognerebbero di me. ma questa casa mi sta dando una mano.
- vabbè dai, tu fai del tuo meglio.
- C'è molto spazio e ci si sta bene. E poi c'è ancora l'altra, quella dove stavo fino alla settimana scorsa.
- Sì, ho capito. Ma c'è anche Francesco... cioè, lui dirà "ma chi cazzo è questo?". giustamente, eh!
- basta spiegarglielo. comunque ti capisco, te l'ho detto: lo so che è imbarazzante giocare in campo altrui. mi piacerebbe fartela vedere, la casa, ma probabilmente ti sentiresti meno in imbarazzo altrove.
- no, però anche a me farebbe piacere, giuro. sembra fantastica.
- fantastica non so, ma è venuta bene, dopo mille contrattempi: il furto di quasi tutte le mie suppellettili e i quadri (sono stati i muratori, come ti ho detto), spese a non finire, il muro di sostegno che crollava e che ho dovuto rinforzare... Che tu ci creda o no, era orrenda quando l'ho comprata, abbandonata ai vandali per quasi vent'anni.
- eh, immagino.
- una cosa carina da fare sarebbe un piccolo tour della collina torinese, sai? E' molto bella.
- ? ok!
- be', è famosa: pensa a Superga. io però preferisco il Monferrato, che incomincia proprio da qui. è un sogno! tutto colline, vigneti e castelli. dicono che sia il luogo del mondo con la più alta densità di castelli.
- del mondo? wow.
- sì, pensa: più della Toscana, che già ne è piena. insomma, vedremo: probabilmente ti farò da guida turistica.
- ok!
- leggevo poco fa che il pc di Giorgio ha un virus.
- Sì, gliel'ho inviato io. per sbaglio, eh!
- ma bravo.
- no, è che l'ho preso da non so chi. ma questo virus fa troppo ridere! Ti arriva un messaggio inviato da me (senza che io faccia niente) con scritto cose del tipo: "queste sono le mie foto tutto nudo, scaricale ma non darle in giro". ahahahahaa, geniale!
- che virus scemo.
- quindi, se il virus arriva da me, siamo sicuri che nessuno scarica. in un certo senso con me il virus non ha futuro.
- non esserne troppo sicuro.
- ma dai...
- infatti Giorgio l'ha preso.
- devo preoccuparmi?
- non lo escludo.
- ma scherzi?
- non lo so: tutto è possibile.
- mah. allora tutto è possibile anche tra me e te?
- che c'entro io?
- io e te, dicevo. visto che tutto è possibile... ma non è così, non tutto è possibile.
- non confondere quello che si può con quello che si deve.
- quindi "si può" ma "non si deve". E c'è anche la terza opzione: "si vuole" o "non si vuole"...
- quello non c'entra: si può volere ma non potere, potere ma non dovere, e così via, in svariate combinazioni.
- E naturalmente tutte e tre le opzioni devono essere positive. bene. ma tu dovresti dirmi "no, guarda che non si può, non si deve e non voglio". Proprio così, secco, a muso duro.
- ma io sono molto contenta che tu ci sia, Alex. Perché dovrei trattarti a muso duro?
- Sì, ma io alludevo a cose precise... e comunque ok, mi accontento di questa tua risposta. vaga.
- non è vaga. e poi scusa, quelle "cose precise" non t'interessano.
- dici?
- lo hai sempre detto tu.
- ma nel senso delle "cose precise" in generale o di questa "cosa precisa"?
- il discorso è troppo nebuloso. allora chiariamo: le "cose precise" che non si devono fare hanno tutte a che fare con il sesso, e tu, a quanto mi dici, non lo tieni in così alta considerazione da sentirne la mancanza.
- non ne sento la mancanza perché non l'ho mai fatto. comunque ok.
- al contrario: potresti sentirla ancora di più proprio per questo.
- Sì, in effetti. Non so, è una cosa complicata, che mi confonde abbastanza.
- se vuoi dire che non sei un monaco tibetano, guarda che è normale.
- le poche volte che ho avuto... qualche esperienza diciamo, dopo mi sono sentito abbastanza una merda.
- questo non succede quando si è innamorati, perciò rassicurati: andrà meglio quando lo sarai.
- non lo sarò. o forse lo sono. è un casino totale.
- Sei abbastanza saggio, anche se giovane, da saper distinguere le cose; e quindi sai che esiste un limite che è bene non oltrepassare. Quello che non sai, perché non mi conosci, è quanto tutto questo ti sembrerebbe assurdo in relazione ad una donna che potrebbe esserti madre. Conoscendomi di persona lo capiresti di colpo.
- forse sì. forse.
- ma ti dico di sì.
- se lo vuoi tu, allora è un altro discorso, e ti dico sì.
- no, è che proprio non puoi renderti conto se non mi vedi.
- ok, ho capito cosa vuoi dire: l'impatto dal vivo si può capire solo vivendolo, appunto. quindi si vedrà. anzi, non si vedrà un bel niente...
- il fatto di non conoscermi gioca a tuo sfavore.
- prima mi dici che non ti conosco, poi che ti conosco più degli altri!
- dico fisicamente.
- e poi comunque non si può, punto e basta.
- ti sentiresti così inibito che nemmeno lo immagini.
- tsk. dico tsk per fare il figo ma è proprio come dici tu... o forse no. Ti sfido, cazzo!
- massì dai, mica sei il primo ventenne che conosco! Faccio l'insegnante, ti ricordo.
- in poche parole: è un discorso assurdo e tu sei sposata. cioè, non dovrei manco pensarci per un secondo. E hai non so quanti anni più di me...
- Moltissimi.
- io spero di rimuovere questa nostra conversazione prima di incontrarti, o perlomeno di non ricordarla quando ti incontro per la prima volta.
- non preoccuparti, non devi rimuovere niente.
- per me, dico... che poi, tanto, tu non mi prendi sul serio. ma va bene così, dai. è giusto così...
- no, al contrario. vedi, mi piacerebbe moltissimo, per una volta nella vita, poter eliminare tutto quello che è collegabile al sesso, in modo da poter lasciare spazio per altre cose.
- infatti, il sesso confonde le cose.
- Mi manca da morire la fisicità senza sesso: non l'ho mai avuta, neppure da bambina. I miei erano molto freddi con me. Quando si abbraccia un bambino il sesso non c'entra, però è bellissimo farlo.
- ... un bambino piccolo, che ti devi chinare e lui ti abbraccia forte.
- già... Io non l'ho mai fatto. Capisci cosa voglio dire, cosa mi piacerebbe poter fare?
- anche a me. Ma non possiamo neanche abbracciarci stile saluto?
- be', un saluto non si nega a nessuno.
- , ma tanto io son buono solo a sparare cazzate qui. O magari no, non so assolutamente cosa potrebbe succedere. Ora mi sento vuoto, non so perché... ho un vuoto nello stomaco.
- forse hai esaurito la spinta emotiva. o forse hai fame.
- nel senso che quello che ti dicevo prima era soltanto una cosa momentanea? no! no!
- mangia qualcosa, dovrebbe passare.
- un po' di fame ce l'ho, sì...
- vedi?
- Chiara, dimmi che devo smetterla di pensare a queste cose che non sono per me... dimmelo...
- c'è bisogno che te lo dica io? te lo dici già da solo.
- no... è che non vedo porte completamente chiuse da parte tua, e allora fantastico. Tu devi essere dura.
- te l'ho detto, mi sei molto caro. vorresti che ti chiudessi la porta in faccia? Se pensi che ti faccia bene, ok, lo farò.
- no. però sarebbe la cosa giusta.
- vuoi che lo faccia?
- no. Bianca, ma io cosa sono per te?
- non so risponderti. non tutto si riesce a definire.
- sto rivedendo la foto che mi avevi mandato, la tua foto. è carinissima...
- Inganna. Di solito sono gonfia e con le occhiaie.
- ma perchè fai così?
- perché è così!
- Sì, ma non devi mica giustificarti. se ti dico che è carinissima, quella foto...
- quella lì è riuscita bene. più che altro l'espressione.
- esatto. è strana, la tua espressione... è come un mezzo sorriso obbligato a non esplodere.
- Mi veniva da ridere all'idea di farmi quella foto nello specchio.
- Bianca...
- sì.
- è strano tutto questo...
- sì, direi proprio di sì.
- è tipo "io vorrei non vorrei ma se vuoi". quelle cose che odio, insomma. però è così: è la frase perfetta.
- Io devo solo cercare di metterti a fuoco per quello che sei e puoi essere. e poi, come al solito, mi regolerò di conseguenza.
- e come riuscirai a mettermi a fuoco? incontrandomi? ma quello ingannerà. io ho bisogno di tempo.
- tutto inganna.
- quando poi ho un po' di confidenza mi sento a mio agio, e allora mi si può giudicare.
- dicevo metterti a fuoco per ciò che rappresenti per me, non tanto per la persona che sei.
- ma incontrandomi lo capiresti.
- no: prima devo chiarire il tuo ruolo dentro di me, e poi tu potrai essere esattamente ciò che vorrai, perché tanto per me farà lo stesso.
- e se per te sarò qualcosa di sbagliato?
- sto appunto cercando di far sì che tu sia qualcosa di giusto.
- non devi sforzarti di farlo, di trovare gli spigoli ad un cerchio.
- è essenziale invece.
- ma non sarà la verità assoluta. sarà quello che il pensare comune dirà che è giusto. sarà un compromesso del cazzo.
- non m'importa degli altri. il rischio più grosso che corriamo, Alessandro, se per caso non te ne sei accorto, è quello di perdere tutto, ma proprio tutto! quindi è essenziale, vitale, trovare una soluzione.
- ... ma tu l'avevi mai baciato E.?
- no. l'ho abbracciato, ma non baciato.
- ma lui lo voleva.
- sì.
- e anche tu.
- sì, certo che lo volevo, ma era troppo piccolo.
- almeno per un secondo avresti potuto...
- no.
- erano solo quattro anni di differenza, non venti.
- mi sentivo mamma per lui, non capisci? lo stavo quasi crescendo: gli insegnavo l'italiano, le buone maniere, a non mettersi i calzini spaiati, a non rubare i motorini... come avrei potuto portarmelo a letto?
- che brava mammina. ma mi sa che lui odiava tutto questo.
- no, al contrario: s'era innamorato di me proprio per questo.
- io comunque dicevo un bacio, non portartelo a letto.
- sarebbe successo di conseguenza: lui non vedeva l'ora.
- ma aveva quattordici anni, eh.
- poi però ne aveva quindici, e sedici, e così via fino a diciannove.
- ah ok, dopo. Secondo me avresti dovuto, per una volta, abbandonarti. Perché alla fine lo hai perso lo stesso.
- lo avrei fatto, se le circostanze me lo avessero consentito.
- capisco, Bianca...

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