18 ottobre 2007, ore 20,33
Da
un po' di tempo a questa parte mi sembra di essere diventato quello strano
oggetto freddo che mi auguravo tanto di diventare alcuni anni fa.
Mi
auguravo di rimanere insensibile, in generale, per essere meno fragile, meno
debole. Per essere incapace di sentire il male, anche a discapito del bene.
Ho
cercato tanto a lungo questo fottuto anestetico vitale che ora giuro che non so
più chi sono o cosa voglio, cosa ho fatto, cosa posso fare.
Con
te qualcosa dentro di me è letteralmente esploso, io ho perso il controllo.
Era
tutto ciò che pensavo di non avere, che a volte ero ben contento di non avere.
Ridevo
di quelli che soffrivano per questioni sentimentali, semplicemente perché ero escluso
da tutto ciò.
Ero
fuori e pensavo di non doverci mai entrare, non senza un filo di amarezza.
Ero
felice di non essere felice fino in fondo, ma ci stavo anche male.
Anch'io
ho confidato a te cose che non ho mai detto a nessuno, mi sono esposto
tremendamente, così come tu hai fatto con me. Quello che hai fatto tu è ancora
più pesante, lo so benissimo, lo so bene che quella che aveva tutto
da perdere eri tu.
Sono
senza parole.
Leggere
quello che hai scritto mi ha lasciato senza parole.
Sono
uno stronzo insensibile che si è inventato tutto?
Che
ha finto?
Un
attore, forse?
Ti
giuro che me lo sto chiedendo, non senza sentirmi una merda.
Ma
io non ho finto cazzo, non ho davvero finto.
Quello
che facevo lo facevo in modo naturale, lo facevo perché lo sentivo.
E
adesso cosa sono?
Cosa
sono diventato?
In
questo preciso istante io mi sento gelido, un freddo killer dei sentimenti
altrui e anche dei miei sentimenti. Sono esattamente quello che
desideravo tanto essere qualche anno fa, sono l'anestetico vivente.
[...]
Ho
riletto di nuovo il tuo messaggio.
Non
posso proprio però, nemmeno volendo, non sentire un peso alla gola rileggendo
le tue parole. C'ero anch'io in quei momenti, e anche se probabilmente non ho
grossi termini di paragone (come invece tu hai), sentivo comunque che qualcosa
di grande stava accadendo. Qualcosa di sicuramente molto più grande di me, di
quello che sono in grado di percepire. Qualcosa al di fuori di quello che io
pensavo mai di poter trasmettere ad un altro essere umano.
Ora
mi guardo e mi chiedo cosa sono.
Mi
rendo conto che è passato tutto così in fretta ed appunto, mi chiedo cosa sono.
Ora
come ora mi sento davvero fuori da me stesso, perché non riesco a provare
niente di buono.
Mi
riesce solo di piangere ogni tanto, senza motivo.
E
quando mi viene da piangere cerco di scrivere, come se servisse a qualcosa. Mi
guardo dentro e vedo il vuoto all'improvviso.
Non
credere che tutto ciò mi faccia stare bene.
Ma
se appunto non sto bene, vuol dire che qualcosa sento ancora.
Significa
che posso provare qualcosa, ancora.
Quel peso alla
gola, quello lo sento distintamente.
Non ho idea di
cosa significhi.
"Schizofrenico"
non è la parola esatta forse, ma è la prima che viene in mente.
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