15 ottobre 2007, ore 23,07
- Sembro un indiano, ho il puntino in
fronte.
- Cos'è?
- Un brufolo.
- Mettici la crema o il dentifricio, te
l'ho detto.
- Dopo magari la metto. Tanto chissene,
alla fine.
- Già.
- Oh ma io nei rapporti umani faccio
schifo ogni giorno di più, lo vedo.
- Ma perché diavolo dici cose del genere?
- A lezione, quando c'è effettivamente la
lezione, me ne frego e la lezione mi "accudisce" in un certo senso;
poi c'è l'intervallo e io (come tanti altri, ma comunque la minoranza) me ne
sto al mio posto a fare un cazzo.
- E allora?
- Non conosco nessuno e i pochi che ho
conosciuto, poi, quando li vedo... dico poco, parlo poco, mi imbarazzo, non so
cosa dire; ma dipende.
- Vabbè, ma si sa che sei timido di tuo,
e poi non sempre; appunto tu stesso dici "dipende", no?
- Sì, ma ad esempio c'era una tizia che
fa un corso con me... è simpatica. Quando un giorno sono andato fino alla metro
con lei dall'uni dopo la lezione io parlavo stranamente quasi come se la
conoscessi, ma poi gli altri giorni, quando c'era anche altra gente, ho fatto
solo figure del cazzo da asociale, non so perché.
- Forse perché riesci a coltivare i
rapporti solo con una persona per volta.
- No, intendo anche se c'era lei e poi
una sua amica per dire, io non riuscivo più a dire niente, dicevo giusto
qualcosina.
- Perché non eravate soli appunto.
- Vabbè, ma 'sta tizia mica la conosco.
- No, ma evidentemente t'interessa.
- Non la conosco.
- Ma la conoscerai.
- Comunque. Vivere che senso ha?
- Fermati un attimo: in sintesi, è questo
che volevi dirmi?
- In che senso?
- Di questa ragazza.
- No. È venuto fuori durante il discorso che
praticamente io non conosco gente e non riesco a conoscerla.
- Sarebbe una spiegazione più che
plausibile di un sacco di cose.
- 'Sta ragazza l'avrò vista tre-quattro
volte.
- Questo non conta niente, lo sai.
- Sì che conta, magari non è
interessante.
- Ma su, non fare lo scemo. Vedi che
avevo ragione? Ieri ti sei incazzato per nulla e mi hai anche mandata affanculo...
- Ma che stai a di'?
- Ti conosco più di quanto tu non creda e
forse più di quanto non ti conosca tu, e da un bel po' di tempo, Alex.
- E quindi?
- E quindi, se sento che sei cambiato, è
perché lo sei, semplicemente.
- Ma lo sentivi prima che io andassi
all'uni, quindi la tizia non c'entra una mazza.
- Adesso di più.
- Sì vabbè grazie, facile dirlo ora.
- No, è così. Ad ogni modo la cosa che
conta ora è che sei in crisi per questo, e particolarmente con me, ovviamente.
- Ma lo capisci che 'sta tizia non la
conosco?
- Allora: non fare finta di non capire,
perché è facile. Non la conosci ma vuoi conoscerla, perché ti piace; e
questa è l'unica cosa che conta, non il fatto di conoscerla o meno.
- No ma il fatto è che non è figa, cioè…
- A maggior ragione.
- Ma sei tu quella che dice che io finirò
con una figona come tante facendo finta di non volerlo.
- Ma no... e adesso non c'entra.
- Sì invece.
- Non cambiare argomento, dai, ho poco
tempo e non voglio sprecarlo girando intorno alle cose. La tua demotivazione nei miei confronti è
stata improvvisa e totale: era impossibile anche per uno stupido non
accorgersene, e io non sono poi così stupida ovviamente.
- Improvvisa e totale... ahahaa.
- Dopo tutto quello che c'è
stato fra noi, questa cosa ti ha spiazzato e disturbato profondamente, com'è ovvio, e quindi
l'hai negata. Questo si chiama mentire a se stessi, ed è un meccanismo di
autodifesa.
- E due settimane fa cosa negavo?
- Cosa negavi in che senso?
- Due settimane fa la situazione era esattamente come
è adesso: tu dicevi che io non ti voglio bene, che non me ne frega un cazzo.
- No, due settimane fa non lo dicevo.
- Cazzo dai, che bugiarda.
- Ma ti pare che avrei fatto quello che
ho fatto, se l'avessi pensato?
- Me lo dicevi on line già da tanto.
- Ma è da dopo di allora che sei cambiato, e di colpo; sì certo, che i tuoi sentimenti non fossero così profondi lo
sentivo anche prima, ma era diverso.
- Anche quando abbiamo fatto sesso lo
sentivi.
- Lo affermi o lo chiedi?
- Lo chiedo.
- Sì, anche allora.
- Complimenti.
- Cosa cambia fare sesso, scusa? Se
i sentimenti non ci sono, o non sono profondi, con o senza sesso non cambia niente.
- È che tu dicevi che in quel momento,
stranamente, sentivi che c'erano; invece ora è cambiato tutto.
- A volte sì, lo sentivo.
- Mi fai ridere.
- No no, lo confermo: a volte c'erano,
mica te lo nego questo.
- Ma hai ragione, in fondo io non sono in
grado di provare sentimenti, lo sapevo prima ed ora ho la conferma.
- Non lo so. Non è detto che se non ci
sei riuscito con me tu non ci riesca con altre.
- Il fatto è che non mi interessa più
niente, è tutto inutile... tu che mi vieni a dire queste cose, poi... guarda, lasciamo
perdere.
- Che dovrei dirti? Non sono mica
arrabbiata, lo vedi. Cerco di esserti vicina
come posso, anche se non serve a molto.
- Lasciamo stare.
- Tutto questo non esclude il voler bene... cioè,
può darsi che tu me ne voglia lo stesso un po'. C'è modo e modo di voler bene.
- Non cercare di darmi contentini. Se
fino a ieri dicevi che non ti voglio bene...
- Veramente li sto dando a me stessa, se
mai. Mi illudo che tu possa volermi il bene che si può volere a una zia o
qualcosa di simile. Perciò non è a te che cerco di darli.
- Io sto benissimo.
- Meglio. In realtà io dovrei desiderare
proprio solo questo.
- Ero sarcastico. Io credo sempre di più
che la vita in sé non abbia senso manco con tutti gli interessi del mondo,
manco con tutto quello che vuoi.
- Solo perché t'interessa una ragazza, Alex?
Diamine, che conclusioni affrettate.
- Ma che c'entra scusa? Non c'entra
proprio un cazzo, è la vita che non va.
- La vita è la stessa di tre settimane
fa, solo che tre settimane fa tu non eri in crisi con te stesso; e
adesso tutto quello che sai fare è prendertela con la vita. E con me, già che
ci sei.
- Sono constantemente in crisi.
- Ma ora lo sei anche con me: e
questo fa la differenza.
- Con te no, ma tu mi mandi via. Io ho
solo detto che ho incontrato una ragazza e tu hai fatto il resto.
- Se tu me l'hai detto è perché c'era uno
scopo; cioè: tu hai gettato il sasso proprio perché sapevi che io l'avrei
raccolto. Quello che non hai la voglia o il coraggio di capire da solo, come
spesso, lasci che sia io a capirlo per te.
- Fai come credi.
- Ti prego, puoi smettere di assumere
atteggiamenti infantili? Non sono così forte come credi e non posso farcela a
tirare la corda più di tanto.
- Cosa dovrei dirti?
- Cosa dovresti capire, se mai. Tu non ti
ascolti, ci sono troppe interferenze che disturbano la comunicazione con te
stesso, ma io ti ascolto invece: non nel senso che ascolto le tue parole, ma
ascolto te. E quando t'incazzi con me perché dici che non ti ascolto,
non capisci che invece ti sto ascoltando di più. Perciò non essere ingiusto e
non dire che io ti mando via, perché lo sai che non è vero - così ti fai male,
disinfettati - , e non essere triste, che tanto non serve.
- Non sono triste. Basta, io ero e sono
insensibile, come già supponevo, quindi amen.
- Non ho mai detto che tu sia
insensibile: ti ho detto che spero tu possa volermi un po' di bene, quindi non
ti considero insensibile.
- Non importa.
- A te non importa, ma a me sì.
- A nessuno importa, e nemmeno a me.
- A me sì, ti dico. Non t'importa che a
me importi?
- Io non so più niente, sono solo un
presuntuoso del cazzo che in realtà non è buono a fare niente oltre che sparare
sentenze.
- Fammi capire, ti prego, se questo lo
dici sul serio o è sarcasmo.
- È vero che sono un presuntuoso: presumo
di dire cose a cazzo. Ed è vero che non so fare niente, non avrò mai un lavoro
che mi piaccia né qualcuno né tutto quello che la gente vuole né la cazzo di
casa e manco la prigione del mutuo.
- Queste ultime cose non t'interessano,
perciò lasciale fuori. Ma perché dici che presumi di dire cose a cazzo? Intendi
quello che hai detto a me?
- Intendo le cose sui soldi, sugli
ideali: sono un ipocrita di merda. Quello che ho detto su di te è tutto vero
anche ora, ma tanto che senso ha? Io non posso stare con te né con nessuno, e
allora a posto così.
- Ma non dire cazzate: perché non puoi
stare con nessuno? Anzi nessuna, spero.
- La mia felicità non si deve basare su
un'altra persona, ecco tutto; e la mia vita in sé non ha senso, è inutile.
- Il senso lo stai cercando: studi per
questo. E un'altra persona non ti dà il senso, ma ti aiuta a trovarlo.
- Non mi interessa di trovare un'altra
persona e il senso nessuno mai l'ha trovato, io men che meno.
- Ma non è vero, con me stavi meglio. Ti
aiutava stare con me.
- Io non posso stare con te. Fine del
discorso, non parliamone più.
- Non puoi starci come fidanzato.
- Basta, sono malato, o tutti sono malati
e io no; statisticamente la prima è quella più plausibile.
- Non sei malato: stai semplicemente
male. C'è differenza.
- Non sto male.
- No?
- Tanto tutti dobbiamo morire, che senso
ha dispiacersi? Uno muore prima, l'altro muore dopo.
- Eh lo so, ma c'è del tempo in mezzo.
- Tu stessa vuoi morire.
- Voglio? Più che altro devo, come tutti.
- Non vuoi per puro istinto di
sopravvivenza, ma "vuoi". Solo che vabbè. Diciamoci che va bene così,
che le disgrazie sono altre, sono finire sulla sedia a rotelle o vivere in
Africa.
- Sì, infatti è così. Credimi, non c'è
niente di tragico nella tua condizione.
- Adesso semplicemente non mi interessa.
Ho tolto la spina, basta, mi tiro fuori.
- Alessandro...
- Andiamo a dormire.
- Ora devo andare a correggere compiti, altro che dormire.
- Correggili e non perdere tempo con me.
- Non lo considero perso, ma proprio
vorrei capire perché hai assunto questo atteggiamento con me.
- Quale atteggiamento?
- Demenziale.
- Chiara, devi correggere i compiti.
Comincia a farlo, io sono qui a farti compagnia.
- Alessandro, ti ringrazio, però vedi, io
in questo momento mi sento fuori luogo; mi sento proprio un po' la tua malattia.
- Sono sempre stato male fin da piccolo.
- Mi sento come un grosso ragno da
schiacciare... Tu non puoi finire in crisi solo perché pensi che una ragazza
t'interessi, perché questo significa...
- Ma che cazzo dici? Tu non hai capito
una minchia.
- ...significa che anteponi la malattia
(cioè me) alla salute. Per quanto io possa starci male, so bene, come ho sempre
saputo, che la cosa più importante sei tu e il tuo star bene. Appurato che io non
sono il tuo star bene, ma l'esatto contrario...
- Ma io non ti amo, giusto? Quindi che
senso ha. Tu non c'entri, tutto il resto c'è sempre stato, la visione della
vita come farsi una famiglia etc. a me non interessa, non voglio figli.
- Appurato che ami essere malato e che io
non ti aiuto a guarire, ti chiedo, per favore, di eliminarmi dalla tua vita.
- Con te sto sicuramente meglio. Senza di
te non ho nessuno con cui condividere certe cose.
- Solo perché non lo cerchi; e se per
caso lo trovi, o pensi di poterlo trovare, corri a rifugiarti nella tua
malattia.
- Ma quale malattia?????????????
- Io la riassumo perfettamente.
- Chiara, devi correggere i compiti.
- Sì, e andare a stampare gli appunti per
domani, e credimi, non ho la forza di pensarci; ma la troverò.
- Cosa devo dirti?
- Niente, credo; penso che tu debba
andare a dormire.
- Ok.
- E pensare che nonostante tutto ti sono
accanto come avrei dovuto esserlo sempre, se solo fossi stata un po' più lucida.
- Ma io voglio ancora fare l'amore con
te.
- Farlo ci ha portati qui: stai bene?
- Sì.
- Non mentire.
- Il discorso è: con te sto bene, ma non
posso stare con te. Fine.
- Il discorso è che fare l'amore non ci
fa bene.
- Ma è importante.
- Lo è stato per capire alcune cose senza
dubbio, e altre avremmo ancora potuto capirne, questo lo so; ma l'essenziale
l'abbiamo capito.
- Quali cose hai capito?
- Che è così che si dovrebbe fare
l'amore.
- Ma tu dici che io non ti amo e non l'ho
mai fatto. Allora non era amore.
- Ma è stato come se lo fosse.
- Cazzata: o lo è o non lo è.
- Quando pure lo fosse stato, Alessandro, ci fa male, adesso.
- Lo so ma vorrei farlo, adesso.
- Il guaio è che vorremmo farlo sempre.
Sarebbe un rapporto inconcludente il nostro.
- No. Mica facevamo solo quello.
- Finiremmo per fare solo o
principalmente quello.
- No.
- E comunque funziona come la droga: fa
male, punto.
- No.
- Vai a nanna ora? Sei stravolto,
stanchissimo.
- No, vorrei farlo con te.
- Ma c'è uno schermo di mezzo.
- Lo so ma voglio.
- Dai, ti prego, non posso nemmeno dirti
che andiamo a dormire insieme perché devo fare altro, ma vacci almeno tu.
- A che ora ti alzi domani?
- Alle otto.
- Dai, comincia a correggere.
- Ma devo andare nell'altra stanza, è lì
la stampante.
- Ah ok...
- Nanna, topone.
- Ok, ma mi è rimasta la voglia e non
dormirò.
- Si assopirà anche lei.
- La asseconderò.
- Fallo, così almeno poi dormi. Buona notte.
- Notte.
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