sabato 2 febbraio 2013

Trovando delle scuse

4 ottobre 2007, ore 1,10

- Ma alla fine domani posso venire o no? Però te l'ho detto, non posso rimanere a dormire. Facciamo così, pensaci e domani mi dici.
- Che ci penso a fare? Mica cambia qualcosa.
- Allora dimmi cosa pensi.
- Te l'ho già detto ieri: non è il caso di ripeterlo, no? Non è che sono cambiata da ieri a oggi.
- Sì ok, ma possiamo studiare un po'...
- Questo è un altro discorso.
- Ma in definitiva vengo o no?
- Il problema non è se vieni o non vieni venerdì, Alessandro, ma cosa succede dopo e in generale.
- Lo so, ma se studiamo, se facciamo qualcosa di concreto ti senti male lo stesso?
- Se lo facciamo una tantum, senza nessuna regolarità, non mi cambia niente; magari serve un po' a te, questo sì.
- Possiamo farci una specie di calendario.
- Ma tanto, se non ti fermi nemmeno a dormire, saranno sempre occasioni prese per la coda.
- Allora non vengo.
- Ok, come vuoi.
- Cioè, forse non hai capito: io voglio venire, ma se tu devi starci male poi e durante non vengo. È questo il ragionamento.
- Ascolta, non è tanto difficile da capire: se invece di andare avanti il nostro rapporto va indietro rispetto al passato, è ovvio che preferisco non farne nulla, perché così mi rovini tutto: anche il passato, anche i ricordi!
- Ok, ma allora non dire "come vuoi".
- Sei tu che decidi così, mica io. Sei tu che decidi che non ti fermi, che vieni quando ti pare e se ti pare etc. etc. Quindi prenditi le tue responsabilità e, per favore, lasciami solo le mie.
- Restare una notte non risolve i problemi, ecco tutto.
- Non restare invece sì?
- È la stessa identica cosa: è un rimandare al giorno successivo.
- Per te, forse; ma ti prego, per favore, di non giudicare anche per me. Lascia almeno che sia io a decidere cosa mi fa stare peggio.
- Ok. Dicevo solo che poi, il giorno successivo, quello in cui me ne vado, poi di fatto me ne vado comunque.
- L'ho capito, mica sono scema; ma allora spiegami tu che sai, perché io proprio non lo capisco, per quale cazzo di motivo ti sei fermato tre giorni la scorsa volta, visto che tanto non risolve niente.
- Perché volevo rimanere con te più tempo possibile, e siccome potevo e questa volta no...
- Ok, è proprio quello che ho capito. Così come ho capito che, al di là delle parole, non t'importa niente di quello che mi fa stare meglio o peggio. Ma pazienza, questo l'avevo già capito da un po', e non è che non mi abbia cambiata; mi ha cambiata moltissimo: devo sempre fare un po' di violenza su me stessa, adesso.
- A me importa cosa ti fa stare meglio o peggio, ma se vengo a dormire di fatto devo nascondermi; cioè: non è che vengo la sera, sto con te, poi dormo a casa tua, ma è: vengo e vado in albergo e non ti vedo.
- Di giorno dobbiamo ugualmente nasconderci: non cambia niente.
- Ma almeno sto con te!
- È tutto un continuo scappare, scappare... dove poi non lo so, visto che non è più estate.
- Già. Il mio ragionamento è: venire per andare subito a dormire, senza poter stare con te, è tristissimo. Tutto qui.
- Non mi capisci. Pazienza.
- Ho capito che ti senti meglio perché poi la mattina ci vediamo subito. Poi dormi lì vicino. E che non perdiamo tempo. L'ho capito.
- È bello saperlo.
- Io faccio il possibile, ma ti ripeto, non è mai abbastanza. Se non me ne fregasse niente non verrei più, non ti sentirei più, o no? O forse sono cretino? Non mi farei il treno, non verrei in giornata se non me ne fregasse. Boh, non so.
- Anche secondo me non sai.
- Cosa?
- Cos'hai dentro. Del resto non puoi essere molto esperto di queste cose: ti manca un lungo pezzo di vita.
- Pensa quello che vuoi, tanto quello che dico io non conta un cazzo, giusto?
- Quello che dici... Boh sai, si dicono tante cose: guai se uno dovesse credere a quello che si dice.
- Mi pare anche di aver fatto qualcosa di concreto: sono venuto a trovarti perché volevo vederti, stare con te.
- Infatti: lo volevi.
- Anche ora ti sto chiedendo se posso venire, ma non va bene per la storia del dormire che, ok, rispetto; però non dire che non voglio. Io voglio venire e vederti.
- Sarà sempre così?
- ?
- Troverai sempre scuse del genere?
- Quali scuse?
- Tipo questa del dormire. Cioè, se verrai, verrai per un paio d'ore? Tanto non possiamo mai dormire insieme, no? Quindi questa scusa funziona sempre.
- Non ho capito.
- Pensaci, dai, che è facile.
- Non è una scusa, è la verità. Ma cazzo, io non riesco più ad andare avanti se tu continui a dirmi così! Ma pensi che io mi diverta in tutto questo?
- Ti sto chiedendo se sarà sempre così, o anche peggio magari: perché se è già così adesso, non oso immaginare cosa sarebbe/sarà tra qualche mese. Credimi, è proprio un po' prestino dopo un mese.
- No, guarda, non hai capito: giovedì io partirei tipo alle otto passate, arriverei alle dieci e andrei a dormire, ok? Non potrei nemmeno stare tutto il giovedì.
- E sarà sempre così: è questo il punto.
- No che non sarà sempre così!
- Ad ogni modo, se vuoi, vieni pure venerdì. Non che abbia troppo senso, ma vedremo di dargliene uno, tipo studiare.
- Ok ma tu vuoi vedermi? O ti senti già male solo al pensiero?
- Io ci sto male in ogni caso, quindi che cambia? Diciamo che l'unica cosa diversa rispetto a un mese fa è che non funzioni più come un narcotico.
- Meglio, no?
- No, sicuramente no. Ma non ci posso fare niente.
- Ma abbiamo passato ore a parlare di migliorare, di non andare più in quella specie di trance!
- Quella che tu chiami trance è l'unica possibilità che ho di essere felice; ma del resto era legata a paranoie pseudo-materne, ormai finite.
- Quindi sono un giocattolo rotto da buttare: non servo più a niente per te.
- No, sei una persona: non sei mai stato un giocattolo per me, e lo sai; ma non riesco più a interiorizzarti.
- E allora non rinfacciarmi il fatto di non andare più in trance in quel modo, ok?
- Ok. Anche perché ne morirei. Cioè, va tutto bene solo finché dura la trance, ma non dovrei mai risvegliarmi, mai, proprio mai.
- Ascolta, vengo venerdi??? O sei già triste ora?
- Ti ho già detto di sì. Certo che sono triste, ma lo sono sempre. Cazzi miei. Buona notte adesso, se no domani non mi sveglio più e tu nemmeno.
- Ok...
- Non essere così depresso ora; prima o poi me ne farò una ragione: devo cambiare, devo smettere, sono una rompipalle pazzesca, litigo con tutti... ma il fatto è che mi sento davvero stanca. Buona notte.
- Sono inutile per te: ti faccio solo del male ormai.
- Ma no, non sei tu. Io lo so, cosa credi? Se non lo sapessi non starei qui a parlarti.
- Cosa sai? Tu pretendi di sapere cosa sento per te. Questo è ingiusto.
- Che non sei tu a farmi del male, questo so. Che non è colpa tua e che sei in buona fede.
- Non pensi questo: pensi che io trovi scuse e che non me ne freghi un cazzo. Ma allora perché ti cercherei ancora? Spiegamelo cazzo, è ingiusto: cioè, io potrei benissimo fregarmene, ma non è quello che voglio.
- Boh, forse perché è ancora un po' presto in fin dei conti. Perfino Riccardo, per un anno o due, è stato magnifico con me.
- Ma noi non stiamo insieme, Chiara: e questa è una delle cose che ci logorano. Noi non possiamo stare insieme.
- Lo so.
- E dobbiamo sforzarci di trovare un'alternativa.
- È questo il problema. Ora fila nella tana.
- Ok: anche tu.
- Buona notte.
- Sei triste però. Tristissima.
- Non è stata una bella giornata, Alessandro; e io non mi sono piaciuta affatto.
- Lo capisco. Ti voglio bene: concedimi di dire almeno questo, senza dubitarne. Almeno questo.
- Ok, va bene. Buona notte adesso.
- 'Notte.

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