4 ottobre
2007, ore 1,10
- Ma alla fine domani posso venire o no? Però te l'ho detto, non posso rimanere a dormire.
Facciamo così, pensaci e domani mi dici.
- Che ci penso
a fare? Mica cambia qualcosa.
- Allora dimmi
cosa pensi.
- Te l'ho già
detto ieri: non è il caso di ripeterlo, no? Non è che sono cambiata da ieri a
oggi.
- Sì ok, ma
possiamo studiare un po'...
- Questo è un
altro discorso.
- Ma in
definitiva vengo o no?
- Il problema
non è se vieni o non vieni venerdì, Alessandro, ma cosa succede dopo e in
generale.
- Lo so, ma se
studiamo, se facciamo qualcosa di concreto ti senti male lo stesso?
- Se lo
facciamo una tantum, senza nessuna regolarità, non mi cambia niente; magari
serve un po' a te, questo sì.
- Possiamo
farci una specie di calendario.
- Ma tanto, se
non ti fermi nemmeno a dormire, saranno sempre occasioni prese per la coda.
- Allora non
vengo.
- Ok, come
vuoi.
- Cioè, forse
non hai capito: io voglio venire, ma se tu devi starci male poi e durante non
vengo. È questo il ragionamento.
- Ascolta, non
è tanto difficile da capire: se invece di andare avanti il nostro rapporto va
indietro rispetto al passato, è ovvio che preferisco non farne nulla, perché
così mi rovini tutto: anche il passato, anche i ricordi!
- Ok, ma
allora non dire "come vuoi".
- Sei tu che
decidi così, mica io. Sei tu che decidi che non ti fermi, che vieni quando ti
pare e se ti pare etc. etc. Quindi prenditi le tue responsabilità e, per
favore, lasciami solo le mie.
- Restare una
notte non risolve i problemi, ecco tutto.
- Non restare
invece sì?
- È la stessa
identica cosa: è un rimandare al giorno successivo.
- Per te,
forse; ma ti prego, per favore, di non giudicare anche per me. Lascia almeno
che sia io a decidere cosa mi fa stare peggio.
- Ok. Dicevo
solo che poi, il giorno successivo, quello in cui me ne vado, poi di fatto me
ne vado comunque.
- L'ho capito,
mica sono scema; ma allora spiegami tu che sai, perché io proprio non
lo capisco, per quale cazzo di motivo ti sei fermato tre giorni la scorsa
volta, visto che tanto non risolve niente.
- Perché
volevo rimanere con te più tempo possibile, e siccome potevo e questa volta
no...
- Ok, è
proprio quello che ho capito. Così come ho capito che, al di là delle parole,
non t'importa niente di quello che mi fa stare meglio o peggio. Ma pazienza,
questo l'avevo già capito da un po', e non è che non mi abbia cambiata; mi ha
cambiata moltissimo: devo sempre fare un po' di violenza su me stessa, adesso.
- A me importa
cosa ti fa stare meglio o peggio, ma se vengo a dormire di fatto devo
nascondermi; cioè: non è che vengo la sera, sto con te, poi dormo a casa tua,
ma è: vengo e vado in albergo e non ti vedo.
- Di giorno
dobbiamo ugualmente nasconderci: non cambia niente.
- Ma almeno
sto con te!
- È tutto un
continuo scappare, scappare... dove poi non lo so, visto che non è più estate.
- Già. Il mio
ragionamento è: venire per andare subito a dormire, senza poter stare con te, è
tristissimo. Tutto qui.
- Non mi
capisci. Pazienza.
- Ho capito
che ti senti meglio perché poi la mattina ci vediamo subito. Poi dormi lì
vicino. E che non perdiamo tempo. L'ho capito.
- È bello
saperlo.
- Io faccio il
possibile, ma ti ripeto, non è mai abbastanza. Se non me ne fregasse niente non
verrei più, non ti sentirei più, o no? O forse sono cretino? Non mi farei il
treno, non verrei in giornata se non me ne fregasse. Boh, non so.
- Anche
secondo me non sai.
- Cosa?
- Cos'hai
dentro. Del resto non puoi essere molto esperto di queste cose: ti manca un
lungo pezzo di vita.
- Pensa quello
che vuoi, tanto quello che dico io non conta un cazzo, giusto?
- Quello che
dici... Boh sai, si dicono tante cose: guai se uno dovesse credere a quello che
si dice.
- Mi pare
anche di aver fatto qualcosa di concreto: sono venuto a trovarti perché volevo
vederti, stare con te.
- Infatti: lo
volevi.
- Anche ora ti
sto chiedendo se posso venire, ma non va bene per la storia del dormire che,
ok, rispetto; però non dire che non voglio. Io voglio venire e vederti.
- Sarà sempre
così?
- ?
- Troverai
sempre scuse del genere?
- Quali scuse?
- Tipo questa
del dormire. Cioè, se verrai, verrai per un paio d'ore? Tanto non possiamo mai
dormire insieme, no? Quindi questa scusa funziona sempre.
- Non ho
capito.
- Pensaci,
dai, che è facile.
- Non è una
scusa, è la verità. Ma cazzo, io non riesco più ad andare avanti se tu continui
a dirmi così! Ma pensi che io mi diverta in tutto questo?
- Ti sto
chiedendo se sarà sempre così, o anche peggio magari: perché se è già così
adesso, non oso immaginare cosa sarebbe/sarà tra qualche mese. Credimi, è
proprio un po' prestino dopo un mese.
- No, guarda,
non hai capito: giovedì io partirei tipo alle otto passate, arriverei alle
dieci e andrei a dormire, ok? Non potrei nemmeno stare tutto il giovedì.
- E sarà
sempre così: è questo il punto.
- No che non
sarà sempre così!
- Ad ogni
modo, se vuoi, vieni pure venerdì. Non che abbia troppo senso, ma vedremo di
dargliene uno, tipo studiare.
- Ok ma tu
vuoi vedermi? O ti senti già male solo al pensiero?
- Io ci sto
male in ogni caso, quindi che cambia? Diciamo che l'unica cosa diversa rispetto
a un mese fa è che non funzioni più come un narcotico.
- Meglio, no?
- No,
sicuramente no. Ma non ci posso fare niente.
- Ma abbiamo
passato ore a parlare di migliorare, di non andare più in quella specie di
trance!
- Quella che
tu chiami trance è l'unica possibilità che ho di essere felice; ma del resto
era legata a paranoie pseudo-materne, ormai finite.
- Quindi sono
un giocattolo rotto da buttare: non servo più a niente per te.
- No, sei una
persona: non sei mai stato un giocattolo per me, e lo sai; ma non riesco più a
interiorizzarti.
- E allora non
rinfacciarmi il fatto di non andare più in trance in quel modo, ok?
- Ok. Anche
perché ne morirei. Cioè, va tutto bene solo finché dura la trance, ma non
dovrei mai risvegliarmi, mai, proprio mai.
- Ascolta,
vengo venerdi??? O sei già triste ora?
- Ti ho già
detto di sì. Certo che sono triste, ma lo sono sempre. Cazzi miei. Buona notte
adesso, se no domani non mi sveglio più e tu nemmeno.
- Ok...
- Non essere
così depresso ora; prima o poi me ne farò una ragione: devo cambiare, devo
smettere, sono una rompipalle pazzesca, litigo con tutti... ma il fatto è che
mi sento davvero stanca. Buona notte.
- Sono inutile
per te: ti faccio solo del male ormai.
- Ma no, non
sei tu. Io lo so, cosa credi? Se non lo sapessi non starei qui a parlarti.
- Cosa sai? Tu
pretendi di sapere cosa sento per te. Questo è ingiusto.
- Che non sei
tu a farmi del male, questo so. Che non è colpa tua e che sei in buona fede.
- Non pensi
questo: pensi che io trovi scuse e che non me ne freghi un cazzo. Ma allora
perché ti cercherei ancora? Spiegamelo cazzo, è ingiusto: cioè, io potrei
benissimo fregarmene, ma non è quello che voglio.
- Boh, forse
perché è ancora un po' presto in fin dei conti. Perfino Riccardo, per un anno o
due, è stato magnifico con me.
- Ma noi non
stiamo insieme, Chiara: e questa è una delle cose che ci logorano. Noi non
possiamo stare insieme.
- Lo so.
- E dobbiamo
sforzarci di trovare un'alternativa.
- È questo il
problema. Ora fila nella tana.
- Ok: anche
tu.
- Buona notte.
- Sei triste
però. Tristissima.
- Non è stata
una bella giornata, Alessandro; e io non mi sono piaciuta affatto.
- Lo capisco.
Ti voglio bene: concedimi di dire almeno questo, senza dubitarne. Almeno
questo.
- Ok, va bene.
Buona notte adesso.
- 'Notte.
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