5 febbraio 2008
- E' questo il buco che mi riservi? Lo spazio per
una buona notte? Lo dico senza intenzione polemica, giusto per capire.
- Non è il caso ora di discutere, penso. Anche
perché non so cosa dire. Ma quello che hai detto ora è un po' forzato...
- Non credi che dovresti essere onesto con me?
Mentire non serve né a me né a te... a te poi meno ancora. Se la tua volontà è
quella di togliermi ogni spazio, bene, devi ammetterlo. Almeno questo mi è
proprio dovuto, Alessandro... almeno questo, visto che non ho più nient'altro.
Io con te sono stata sincera sempre: credo di avere il diritto ad un
trattamento analogo.
- Non so. Anche perché è passato un giorno... Non
so un cazzo e non ho voglia di parlarne. Cazzo sto solo cercando di non rompere
le palle a nessuno, minchia.
- Il tono che usi con me, arrogante e irritato,
vale più di ogni discorso. Va bene, la tua scelta è chiara: però mi aspettavo
che almeno la ammettessi. Non te lo dico con rabbia, ma con profondo dolore:
non hai imparato ad essere sincero neppure con me. Non potevo fallire peggio di
così. Io non ho fatto nulla che potesse meritare questo trattamento da te.
Tutto è dipeso da altri, e da te, naturalmente. Io non posso fare altro che
sparire.
- Ma cazzo! Cosa dovrei fare? Cioè, ora come ora
non so cosa dire. E tu mi vieni a dire che ti lascio solo lo spazio della
buonanotte. Ma cavoli, non so che dire e che fare. Cercavo di non rompere le
palle a nessuno ecco.
- Non sei tu che rompi le scatole a me, sono io che
le rompo a te. Ho messo la mia vita all'asta per te, adesso come puoi pensare
di rompermi le scatole? Non ricordi più nulla? Non è passato così tanto tempo
da non ricordare come mi comportavo, cos'eri per me. Ti prego di non attribuire
a me sentimenti tuoi. Tienteli, non posso farci nulla. Ma sono i tuoi,
Alessandro, non i miei: non fare confusioni di comodo. E' in te che è sparito
tutto, devi imparare ad ammetterlo. Può non piacerti ammettere di essere così;
magari ti fa sentire come tutti gli altri, un superficiale. Ma se è questa la
verità, devi accettarla. Forse va meglio, per te, essere superficiale; forse è
l'unica cosa che hai imparato da tutta questa storia, ed è comunque un bene; io
invece non ho imparato nulla.
La sola cosa che so, adesso, è che sono un fastidio
per te. E io non voglio esserlo.
- Non sei un fastidio. Ma non so cosa dire.
- Non sono neppure un fastidio, infatti, perché non
sono più nulla.
- Non dire così. Non sei un peso. Non so cosa dire
però... Mi sembra solo di fare casino, per questo sono scazzato e non prendo
iniziative.
- Le tue sono pallide scuse, lo sai meglio di me.
Qualsiasi cosa io ti proponga il risultato è lo stesso. E tu non controproponi
niente. Non potevano crearti problemi le piccole cose quotidiane che ti
proponevo... nessun tipo di problema. Non è questo. E' che non vuoi essere più
nulla, io non sono più nulla.
- Ma io non voglio lasciarti sola. Però non so cosa
fare. Mi sembra di camminare su un filo e di dover cercare di stare in
equilibrio. E' come se fossi paralizzato. Forse non ho ancora analizzato bene
cosa è successo. Non lo so. Non so come dovrebbe reagire una persona normale.
Io sto solo cercando di non dare fastidio a nessuno, perché mi sento stanco e
vorrei stare da solo a pensare. Non so come comportarmi e non so se la mia
mente sta bene oppure no. Non capisco quale sia la soglia di normalità per una
mente sana. Non so se sto bene o no.
- Non dovresti star lì a pensare alle soglie di
normalità. Più che pensare, dovresti sentire. E se non riesci ad analizzare la
situazione, è perché hai delegato ad altri il controllo della tua vita, anche
della parte più intima.
Ti sei lasciato espropriare di te stesso,
Alessandro. Ho cercato di fartelo capire, sapevo che era un errore tragico, ma
ormai è fatta. Ora puoi solo conviverci... e per me non c'è più spazio, perché
io rappresentavo la parte vera di te. No, non io in quanto Chiara: io in quanto
te stesso, quel te stesso che sai. Ora non puoi che odiarmi per questo, perché
ti ricordo quello che non è più, quello che tu stesso hai negato.
- Io non odio nessuno. Ma mi dà fastidio che tu
voglia tirarmi dentro le cose solo per darmi delle lezioni di vita o per
aiutarmi.
- Non confondermi con i "soliti adulti":
è un insulto che non merito. Non ho mai voluto darti lezioni di vita, ma solo
costruire qualcosa con te. Se non hai capito neppure questo, be', davvero è
stato tutto inutile.
- Non ho voglia di fare quelle cose. Sono un malato
di mente, ok? Compatisci il malato di mente.
- E smettila con questo ritornello del malato di
mente: la mente non c'entra, è il tuo cuore che non sente più niente. Porta la
tua mente a capirlo. Non fare discorsi da bambino: mesi fa, quando eri più
bambino, non li facevi. Speravo che un giorno saremmo potuti essere tutti
sereni e stare bene, volerci bene... ti avrei comunque voluto bene come a un
figlio. Mi sono impegnata con tutte le mie forze perché fosse così. Ma vedo che
sono sola, vi ho tutti contro.
Mi avete lasciata completamente sola, tutti. E io
da sola non posso farcela.
Ora sei tu il padre e la madre di te stesso, ora
tocca a te aiutare Alessandro a crescere.
Scusami per questa lunga serie di messaggi, ma è
davvero dura per una madre, vera o immaginaria, tagliare il cordone ombelicale.
Sto soffrendo molto, Alessandro.
Se non fossi sicura di essere stata sempre in
perfetta buona fede con te, ne morirei. Ma ne sono sicura.
Abbi cura di te.
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